Pubblicato il 25/05/20

TRA VIRTUALE E REALE Non c’è alcun dubbio che, tra i settori in ampia crescita nonostante il (e forse anche grazie al) periodo di pandemia c’è l’industria del simracing. Il lockdown ha costretto molti a chiudersi in casa cercando un modo per ingannare il tempo, e vestire i panni virtuali dei propri beniamini in pista o semplicemente limitarsi a guardarli nei VirtualGP è ormai diventata un’abitudine per molti appassionati di corse. La Formula 1 ha però in qualche modo pagato dazio rispetto ad altre categorie come la IndyCar o il GT World Challenge, in grado di organizzare competizioni online estremamente emozionanti e combattute, magari con solo piloti ufficiali presenti in pista.

Max Verstappen sulla sua postazione di guida virtuale

IL NO DI MAX Un caso emblematico? Quello di Max Verstappen che, pur essendo da sempre un grandissimo appassionato di simulazioni di guida, ha sempre rifiutato di prendere parte ai VirtualGP organizzati da Liberty Media. Il motivo lo ha poi spiegato anche Lando Norris, che non ha nascosto come il gioco ufficiale della Formula 1 sviluppato dalla software house britannica Codemasters sia più un gioco senza pretese con tratti marcatamente arcade che non un vero e proprio simulatore utile all’allenamento psichico e fisico. Una “critica” costruttiva che la Formula 1 sembra aver raccolto, confermando la volontà di affiancare il divertente gioco ufficiale a un prodotto più simulativo e impegnativo.

F1, una Ferrari in pista nel VirtualGP del Bahrain

LA CONFERMA DI LIBERTY Ed è proprio nel weekend in cui il simracing ha dato il peggio di sé, con la gara di Monte Carlo senza danni che ha visto le monoposto di F1 volare impunite da un muretto all’altro, che il messaggio dei vertici di Liberty Media assume un significato ancora più incoraggiante: “Abbiamo un gioco fantastico della Codemasters che ci aiuta a perseguire i nostri target – ha spiegato il responsabile eSports e digital business della Formula 1, Julian Tan, in occasione del Black Book Motorsport Esports and Gaming – ma certamente in un futuro a lungo termine potrebbe essere interessante addentrarsi maggiormente nel campo della simulazione. Ci sono professionisti che giocano e penso che man mano si avrà a disposizione un ventaglio di piattaforme più ampio. Per noi penso che la priorità assoluta sia quella di usare gli eSport per abbattere i confini e aumentare l’accessibilità. Ma, quando pensi all’obiettivo di varcare il confine tra virtuale e reale, allora penso che un gioco focalizzato sulla simulazione aiuti questi obiettivi”.


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