Autore:
Salvo Sardina

IL CASO Red Bull ti metterà anche le ali, ma poi è capace di spezzartele quando meno te lo aspetti. Questo è il destino che ha accomunato molti talenti passati per le mani di Helmut Marko, padre padrone del Red Bull Junior Team, profondo conoscitore delle realtà giovanili nonché ideatore di un metodo che ha sì portato alla ribalta gente del calibro di Vettel, Ricciardo e Verstappen, ma che ha anche fagocitato tanti altri buoni prospetti che avrebbero meritato un po’ più di tempo per crescere. Ultimo della lista è Pierre Gasly, bocciato dopo sole 12 gare al volante della Red Bull e quindi rispedito in Toro Rosso al posto del rookie Alexander Albon. Decisione corretta?

Helmut Marko a colloquio con Pierre Gasly (Red Bull)

PROMOSSO Togliamoci subito il dente: fino a questo momento, il mondiale di Pierre Gasly è stato ben al di sotto delle attese. La scorsa stagione il ventitreenne aveva ben figurato in Toro Rosso, ottenendo qualche risultato di prestigio come il quarto posto in Bahrain, il settimo a Monte Carlo e il sesto a Budapest. Dopo la pausa estiva però, complice anche una monoposto ormai vera e propria auto laboratorio Honda in vista dell’imminente partnership con Red Bull, sono arrivate tante penalizzazioni in griglia e soltanto due piazzamenti in top-10 (Belgio e Messico). La quindicesima posizione finale e i 29 punti portati a casa a fine stagione saranno comunque sufficienti per la promozione del francesino nel team di Milton Keynes, che nel frattempo doveva trovare in fretta un sostituto all’uscente Daniel Ricciardo.

IL PROBLEMA È VERSTAPPEN Una scelta, questa, che col senno di poi si è rivelata decisamente prematura. Pierre ha giocato male le proprie carte ottenendo come miglior risultato un misero quarto posto nel Gp di Gran Bretagna, unica vera gara in cui, pur beneficiando dell’incidente tra Verstappen e Vettel, aveva lasciato intravedere qualche timido segnale di ripresa. La RB15 disegnata per calzare alla perfezione lo stile di guida dell’olandese, capitano indiscusso all’interno del box, ha fatto il resto e Pierre è rimasto sempre a debita distanza da un compagno di squadra che nel frattempo inanellava due vittorie, una pole position e cinque podi complessivi. Il confronto con Max è stato impietoso – 11 a 1 sia in qualifica che in gara e quasi il triplo dei punti, 181 contro 63 – ma sono stati soprattutto i distacchi, con Gasly addirittura doppiato in Ungheria, a rendere ancora più imbarazzante il bilancio. Giusto dunque retrocedere il francese in Toro Rosso in favore di Alexander Albon?

Albon vince una gara di kart nel 2010 davanti a Verstappen (di un anno e mezzo più giovane)

IL ROOKIE Girano in rete in queste ore alcune fotografie che ritraggono i primi passi della carriera del pilota del momento, il rookie thailandese che sin da piccolissimo si scontrava (e talvolta vinceva) con il futuro compagno Max Verstappen. Già nei test invernali di Barcellona, gli uomini di Faenza sono stati incredibilmente colpiti dalla velocità, dalla professionalità e dalla sensibilità di Albon nel fornire indicazioni precise ai propri ingegneri. Caratteristiche che hanno colpito in positivo e che forse saranno state determinanti nella scelta di promuovere Alex al posto del più esperto Daniil Kvyat, che però nel frattempo stava vincendo il confronto in qualifica, in gara e in classifica generale. Il russo tuttavia ha già avuto le sue chance in Red Bull tra il 2015 e il 2016 e di sicuro Helmut Marko sa già cosa aspettarsi. Naturale dunque che la scelta potesse ricadere sul ventitreenne nato a Londra da madre thailandese che, tra l’altro, è già passato – uscendone evidentemente illeso e addirittura rafforzato – dal tritaossa messo in piedi dal talent scout austriaco.

RIPESCATO Proprio così. Come testimoniano le foto di cui vi parlavamo prima, ai tempi dei kart Albon correva in tuta Red Bull. Brutalmente scartato ancora in giovanissima età, Alex si è poi dovuto ricostruire una carriera in monoposto praticamente da solo e senza aiuti. Dapprima duellando quasi alla pari con Leclerc in GP3 (2016) e poi rendendosi protagonista di una stagione super in F2 (2018) contro i più quotati George Russell e Lando Norris, supportati rispettivamente dai programmi giovani di Mercedes e McLaren. Cuore, determinazione e forza d’animo che, sempre accompagnati da un timido sorriso gentile, gli sono valsi il clamoroso ripescaggio nello Junior Team. E, cioè, un’inattesa e sorprendente realizzazione di quell’apparentemente imprendibile sogno chiamato Formula 1, nonostante il contratto già firmato con Nissan per approdare in Formula E al fianco di Sebastien Buemi.

F1 2019: Verstappen, Kvyat, Gasly e Albon

IL PROBLEMA SARÀ VERSTAPPEN Così come per Gasly, il rischio è che il vero problema di Albon abbia un’identità ben definita, quella del nuovo compagno di squadra in Red Bul. Il thailandese è un rookie, non è abituato a gestire le vertigini da alta classifica in F1, né a scontrarsi ruota a ruota con i big. Il ventitreenne potrebbe non reggere il pressure test di un team che adesso sente di poter mettere il fiato sul collo della Ferrari e di agguantare il secondo posto in classifica costruttori. Tanti motivi che renderanno arduo il compito di Alex, specie se poi il confronto interno sarà con un pilota che è ormai una vera star della Formula 1, che non sbaglia più nulla (o quasi) da oltre un anno, che gode del supporto totale della squadra e che si sta confermando su livelli di rendimento esageratamente alti. Sarebbe dunque più corretto valutare Albon più in relazione alle performance di Gasly che non a quelle di Verstappen. Ed è proprio da questo punto di vista che, soprattutto con una RB15 sempre più seconda forza in campo, crediamo sarà piuttosto difficile fare peggio di Pierre

POSSIBILI SCENARI Nel comunicato in cui Red Bull ha ufficializzato lo scambio di pedine con la Toro Rosso, si legge che le prossime nove gare saranno decisive per definire le line-up 2020. Non sono parole di circostanza, ma è davvero così: Albon chiaramente è in pole position per mantenere il sedile, ma nulla è perduto per Gasly né tantomeno per il grande escluso dai piani di Marko, quel Daniil Kvyat che forse sembrava il più pronto per un ruolo da vice Verstappen. D’altronde, il talentino della F3 Juri Vips non sembra ancora pronto al salto in massima serie e forse il solo Patricio O’Ward, ventenne messicano impegnato in IndyCar e da poco entrato nello Junior Team potrebbe impensierire il terzetto di piloti che si giocano i volanti in bilico tra Red Bull e Toro Rosso. Sempre che Helmut Marko non decida di affiancare a Max un pilota affermato – nelle scorse settimane si era vociferato di Hulkenberg, quella di Alonso è invece solo una suggestione – derogando la tradizione dei talenti “fatti in casa”.

 


TAGS: formula 1 red bull f1 GP Belgio toro rosso helmut marko kvyat verstappen mercato piloti gasly f1 2019 Albon BelgianGP 2019