Alberto Saiu
Pubblicato il 08/04/20

CHE NE SARÀ DI QUESTA MOTOGP? Tutte le giornate spese in quarantena sono uguali. Anzi no. Perché, nonostante le nostre vite siano confinate all’interno delle mura domestiche, c’è sempre la possibilità di essere stupiti, c’è sempre la possibilità di parlare di motorsport. Nello specifico di MotoGP con due che la sanno parecchio lunga: Massimo Calandri, giornalista di Repubblica, e Carlo Pernat, manager e scopritore di molti tra i più grandi talenti delle ultime tre decadi del motociclismo italiano (Rossi, Biaggi, Capirossi, Iannone...). Con loro abbiamo affrontato i temi caldi di un campionato MotoGP fermo al palo a causa del Covid-19.

Come Dorna sta gestendo la cirisi del Covid-19

CARLO PERNAT Al mio caro amico Carmelo Ezpeleta, che prima ancora di essere il CEO di Dorna è un grande appassionato di motori, do un 10 pieno. Non è semplice gestire questo tipo di situazioni, eppure Dorna si sta muovendo con grande intelligenza. Carmelo farà di tutto per provare a correre, ma è evidente che la salute di tutte le persone coinvolte viene prima. Io sono un ottimista di natura e credo che si troverà il modo per organizzare qualche evento. Una delle possibilità sul tavolo di Dorna è quella di correre solo in alcuni stati, come ad esempio alcuni paesi orientali (Thailandia, Australia e Malesia). Dorna sa perfettamente che i veri protagonisti sono i team, per questo si sta impegnando a finanziare tutti i team per consentire loro una dignitosa sopravvivenza in questi tempi difficili. Si è anche deciso di bloccare lo sviluppo delle moto fino al 2022. La priorità assoluta è quella di salvare i team e i posti di lavoro.

MASSIMO CALANDRI Il regolamento prevede, al fine dell’assegnazione dei campionati del mondo, che si disputino almeno 13 gare, ma in uno scenario come quello attuale tutto può succedere. Saltano gli schemi, ci stiamo muovendo in un territorio inesplorato. Non è da escludere che si possa prendere in considerazione anche un campionato del mondo ancora più breve, un campionato a 10 gare. Ezpeleta, peraltro, ha parlato in maniera molto chiara: l’organizzazione di un evento come quelli cui siamo sempre stati abituati, con pubblico, giornalisti e hospitality piene, non potrà avvenire prima della commercializzazione di un vaccino. Nel frattempo si può immaginare che qualche gara possa essere corsa a porte chiuse, ma spostare tutto il paddock è comunque un’operazione complessa. Si stanno studiando alcune possibilità come quella di limitare al massimo il numero dei membri dei team presenti a ogni evento, o come quella di far partecipare agli eventi solo i giornalisti delle TV.

Carmelo Ezpeleta, CEO Dorna

Il rischio economico del rinvio di una stagione

CARLO PERNAT Se non si corre, è difficile essere pagati. Questo vale per gli sponsor come per i piloti. Non esistono contratti standard, ma ogni team, ogni casa, prevede delle clausole contrattuali per le quali, un determinato pilota vedrà decurtato il proprio compenso in caso non corresse un certo numero di gare. Chi ha già un contratto in tasca per il 2021 chiaramente è tranquillo. Ma non sono molti i piloti che possono godere di una situazione di questo tipo. Pertanto, tutti i piloti in scadenza potrebbero, al fine di ottenere una moto per la stagione successiva, dover spalmare l’ingaggio della stagione 2020 sui prossimi anni. Tutti i protagonisti devono mettersi in testa che se si vuole continuare a mantenere un modello di business di successo, ognuna delle parti potrebbe essere chiamata a fare qualche sacrificio.

MASSIMO CALANDRI Una delle varie soluzioni può essere quella di stipulare dei gentlemen agreement (''accordi tra gentiluomini''). Difficile pensare al muro contro muro. La situazione è talmente inedita e inusuale che difficilmente si può far riferimento a quanto successo in precedenza. Ovviamene i manager faranno di tutto per far si che i loro piloti vengano pagati, fa parte del gioco ma, a prescindere, degli accordi dovranno essere trovati. Dispiace pensare che, se non si dovesse correre, tutti questi grandi piloti perderanno un anno di carriera, un anno di vittorie, emozioni e successi. Non solo Valentino che ha 41 anni, ma anche Marquez, oggi all’apice della carriera e Quartararo, giovane in rampa di lancio.

Valentino Rossi e Francesca Sofia Novello in diretta a Casa Sky

Che farà Rossi?

CARLO PERNAT Quello che deciderà di fare Valentino non lo sa nessuno, forse nemmeno lui. Le prime gare del 2020 sarebbero dovute servirgli per capire le proprie motivazioni e la propria capacità di competere al vertice. Ci sono molte voci in giro. Continua, smette, resta in Yamaha ma va nel team Petronas.. o forse chissà, potrebbe tornare in Aprilia dove tutto è cominciato.

MASSIMO CALANDRI La prima cosa che vorrei chiedere a Valentino è: ''Ma si sta così male senza moto?'' Questo periodo di riposo forzato, probabilmente lo aiuterà a capire cosa vuole fare nel prossimo futuro. Questo periodo lo aiuterà a fare chiarezza su un aspetto importante: c’è ancora la fame? C’è ancora la passione?

MotoGP Malesia 2019, Sepang: Andrea Iannone (Aprilia) a terra mentre passa Jorge Lorenzo (Honda)

Il caso Iannone

CARLO PERNAT È una sentenza che posso definire solamente come ''assurda''. Se voi leggeste soltanto le motivazioni, senza leggere la sentenza, pensereste che Iannone sia stato assolto. Invece si è beccato 18 mesi di squalifica. Da un lato la FIM riconosce che Iannone ha ingerito accidentalmente, senza colpa e senza dolo (le sostanze dopanti), dall’altro però viene comminata una pesante pena. Sono sicuro che nel successivo grado di giudizio Andrea verrà assolto. Ho parlato con lui, è molto tranquillo: triste per la sentenza, ma rilassato e fiducioso per via della delle motivazioni che sono state addotte. Ci sono tutti i margini per vedere il verdetto ribaltato. A voi sembra normale che qualcuno si debba preoccupare di quello che mangia, andando fuori a cena? Avete mai chiesto al cameriere se nella bistecca che vi stava servendo fossero presenti sostanze dopanti? Io no, voi neppure. E credo nemmeno Andrea.

MASSIMO CALANDRI Effettivamente la sentenza stride con il ragionamento fatto dalla FIM. In questi casi il TAS tende sempre ad assolvere. Ho l’impressione che, sfruttando anche la sospensione causata dall’epidemia, i giudici, facendo come Ponzio Pilato, se ne siano voluti lavare le mani. Per adesso non si corre, quindi, non c’era fretta o necessità di esporsi. Credo sia chiaro a tutti che questa sentenza verrà ribaltata. Il problema, se mai è un altro: il doping che può affliggere il mondo delle moto è di altra natura. Ci ricordiamo tutti delle parole di Crutchlow, il quale in svariate occasioni ha puntato il dito contro alcuni colleghi rei, a suo dire, di fare uso di sostanze per tenere sotto controllo il peso. Il doping non è utilizzato al fine di performare meglio durante la gara, i piloti devono avere la giusta lucidità, ma magari per controllare il peso e riuscire ad allenarsi in maniera più efficace.


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