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SCUSATE IL RITARDO Dopo una gestazione lunga un paio di annetti, la Griso sta finalmente per arrivare: la catena di montaggio andrà a regime il 20 di settembre e con ottobre i primi esemplari si potranno ammirare dietro le vetrine delle concessionarie. Sia ben chiaro però che a Mandello del Lario, nel frattempo, non sono stati con il naso per aria a girarsi i pollici. Molto semplicemente la scelta di fare della moto di serie una copia fedele della prima concept bike apparsa nel 2003 al salone di Milano ha imposto un lungo e difficile lavoro di progettazione. A BOCCA APERTA Il risultato è di quelli che lasciano a bocca aperta; roba da mettere a rischio le coronarie di chi, a sentire nominare Moto Guzzi, pensa ancora alla T5 dei Carabinieri. Lo stile della Griso porta qualcosa di nuovo non solo sotto le insegne dell’Aquila, tanto che si fa fatica a classificarla secondo criteri convenzionali. Bassa e lunga ben 2.260 mm, con un interasse di 1.554, non è di certo una custom, una cruiser neppure e quella di naked è un definizione che le va maledettamente stretta.
A ME GLI OCCHI A girarle attorno c’è da perdersi via, tanti sono i dettagli capaci di catturare l’attenzione con l’abilità di un incantatore di serpenti. Le sovrastrutture sono minimaliste, tagliate a metà dai tubi superiori del telaio (a doppia culla aperta in acciaio) che collegano con un arco il cannotto di sterzo alle piastre posteriori. I fianchi sono atletici, con piccole aperture schermate da una retina metallica. Il codino, che ospita una modernissima luce a tre Led montata a filo, scivola svelto verso il parafango come il posteriore di pastore tedesco verso la coda. DICE TUTTO Di taglio molto più classico è il faro anteriore, tondo e cromato, così come reduci da un bagno nel cromo sono pure il manubrio oversize e gli specchi retrovisori. Il cruscotto, protetto da una piccola "unghia" a suo volta dotata di finitura metallica, è composto da un contagiri analogico e dal display multifunzione del computer di bordo. Integrato da una nutrita serie di spie, questo permette di visualizzare molteplici informazioni come i consumi, la velocità istantanea, quella media e quella massima, la temperatura ambiente, i chilometri percorsi (con due parziali) e l’ora.
IN PRIMO PIANO Con una carrozzeria così attillata, è naturale che il motore sia protagonista della scena. La Griso ostenta con fierezza il bicilindrico 1.100 a V di 90° raffreddato ad aria e con teste a due valvole e doppia candela. E’ una sorta di marchio di fabbrica per la Moto Guzzi e l’ultima generazione, montata anche dalla Breva, ha subìto numerosi aggiornamenti e migliorie. La più importante è la riduzione della lunghezza di ben 4 cm, ottenuta spostando l’alternatore in mezzo ai due cilindri, cosa che ha consentito anche una miglior centratura delle masse. A DIETA Rispetto al passato, le bielle sono alleggerite di un buon 10% e cambia anche il rapporto tra la loro lunghezza e la corsa del pistone, per contenere l’inerzia e abbattere le vibrazioni. Pure i pistoni sono alleggeriti e adottano un mantello ribassato con segmenti a loro volta più snelli. Ad alimentare le camere di scoppio provvede un sistema d’iniezione elettronica che spruzza il carburante nella parte bassa dei collettori di aspirazione, a tutto vantaggio delle prestazioni, dei consumi e del contenimento delle emissioni nocive. La potenza massima è così di 88,1 cv a 7.600 giri, con un picco di coppia di 89 Nm a 6.400 giri e nel rispetto delle normative Euro 3.
CURVE SEDUCENTI Il circuito di lubrificazione è studiato per offrire una costanza di rendimento in ogni condizione e si avvale di un radiatore montato longitudinalmente sul lato destro del basamento. Subito sue spalle si notano la frizione e il cambio, sempre a sei marce ma con la primaria accorciata dell’8% rispetto all’unità gemella della Breva. Dalla parte opposta tiene banco un impianto di scarico incredibilmente sinuoso e muscoloso. Realizzato con una doppia camera che vede l’involucro esterno separato dal vero condotto di scarico interno per evitare lo sgradevole effetto arcobaleno sui collettori, adotta uno schema 2 in 1 e un terminale a megafono di taglia XXL. Costruito in acciaio inox, ha un fondello in alluminio. GRAZIE AL CA.R.C. Tornado sul lato destro, la Griso sfoggia al retrotreno il massiccio monobraccio in lega d’alluminio già ammirato anche sulla Breva, con articolazione progressiva e monoammortizzatore Boge completamente regolabile nel precarico molla e nell’idraulica. Secondo lo schema CA.R.C., (cardano reattivo compatto, per chi non ama le sigle) al suo interno sono alloggiati l’albero di trasmissione e il pignone, mentre un’asta di reazione completa il quadro nella parte superiore. Il tutto è studiato per eliminare il fastidioso sollevamento della moto in accelerazione ma, funzione a parte, fa anche la sua figura dal punto di vista estetico.
GRIFFATA Grazie all’abbondante luce che la separa dal motore, ancor più suggestiva è la vista della forcella da 43 mm a steli rovesciati firmata Showa, anch’essa completamente regolabile. L’inclinazione del cannotto di sterzo è di 26°, per un’avancorsa di 108 mm. I freni sono della famiglia Brembo Serie Oro, montati su ruote in alluminio a tre razze da 17 pollici. All’avantreno c’è un doppio disco da 320 mm con pinze a quattro pistoncini; al posteriore spazio invece per un disco da 282 mm con pinza a due pistoncini, mentre a far da comun denominatore ci sono tubi in treccia metallica. SU MISURA Vista la qualità della componentistica e delle finiture in genere, il prezzo di 11.990 euro chiavi in mano richiesto dalla Moto Guzzi pare ragionevole. Offerta in quattro colori, nero, rosso, giallo e azzurro perlato, la Griso dispone inoltre di una lunga lista di accessori che lascia ampie possibilità di personalizzazione. Si va dal cupolino alle borse semirigide da 25 litri, passando per la borsa da serbatoio e componentistica varia in ergal. Basterà tutto ciò a fare della Griso un fenomeno di moda? A Mandello ci credono sul serio, al punto da aver studiato una linea di abbigliamento dedicata, con il marchio Griso a fare da ritornello.
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