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Bosch Central Gateway, così le moto connesse si difendono dagli hacker


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55 minuti fa - Moto connesse a rischio hacker: Bosch lancia lo scudo per proteggerle

Tre versioni per proteggere le moto connesse dagli attacchi informatici. Ecco come funziona
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Bosch presente a EICMA 2026 dove ha mostrato le ultime tecnologie che ha sviluppato per il mondo delle due ruote. L'azienda ha portato al Salone la nuova generazione di Central Gateway, il sistema che protegge le moto dagli hacker. Più una moto è connessa, più serve difenderla. Bluetooth, Wi-Fi e cloud sono ormai presenti anche sulle due ruote. Dunque la sicurezza informatica diventa un tema concreto anche per i motociclisti. Il dispositivo ha dimensioni particolarmente compatte e arriva in più versioni. Entriamo più nei dettagli.

Come funziona il Central Gateway

Il Central Gateway fa da interfaccia centrale e controlla il traffico dei dati che arriva dall’esterno. Il suo compito è isolare i sistemi legati alla guida dalle interfacce cloud, Wi-Fi e Bluetooth. In questo modo le funzioni critiche della moto restano al riparo da accessi indesiderati.

Tre versioni per ogni esigenza

A EICMA Bosch mostra le versioni Light e Base. Per i clienti c’è anche una variante più sofisticata High. Ecco le differenze:

  • Central Gateway Light: variante compatta a 16 pin, pensata per i veicoli con poco spazio e facile da integrare nelle architetture esistenti;
  • Central Gateway Base: 39 pin, destinata ai modelli premium, con funzioni integrate per il controllo della carrozzeria;
  • Central Gateway High: 99 pin, progettato per le future generazioni di veicoli con architetture elettroniche molto integrate.

Chip di sicurezza nelle centraline

Al Gateway si affianca un secondo livello di protezione. I chip di sicurezza sono inseriti direttamente nelle singole centraline, come quelle di ABS e controllo motore. Così, anche in caso di accesso dall’esterno, nella rete del veicolo transitano solo segnali verificati. Questi componenti nascono già pensati per la cybersecurity. Inoltre semplificano l’omologazione da parte dei costruttori, in linea con gli standard internazionali.

Bosch propone poi servizi che coprono l’intero ciclo di vita del veicolo. Si va dal monitoraggio delle flotte al rilevamento proattivo di attacchi e intrusioni, fino al tracciamento delle vulnerabilità.

Le scadenze

Il tema riguarda anche le norme. Secondo Bosch, in base ai regolamenti ONU R155 e R156 scattano nuovi obblighi. Da dicembre 2027 i nuovi modelli di veicoli a due ruote di nuova progettazione dovranno essere protetti dagli attacchi informatici a livello di sistema. Da giugno 2029 l’obbligo riguarderà anche tutti i nuovi veicoli immatricolati.

Geoff Liersch, responsabile della divisione Two-Wheeler & Powersports di Bosch, spiega che la sicurezza ha molte sfaccettature. L’obiettivo è renderla accessibile a tutti i motociclisti e a ogni categoria di veicoli.

Non solo cybersecurity

A EICMA, Bosch presenta anche altre soluzioni. Sul fronte dell’assistenza alla guida punta su tecnologie radar già consolidate. Triumph Tiger 1200, per esempio, integra sensori radar anteriori e posteriori. Rendono possibili l’Adaptive Cruise Control, il Group Ride Assist e il Riding Distance Assist. Completano il quadro il Forward Collision Warning e il Blind Spot Detection. C’è poi il TFT Connect System, un display ad alta risoluzione, personalizzabile e collegabile allo smartphone.

Bosch EICMA 2026Bosch EICMA 2026

Mostra navigazione e musica oltre alle informazioni della moto. Grazie al sistema Functions on Demand permette anche di attivare nuove funzioni in un secondo momento. La versione da 7 pollici entra in produzione di serie proprio sulla Tiger 1200. Non manca l’elettrificazione. Per le due ruote più piccole motore elettrico e inverter possono diventare un unico sistema integrato da 6 kW. Per gli scooter elettrici ci sono invece compatti motori nel mozzo della ruota. La centralina eVCU coordina l’intera catena cinematica. Bosch propone infine soluzioni software per il Digital Battery Passport, obbligatorio per legge da febbraio 2027.

Il centro CVIT di Modugno

Una parte dello sviluppo nasce in Italia. Il Centro Studi Componenti per Veicoli (CVIT) ha sede a Modugno, in provincia di Bari. Dal 2018 investe in infrastrutture e competenze per i costruttori di veicoli a due ruote. Qui lavorano esperti di calibrazione, ingegneri software e di sistema e piloti professionisti.

Il cuore del centro è il Two-Wheeler Chassis Dyno, un banco a rulli inaugurato nel 2021. Permette test su emissioni, calibrazioni e prestazioni a velocità fino a 300 km/h. Le prove proseguono poi in pista e su strada. Aiuta anche la vicinanza del Nardò Technical Center.

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Filippo Vendrame
Filippo Vendrame
Appassionato di auto, moto e grande amante della tecnologia, non resisto a provare le ultime novità a 2 e 4 ruote (e non solo...).

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