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Salvo Sardina

IL TRITAOSSA L’avvicendamento tra Pierre Gasly e Alexander Albon ha letteralmente squarciato la calma della pausa estiva della Formula 1. La retrocessione del giovane pilota francese in Toro Rosso è però solo l’ultimo tassello di una gestione piloti decisamente aggressiva da parte della Red Bull. Non è infatti un caso che, in passato, più volte il Red Bull Junior Team sia stato definito come un “tritacarne”. Ma sarebbe forse più corretto parlare di tritaossa, visto che il meccanismo che dovrebbe aiutare i giovani talenti a farsi le ossa, appunto, in realtà spesso è finito per stritolare sogni e speranze di piloti promettenti in una morsa dalla quale è poi difficilissimo uscire integri. Insomma, parafrasando il celebre slogan, Red Bull ti metterà sì le ali, però può facilmente anche spezzartele. Il caso Gasly-Albon? Solo l’ultimo di una lunga serie di rumorose bocciature firmate da Helmut Marko, il braccio armato del patron Dietrich Mateschitz. E, tralasciando le primissime fasi di assestamento, la storia del team di Milton Keynes in F1 è costellata di episodi simili a quello visto ieri.

F1 2019, Pierre Gasly (Red Bull)

GLI INIZI Impossibile dimenticarsi ad esempio del promettente Jaime Alguersuari, arrivato giovanissimo nel circus e poi lasciato a piedi, ancora ventunenne, al termine della stagione 2011: l’inizio di una lunga discesa culminata con la clamorosa decisione di ritirarsi dalle competizioni per intraprendere la carriera da Dj. Stessa strada, ma con epilogo decisamente diverso, anche per Sebastien Buemi: lo svizzero aveva spento da poco 23 candeline quando, bocciato da Marko, dovette ricostruirsi una carriera (con grandi successi) tra Wec e Formula E, pur restando in “famiglia” Red Bull con il ruolo di riserva per la F1. E, a proposito di categoria elettrica, che dire di Jean-Eric Vergne? Appiedato dopo aver perso di misura il confronto con Ricciardo e Kvyat per sostituire Webber e poi Vettel, il francese è passato anche dal simulatore Ferrari prima di trovare la propria strada, oltre che due vittorie in campionato, in F.E.

GLI ULTIMI ANNI Bocciato in giovanissima età e poi ripescato a sorpresa per le ultime gare del 2017, il due volte iridato Wec Brendon Hartley ha corso anche l’anno seguente in Toro Rosso prima di essere rispedito a casa. Parzialmente diversa è invece la storia di Carlos Sainz: lo spagnolo ha perso il confronto interno con Verstappen, ma ha spesso dimostrato di essere un pilota veloce e affidabile. Girato in prestito alla Renault, ma poi di fatto bocciato anche dalla Losanga (che gli ha preferito Ricciardo), il madrileno sembra oggi aver trovato la sua dimensione perfetta in una McLaren in cerca di riscatto.

I tanti volti del Red Bull Junior Team nel 2010: Sainz, Hartley, Vergne, Kvyat e Ricciardo

IL CASO KVYAT Ma l’episodio più rumoroso è stato ovviamente quello di Daniil Kvyat. Il russo aveva, come detto, vinto il confronto interno con Vergne per accaparrarsi il (pesantissimo) sedile Red Bull lasciato libero a fine 2014 dal quattro volte iridato Sebastian Vettel. Dopo un discreto 2015, Daniil inizia con alti e bassi la stagione successiva ma nel Gran Premio di Cina, grazie a un rischioso sorpasso al via ai danni di Vettel e Raikkonen – nel retropodio, Seb dirà infuriato il celebre “You came in like a torpedo” (tradotto, “sei entrato come un missile”) da cui deriva il soprannome di Kvyat, Torpedo appunto – porta comunque a casa il secondo podio della carriera. Il canto del cigno, potremmo dire: 15 giorni dopo, a Sochi, Daniil centra in pieno il posteriore della Ferrari di Vettel, il quale è poi costretto al ritiro. Il vaso è colmo e Marko, dando seguito alle pressioni dell’entourage di Verstappen, decide per il clamoroso scambio di sedili che porterà l’olandese a vincere la sua prima gara in F1 già al debutto in Red Bull, nel successivo Gp di Spagna. Kvyat proseguirà invece la carriera vivacchiando in Toro Rosso fino ad Austin 2017 quando, dopo aver portato a casa comunque un buon punticino per la scuderia italiana, sarà appiedato in favore di Pierre Gasly e Brendon Hartley. Il resto è storia recente, con Daniil impegnato al simulatore Ferrari nella scorsa stagione prima di essere clamorosamente richiamato da Helmut Marko per un sedile nel 2019.

Daniil Kvyat nel Gp Russia F1 2016: ultima volta con la divisa Red Bull

SCONFITTO (O FORSE NO?) In Formula 1 dal 2014, Kvyat è al momento il pilota più esperto tra quelli ancora sotto contratto Red Bull ma, nonostante il roboante podio ottenuto in Germania con la piccola monoposto di Faenza, gli è stato preferito il rookie compagno di squadra. E non è difficile immaginare come, a prescindere dai risultati comunque positivi – 7 a 5 su Albon sia in qualifica che in gara, 27 punti contro 16 – Daniil sia uno dei grandi sconfitti di questa prima metà di campionato insieme ovviamente a Gasly. Le restanti nove gare in calendario saranno tutt’altro che semplici per il venticinquenne, che potrebbe anche sentirsi (ancora una volta, probabilmente l’ultima) un separato in casa, scavalcato dall’inesperto ragazzino thailandese nella corsa a un sedile che poteva sembrare suo di diritto. Ma è anche così che funziona il meccanismo crudele messo in piedi da Helmut Marko: un pressure test costante che ha portato in F1 ben 7 degli attuali 20 protagonisti, divorando sì quelli che avrebbero avuto bisogno di più pazienza ma, al contempo, facendo emergere il talento dei Vettel, dei Ricciardo e dei Verstappen. Ed è proprio su questo piano che si gioca l’ultima partita di Kvyat, che potrebbe anche essere spinto a dare tutto sperando nel fallimento della carta Albon. Perché, in fondo, lo dice la storia: Red Bull ti mette le ali, ma le spezza quando meno te lo aspetti.


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