Autore:
Salvo Sardina

CAMPIONE DEL MONDO Al termine di una stagione combattutissima dalla prima all’ultima gara, ha portato a casa due vittorie alla 24 Ore di Le Mans e il suo primo titolo mondiale Wec. Un piccolo record – condiviso con Fernando Alonso e i suoi compagni in Toyota LMP1 – destinato a restare imbattuto, visto che al momento non appare probabile una nuova Superseason che includa due edizioni della grande Classica endurance. Parliamo di André Negrao, ventisettenne brasiliano che, insieme ai compagni di equipaggio Pierre Thiriet e Nicolas Lapierre, ha recentemente portato l’Alpine A470 del team Signatech sul tetto del mondo in categoria LMP2. Lo abbiamo intervistato per raccogliere le impressioni sulla stagione appena conclusa e sulle prossime tappe della sua carriera.

André Negrao, avete portato a casa le ultime due 24 Ore di Le Mans, ma la vera festa c’è stata solo al termine dell’edizione 2019…
Sì, la vittoria di quest’anno ci ha lasciato delle sensazioni completamente diverse. L’anno scorso avevamo vinto ma solo dopo tre mesi di attesa, di ricorsi e sentenze dei tribunali Fia e Aco (per via della squalifica del team G-Drive che aveva tagliato il traguardo per primo, ndr). Si è pensato di organizzare un podio extra in Giappone, ma ovviamente non era la stessa cosa senza la gente, l’emozione e la festa da condividere con tutti i ragazzi del team. Abbiamo vinto le due edizioni, ma la sensazione di esserci riusciti per davvero è arrivata solo quest’anno, passando per primi sotto la bandiera a scacchi.

Anche quest’anno non avete avuto vita facile...
È stata una battaglia intensa, il team G-Drive aveva avuto fortuna in un pit-stop riuscendo a guadagnare oltre un minuto. Fino a quel momento eravamo stati sempre insieme, ma in quell’occasione loro sono riusciti a rientrare in pista solo tre secondi prima che la pit-lane venisse chiusa a causa dell’ingresso della Safety Car, mentre noi siamo rimasti bloccati al semaforo rosso. A quel punto sapevamo che saremmo arrivati secondi se non fosse successo niente, il che comunque poteva andare bene perché avremmo vinto il campionato. A poche ore dalla fine, quel qualcosa è successo: hanno avuto un problema e sono scivolati al settimo posto. Avevamo un bel vantaggio su chi ci seguiva, quindi da allora in poi abbiamo solo amministrato il vantaggio cercando di non prendere troppi rischi. Spingere al 110% non aveva più senso.

Avete vinto “solo” due gare nella Superseason del Wec. Però erano le due Le Mans, che vi hanno consentito di portare a casa il titolo mondiale. Un sogno per chiunque…
Poter parlare da campione del mondo è una sensazione grandiosa. Il nostro era un team forte, anche se c’era sempre po’ di gap tra Thiriet e Aubry. Abbiamo fatto un gran campionato, non abbiamo mai commesso errori e non ci sono mai stati incidenti. È stata una stagione fantastica, in cui siamo finiti a podio in tutte le gare. Però sì, i due successi a Le Mans sono stati di sicuro determinanti per il risultato finale.

Avreste barattato la vittoria nella 24 Ore con il titolo Wec?
Sicuramente preferivo vincere il campionato che non la singola gara, perché il mondiale lo reputo più importante. Devo dire però che questa era solo la mia visione personale, perché invece i ragazzi del team tenevano più a Le Mans che non al Wec. In ogni caso, abbiamo vinto la 24 Ore e il mondiale Wec. Tutti contenti!

