Pubblicato il 03/07/20

PUGNO NERO ''La vita dei neri è importante''. Questo il senso dello slogan Black Lives Matter che nelle ultime settiman si è diffuso ovunque ed è diventato nome di un movimento pacifista, a seguito della morte di George Floyd per opera della polizia di Minneapolis. Lewis Hamilton, primo pilota di pelle nera ad aver avuto successo in Formula 1, è impegnatissimo in questi giorni a promuovere il messaggio pacifista, e dopo aver anche partecipato alle manifestazioni in piazza, sta aiutando il movimento grazie alla sua grande popolarità, promuovendone sui social e nel suo lavoro, il messaggio.

CI RIALZIAMO ANCORA Il mondo della Formula 1 ha subito recepito e sposato le istanze sostenute da Lewis, lanciando la campagna WeRaceAsOne e tingendo di arcobaleno paddock e vetture. Intanto Lewis, che nel fine settimana correrà su una Mercedes con una livrea completamente nera per l'occasione e la scritta ''End Racism'' (''Basta razzismo''), ha adeguato anche il suo casco alla monoposto, tingendolo di nero, lasciando solo pochi inserti viola, e mettendoci sopra il logo di Black Lives Matter, con raffigurato il pugno chiuso. Inoltre il suo slogan personale sul retro del casco, ''Still I Rise'', (''Mi alzo ancora'') è stato modificato in ''Still We Rise'', ovvero ''ci rialziamo ancora''.

DIFFONDERE IL MESSAGGIO Ma questa non sarà un'iniziativa legata al solo GP d'Austria, come ha spiegato lo stesso Lewis sui suoi canali social: ''Per molto tempo abbiamo pianificato il cambio di livrea dell'auto, ho anche progettato il mio casco che quest'anno sarà nero e viola. L'ho visto solo ora per la prima volta, normalmente era bianco e la mia tuta d'argento. Il Black Lives Matter è il motivo per cui ho cambiato i miei colori, per supportare l'uguaglianza bisogna considerare che questo messaggio è importante, e devo farlo perché al momento ho io in mano un microfono e le persone stanno iniziando ad ascoltare, è un'opportunità per rendere le persone più responsabili. Non basta dire ''abbiamo provato'', dobbiamo fare tutti di più perché il razzismo è ancora un grosso problema nel mondo, 60 anni dopo che Martin Luther King abbia dato la sua vita per la causa. È di questo che si tratta''.


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