Autore:
Salvo Sardina

INDOVINA CHI VINCE A MIAMI È andata in scena lo scorso weekend una delle sfide più importanti del panorama del motorsport virtuale. Molti appassionati di corse al simulatore si sono infatti affrontati a Miami in occasione del Miami’s Fastest Gamer, una sorta di “spin-off” della competizione World Fastest Gamer andata del novembre scorso. Un bel banco di prova per i professionisti del sim, ma anche per gente che, a bordo di auto da corsa in viti e bulloni reali, ci sale quotidianamente. E a vincere è stata proprio una vecchia conoscenza – o, per meglio dire, una vera e propria leggenda – dei motori: Juan Pablo Montoya.

Miami's Fastest Gamer 2020: Juan Pablo Montoya durante la premiazione

PODIO STELLARE Qualche chilo di troppo (e non si tratta certo di una novità), capelli sale e pepe ma solito piede destro pesantissimo, anche al pc. Juancho, insomma, ancora una volta ha dimostrato di saper far correre sin da subito il proprio talento, un po’ come fatto nell’arco di una carriera lunga e ricca di successi, anche se caratterizzata dalla discontinuità di rendimento. Il colombiano, che quest’anno soffierà 45 candeline, si è qualificato con il terzo tempo prima di approfittare della lotta tra Ed Jones e James Davison (altri due piloti professionisti, negli ultimi anni impegnati in IndyCar) per mettersi davanti a tutti e resistere agli assalti degli ultimi giri. A completare il podio di una gara disputata con le Lamborghini Huracan Evo Super Trofeo sulla pista virtuale del Red Bull Ring, il già citato Jones e Eduardo Barrichello, figlio del celebre pilota Ferrari, Rubens.

Miami's Fastest Gamer 2020: Juan Pablo Montoya in gara

QUATTROMILA DOLLARI PER JUANCHO Jpm porta a casa un montepremi di quattromila dollari. Fuori dal podio e infine quarto al traguardo, invece, il simdriver professionista James Baldwin, che a novembre si era laureato “World Fastest Gamer”, giocatore più veloce al mondo. Presente all’evento anche Pietro Fittipaldi, nipote del tre volte campione del mondo F1, Emerson, oltre che pilota di riserva del team Haas di Formula 1. “È incredibile, non riesco a credere – ha spiegato Montoya al termine dell’evento – alla grande intensità necessaria per correre contro questi ragazzi al simulatore. Stavo letteralmente bruciando, sentivo un gran caldo perché ci voleva una concentrazione pazzesca. Non pensavo di essere abbastanza veloce, ma sono riuscito a mettere insieme i giri e ho scoperto di essere competitivo. Sono sorpreso, perché i simdriver passano molte ore ad allenarsi, sono molto veloci sul giro secco. Non mi divertivo così dal punto di vista della guida da molto tempo”.


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