Pubblicato il 08/04/20

L’ITALIA IN QUARANTENA Quelli proposti dal Mobility Report di Google sono statistiche nitide che ci inducono a riflettere su quanto siano cambiate, nelle ultime settimane, le abitudini degli italiani. L’imposizione delle limitazioni alle libertà di movimento ha obbligato la totalità dei cittadini del Bel Paese a restarsene a casa, e sebbene la disciplina non sia annoverata tra le virtù dell’animo mediterraneo, l’Italia in questo caso si distingue fra le nazioni. La tendenza registrata dal Mobility Report è lampante e non fa altro che confermare quanto appena detto: gli italiani (e soprattutto i lombardi) rispettano le regole, contribuendo con il loro sacrificio a scongiurare una drammatica diffusione dell’epidemia.

TUTTO FERMO Le statistiche di Google riportano che dal 16 febbraio in poi, in Italia, gli spostamenti verso stazioni, metropolitane autobus e treni hanno subito una drastica riduzione facendo segnare un -87%. Il dato è confermato dal -89% della Lombardia, la regione più colpita dall’infezione da Covid-19. Più o meno sugli stessi livelli il calo relativo ai movimenti verso parchi e ristoranti: su scala nazionale Google registra infatti un -85%. In questo specifico caso la Lombardia fa meglio del resto del Paese, segnando un confortante -95%; viaggia sugli stessi numeri la diminuzione degli accessi a farmacie e supermercati. L’unico dato un po’ in controtendenza è quello relativo agli spostamenti verso i luoghi di lavoro: in Lombardia il calo è del -65%, due punti meno rispetto al dato nazionale.

Il crollo dei movimenti in Regione Lombardia

OCCHIO VIGILE Il luogo dove gli italiani si geolocalizzano di più è ovviamente la propria casa: in questo caso l’incremento, secondo Google, è del 24%. Meglio di noi fanno solo Israele (+30%) e la vicina Spagna (+22%). A questo riguardo, il rapporto stilato dall'agenzia digital AvantGrade.com suggerisce alcuni quesiti che ci inducono a riflettere: da un lato, il Mobility Report di Google potrebbe rivelarsi uno strumento potente per gestire un’ipotetica “Fase 2” dell’epidemia, grazie a una mappatura dettagliata dei movimenti dei cittadini. Dall’altro, un controllo così capillare potrebbe ledere alcuni diritti fondamentali, non ultimo quello alla privacy. Sebbene Google assicuri un trattamento dei dati aggregativo e del tutto anonimo, i dubbi restano. Per il momento, però, numeri e statistiche rimangono le uniche (e indispensabili) fonti di certezze.


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