Pubblicato il 29/04/20

CORONAVIRUS, FASE 2: PROPOSTE PER RIMETTERE IN FUNZIONE L'AUTO

STATI GENERALI Come salire in auto dopo tanto tempo, e ritrovarla a secco di benzina, o con le gomme a terra. Fase 2 emergenza COVID-19, riapre l'industria ma non riapre il negozio. Oppure riapre, ma il cliente marca visita. Cioè torna l'offerta, ma non la domanda. Vuoi per i divieti alla circolazione, vuoi perché non hai più soldi in tasca. E allora hai voglia a dire ''ripartenza''. Fase 2, ok: ma come? Dove? Quando? E soprattutto, chi? Il settore cerca risposte e propone soluzioni. E soprattutto, chiede spiegazioni. Le chiede ad un Governo che dell'auto sembra sino ad ora essersi disinteressato. Alla prima edizione virtuale di #FORUMAutoMotive, il tavolo sull'auto promosso dal giornalista Pierluigi Bonora, voce alla filiera. Che le idee su come ripartire, le ha ben chiare in testa.

Pierluigi Bonora (#FORUMAutoMotive) e Geronimo LaRussa, presidente ACI MIlano

AUTO VS BICI Il 4 maggio ha il via la cosiddetta ''Fase 2'', ma che succederà al trasporto pubblico e privato, specie in ambito urbano? ''Città come Milano e Roma - afferma Geronimo La Russa, presidente dell'Automobile Club Milano - pensano di risolvere il problema della riduzione fino al 75% della capienza del trasporto pubblico con biciclette classiche e a pedalata assistita. Ma restringendo le carreggiate e dipingendo piste ciclabili, non otterremo altro che nuovi ingorghi. L’uso dell'auto non sarà un capriccio, ma una necessità. Per questo motivo - osserva La Russa -  sarebbe più utile pensare a tariffe agevolate per i parcheggi''.

MANCA LA VISIONE E a proposito di biciclette. ''Nel nuovo decreto non se ne parla, ed è paradossale - sostiene Pierfrancesco Caliari, direttore generale di Confindustria Ancma - che il 4 maggio non riapriranno nemmeno i negozi di bici, cioè quel mezzo di trasporto sul quale il Governo conta così tanto. Quello che serve è un nuovo modello di intermodalità, ma deve essere un piano studiato e condiviso''. Che il Governo abbia idee confuse, lo pensa anche Antonio Bobbio Pallavicini, vicesindaco di Pavia e presidente del Dipartimento Mobilità e Trasporti di ANCI Lombardia: ''Nelle città - afferma - avverranno cambiamenti importanti e molti cittadini rischiano una vita impossibile, poiché i tempi non coincideranno con quelli della famiglia. Mentre serve un mix che sostenga e renda i cittadini liberi, senza criminalizzare l’auto”.

Milano ad aprile, strade deserte

PSYCHO VIRUS Altro aspetto da non sottovalutare è quello psicologico. Angoscia e paure hanno in quarantena piantato il seme, che accadrà non appena gli automobilisti si riverseranno in strada? Secondo Roberto Sgalla, ex prefetto ed esperto in sicurezza stradale, ''Il comportamento dipenderà da come gli italiani hanno vissuto il periodo di clausura. Se siamo stati a casa solo per la paura del contagio, o perché obbligati, il ritorno in strada potrebbe portare a comportamenti ancora più intolleranti. Se invece l’isolamento è stato dettato dalla responsabilità, allora forse non vedremo più i 3.000 morti l'anno sulle nostre strade”.

PUNTARE SULL'USATO Parola ora a chi vive in prima linea le dinamiche di mercato. “Oggi in Italia manca un piano di emergenza dei trasporti, ma l’aspetto più preoccupante - lamenta Michele Crisci, presidente di Unrae - è che non può esserci piano di emergenza se non esiste un piano strategico di base, che non c’è mai stato. Purtroppo nelle emergenze si lascia spazio a proposte e idee che non sono necessariamente calibrate con le necessità che arrivano, magari, da esperti, ma non del settore. Noi abbiamo sul tavolo numerose proposte articolate che tengono conto della sostenibilità: chiediamo di essere ascoltati”. Per Paolo Scudieri, presidente di Anfia, ''la parola chiave dovrà essere sburocratizzazione, togliendo i vincoli che mortificano gli imprenditori, come gli assurdi cavilli che rendono la costruzione di parcheggi, compresi quelli intermodali, l’impresa più complicata del mondo”. Secondo infine Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto (concessionari), la ripartenza non può partire unicamente dalle auto nuove. “Il calo è subordinato a quanto può essere supportato, e in questo caso - ricorda De Stefani Cosentino - non bisogna dimenticare che chi rottama un’auto vecchia, non sempre si può permettere una vettura nuova. La soluzione può arrivare dall’usato fresco che arriva da aziende e partite Iva che rinnovano il parco ogni tre anni. Offrire incentivi sulle ex auto aziendali faciliterebbe lo smaltimento di quelle più vecchie”.

Pierfrancesco Caliari (ANCMA)

PROSPETTIVE Quanto calerà il mercato nel 2020? Secondo le proiezioni di Dario Duse, managing director di AlixPartners, ''la contrazione delle vendite si aggirerà tra il 35% e il 43% dei volumi, che significherebbe passare da circa 2 milioni di veicoli a 1,4-1,2 milioni di unità. L’emergenza - afferma Duse - è purtroppo arrivata in un periodo che già non era tra i più positivi, e si teme che purtroppo per noi possa avere un impatto ancora più forte rispetto alla media dell'Europa, in ragione di una serie di caratteristiche sostanzialmente legate al tessuto industriale e una situazione macroeconomica e politica meno solida rispetto ad altri Paesi europei''. Ultima considerazione di carattere socio-ecologico: la riduzione del 90% del traffico a livello nazionale sembra aver avuto sull’inquinamento effetti infinitesimali. A mandare forte e chiaro il suo messaggio alle amministrazioni comunali, è l'aria stessa intorno a noi: 8 ore di blocco del traffico domenicale, in una città non servono a nulla.


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