Pubblicato il 14/05/20

DOCCIA FREDDA Niente da fare, a Giuseppe Conte e compagnia il settore auto sta molto antipatico. Il mercato cola a picco e l'unica misura contenuta nella bozza del cosiddetto decreto Rilancio è uno stanziamento di ulteriori 100 milioni di euro a beneficio del fondo destinato all'ecobonus. Ma limitatamente al 2020, e soprattutto, senza alcun allargamento della platea di beneficiari: il tetto per poter accedere all'eco-sconto restano i 60 g/km di CO2, limite sotto il quale scendono esclusivamente ibride plug-in e full electric. Una fetta, vuoi o non vuoi, ancora marginale. Detrazione al 110% (in 5 anni) anche per l'installazione di un'infrastruttura di ricarica per un veicolo elettrico all'interno di un'abitazione, per lavori svolti dal 1 luglio 2020 al 31 dicembre 2021, e solo nel contesto di una più ampia riqualificazione energetica. Tutte misure che non migliorano la crisi auto di una virgola. Il decreto ha 60 giorni per essere approvato: la speranza è quella di una correzione in corsa

Decreto Rilancio, per l'auto nessuna buona notizia

IN RIANIMAZIONE Se a marzo aveva toccato il fondo, ad aprile ha iniziato a scavare. E non è che a maggio, come per magia, il mercato auto possa di colpo risollevarsi. Le concessionarie sono aperte ma gli spostamenti sono ancora fortemente limitati, e soprattutto la fiducia nel futuro è ai minimi. In molti casi, proprio come il conto in banca. Morale: senza aiuti l'auto non si può riprendere, serve la mano dello Stato. E una mano sarebbe potuta arrivare, si diceva, sottoforma di un plafond di 500 milioni di euro. Questa, secondo le recenti indiscrezioni, la somma che il decreto maggio avrebbe destinato al settore, un fondo in particolare da impiegare per estendere l'ecobonus a una platea più vasta di modelli. Incentivi all'acquisto per auto il cui grado di emissioni fosse inferiore a 95 g/km di CO2: l'industria sperava, gli automobilisti pure.

Mercato auto aprile 2020: un disastro

LA TERZA VIA Nel 2020, invece, il tetto massimo per ricevere l'ecobonus sarà sempre quello dei 60 g/km di CO2, il limite cioè entro il quale spetta l'incentivo di seconda fascia (1.500 euro senza rottamazione, 2.500 euro con rottamazione, per emissioni da 20 a 60 g/km). Sotto i 20 g/km, soglia sotto la quale scendono esclusivamente le auto 100% elettriche, il bonus ammonta invece a 4.000 euro senza rottamazione e a 6.000 euro con rottamazione. In tempi non sospetti, la filiera auto ha formulato la proposta di una terza fascia di incentivi, uno scaglione che spazia da 61 a 95 g/km. In questo modo, beneficerebbero dell'ecobonus (di quale importo unitario, ancora non è chiaro) anche auto full hybrid (e non solo plug-in hybrid), ma anche auto diesel e a metano, buona parte delle quali dal listino di partenza assai inferiore che non una full electric o un'ibrida ricaricabile. Ora, il decreto-beffa. Ma a Palazzo Chigi come può sfuggire che, se non riparte l'auto, non riparte nemmeno il Paese?


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