Autore:
Matteo Larini

FINALMENTE CHARLES Sembrava un tabù. Ogni volta che arrivava vicino alla prima gioia della carriera in Formula 1, Charles doveva rinunciare al sogno, vedendo sfumare la vittoria a pochi chilometri dal traguardo. Era successo in Bahrain, dove il monegasco stava dominando la corsa prima di un cedimento improvviso di una delle componenti della power-unit. Ed era successo nuovamente in Austria, dove il crollo delle sue gomme nel finale (un problema, quello della gestione delle Pirelli 2019, che Ferrari non riesce a risolvere) lo aveva privato della vittoria dopo il duello rusticano con Verstappen, nonostante avesse guidato il Gran Premio per quasi tutti i giri. Stavolta, invece, ce l’ha fatta, controllando il prepotente rientro di Hamilton negli ultimi passaggi, e riuscendo anche a gestire meglio di Vettel il crollo dei pneumatici, a differenza di quanto avvenne in Ungheria. Da allora, Charles si è concentrato sulla gestione delle coperture, un po’ come fece per il controllo della velocità in qualifica, dimostrando ancora una volta di saper crescere in fretta nonostante la grande pressione di essere un pilota del Cavallino Rampante.

COME SCHUMI Il destino, poi, sa essere incredibile. Come in molti hanno giustamente fatto notare, c’è un parallelismo interessante tra la prima vittoria di Leclerc e quella di Michael Schumacher: entrambe sono arrivate a Spa, l’università dell’automobilismo. Certo, questo non significa che Charles potrà emulare le gesta del Kaiser ma, di sicuro, la forza con cui ha conquistato la pole-position al sabato, rifilando ben 7 decimi a nove (quasi dieci…) titoli mondiali complessivi, fa veramente riflettere sul talento del monegasco, paragonato da Stefano Domenicali, ex team principal Ferrari e oggi CEO Lamborghini, al compianto Niki Lauda. Come se non bastasse, Charles ha corso e vinto - come due anni fa a Baku tra i cadetti, dopo la morte del padre cui era molto legato - pur avendo perso una persona cara, l'amico Anthoine Hubert, deceduto in seguito all’incidente di sabato in F2. C’è chi lo ha definito un ‘carro armato’, e forse è proprio questa grande forza mentale a renderlo così forte.

SEB, UOMO SQUADRA MA... Però, senza nulla togliere alla grande gara di Leclerc, va detto che, se il plurititolato Vettel non avesse accettato di mettersi al servizio della squadra per rallentare l’avanzata di Hamilton, oggi il ventunenne sarebbe ancora a quota zero vittorie, nonostante sia stato leader della corsa per buona parte del suo svolgimento. L’importanza del sacrificio di Sebastian la si capisce nella sua interezza dalla foto dei festeggiamenti, in cui il tedesco, rimasto in disparte quasi come se non volesse fare ombra al giovane Principino monegasco che già ha stregato il cuore dei ferraristi, viene indicato col dito proprio da Charles, oltre che da Binotto. Ed è proprio quel dito teso nella direzione di Vettel che fa comprendere quanto la squadra e lo stesso Leclerc siano grati al pilota di Heppenheim, che non riesce ad avere il giusto feeling con la SF90, troppo instabile al posteriore (mentre lui preferisce una macchina più sottosterzante), e che per questo soffre spesso il confronto con il ventunenne compagno di squadra, capace di adattarsi al meglio grazie a uno stile di guida che si sposa maggiormente con le caratteristiche della monoposto. Il dato di fatto è che però il tedesco, l’uomo su cui la Ferrari ha puntato negli ultimi anni, anche a Spa si è un po' perso, commettendo sbavature evitabili e apparendo per l'intero fine settimana una spanna al di sotto del compagno di squadra. Può succedere, ma forse sta accadendo troppo spesso.

PARI DIGNITÀ? E sono stati proprio gli sbagli, primo su tutti il bloccaggio delle gomme poco dopo il via, che lo hanno reso inevitabilmente scudiero: con le gomme danneggiate e le vibrazioni che ne sono conseguite, Vettel ha corso in difesa, dovendo poi rientrare ai box in anticipo. La Ferrari lo ha sacrificato, sacrificando così anche la possibile doppietta, per difendere con tutti i mezzi possibili la vittoria del compagno. Qualche mese fa, probabilmente, non sarebbe successo: ma col passare delle gare e l’obiettivo mondiale ormai svanito, anche la stessa dirigenza Ferrari ha capito che privilegiare il tedesco sempre e comunque poteva diventare controproducente, aprendosi così alla possibilità di favorire Leclerc.

ARRIVA MONZA Sebastian potrà sicuramente rifarsi a Monza, dove la Ferrari è favorita grazie all’elevata velocità di punta: lì, di fronte ai tanti tifosi che affollano la pista brianzola, Vettel avrà la chance di pareggiare i conti con Charles portando la seconda vittoria stagionale a Maranello. Un'eventualità che gli consentirebbe di rialzare la testa, rinsaldare il rapporto con la base ferrarista tornando ad una vittoria che gli sfugge da ormai più di un anno. In questo, però, dovrà anche essere assecondato dalla SF90: i tecnici e gli ingegneri dovranno trovare un assetto che permetta di dare il massimo senza stressare troppo le gomme e cadere vittima del temuto ‘cliff’ (il crollo repentino delle prestazioni dovuto al degrado improvviso delle coperture già patito in Belgio) che ha messo a serio repentaglio l’unica vittoria sin qui conquistata da quando Binotto ha assunto le redini del team. Se ci riusciranno, allora la Ferrari potrà raddrizzare almeno in parte un’annata davvero negativa. Altrimenti, viste le caratteristiche delle prossime piste in calendario, lo spettro di un unico acuto nel 2019 diventerà sempre più concreto. Con Leclerc sempre più capitano in vista della prossima stagione...


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