Vergne, Maldonado, Davidson… C’erano diversi ex piloti di Formula 1 in LMP2. C’è dispiacere per non avere avuto occasioni in F1?
Ormai il treno è passato. Ho provato a prenderlo quando correvo in Gp2, ma non ho avuto la fortuna di avere dei buoni risultati. C’era anche stato un contatto con un team di Formula 1 per disputare i rookie test ad Abu Dhabi e poi continuare come terzo pilota nel 2015, ma mi avevano chiesto 30 milioni di euro... Per qualche sessione di test, il ruolo da riserva, il lavoro al simulatore e un altro anno in Gp2 mi è sembrata una cifra onestamente troppo alta. L’unica possibilità sarebbe stata trovare un grosso sponsor ma non abbiamo purtroppo trovato gli appoggi necessari. In ogni caso, oggi sono molto felice dove sono, oltretutto in F1 la lotta per la vittoria è solo tra Mercedes e Ferrari… Quindi andare in un team di media-bassa classifica da campione del mondo Wec, a lottare al massimo per un sesto o settimo posto, sarebbe illogico. Oggi sono un pilota ufficiale Alpine e dunque Renault, dunque chissà, magari potrebbero chiamarmi giusto per un test. In quel caso sarei molto contento di provare, anche solo per un giorno, una monoposto di Formula 1.

Parlando di quelle due stagioni in Gp2, cosa è andato storto?
In realtà è successo un po’ di tutto. È un campionato molto competitivo in cui però si guida davvero poco rispetto a quanto non accade, ad esempio, nella World Series in cui ho corso nel 2012 e nel 2013. In più, devi fare molto in fretta ad abituarti anche alle gomme Pirelli, che si usurano molto in fretta. Bisogna dunque imparare a gestire gli pneumatici, anche se ovviamente ci sono anche piloti che si trovano subito molto bene, come i Leclerc, i Gasly o i Vandoorne. Quando sono arrivato nel 2014 ho passato metà stagione a imparare, ma nella seconda parte ho guidato molto bene, ho raccolto molti punti e alla fine sono arrivato decimo.

Nel 2015 invece un’inversione di tendenza…
Ho rinnovato con il team Arden, ma oggi posso dire che è stato un errore. Per tutta la stagione abbiamo sofferto problemi di motore. Figuratevi che solo nei rettilinei perdevo sei o sette decimi dal mio compagno di squadra (il francese Norman Nato, ndr), che era al suo primo anno nella categoria. Un anno davvero perso, quando mi lamentavo con quelli della Mecachrome mi veniva detto che il motore era a posto. Ovviamente anche io ho fatto i miei errori, ci sono stati degli incidenti, in alcune gare non ho gestito bene le gomme. Ma il grosso problema è stato con il motore…

E poi?
Poi sono andato negli Stati Uniti per correre la Indy Lights, che è l'anticamera della IndyCar. Lì ho corso un’ottima stagione, sono salito molte volte sul podio dimostrando di essere veloce. L'esperienza in Europa mi è sicuramente servita per imparare a guidare con grande precisione e a curare con attenzione il consumo delle gomme. Una cosa davvero fondamentale nelle gare endurance dove corro adesso.

Programmi per il futuro?
Resterò in Alpine Signatech per difendere il “numero 1”, anche se in realtà dovremmo correre ancora con il 36. Ho firmato per metà stagione, fino all’ultima gara del 2019, in Bahrain. Poi sceglieremo se proseguire anche nel 2020, ma onestamente credo che continueremo insieme, visto che ci sarà il ritorno della tappa in Brasile, per me molto importante, oltre che la 24 Ore di Le Mans. Adesso che ho avuto questo risultato molto importante per la mia carriera, credo che la gente mi guarderà con occhi diversi. Rimango dove sono, sperando di fare un salto in avanti, magari di poter guidare in Toyota o, in generale, di giocarmi la vittoria assoluta in LMP1.

Nessun pensierino alla IndyCar o alla Formula E?
Per il momento no. Il mio campionato in America è stato molto bello, però diciamo che… non è sbocciato l’amore nei confronti degli ovali: è una cosa molto particolare, negli Usa piacciono molto ma basta un minimo errore per fare incidenti estremamente pericolosi. Non è stato granché, mi è sembrato quasi di essere un criceto in una ruota. Per quanto riguarda la Formula E, sono molto amico di Felipe Massa e gli ho chiesto di parlarmene ma, essendo un pilota Renault, non so se avrò la possibilità di correrci. Di sicuro è campionato molto difficile, devi imparare a usare tutti i dispositivi elettronici, risparmiare batterie, essere bravo nel lift and coast. Molto difficile, ma è anche una categoria che sta crescendo molto in fretta. Dobbiamo capire come andrà, ma per adesso sono al 100% concentrato sul Wec. Se riuscirò a fare un’altra stagione molto bella come quella scorsa, mi si potrebbero aprire tante porte.


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