Pubblicato il 06/07/20

FORMULA 1 UNITA Domenica, prima della partenza del Gran Premio d'Austria, la Formula 1 tutta ha voluto lanciare un chiaro segnale contro le discriminazioni razziali. Davanti a un grosso striscione rotolato sull'asfalto del rettilineo di partenza, si sono posizionati tutti e venti i piloti in un momento di raccoglimento e solidarietà. La maggior parte di loro, 14 su 20, hanno deciso di inginocchiarsi - in primis ovviamente Lewis Hamilton - scegliendo di manifestare la propria contrarietà a qualsiasi forma di discriminazione, per mezzo del gesto adottato per primo da Colin Kaepernick, giocatore di football americano noto per essersi inginocchiato nel 2016 durante l'inno americano per protestare contro le ingiustizie subite dalla minoranza nera negli USA, gesto tornato d'attualità negli ultimi mesi a seguito della morte di George Floyd a Minneapolis. 

BASTA RAZZISMO Ciò che ha dato adito a polemiche è stata invece la scelta di sei piloti - Charles Leclerc, Max Verstappen, Kimi Raikkonen, Antonio Giovinazzi, Sergio Perez e Daniil Kvyat, di non inginocchiarsi, e di restare semplicemente in piedi, indossando comunque la maglietta nera con sul petto scritto ''End Racism'', ''basta razzismo''. La sterile polemica è stata smorzata in primis dai protagonisti, con Leclerc che prima della gara aveva spiegato le motivazioni che lo hanno spinto a scegliere di non mettersi in ginocchio, e che al termine della gara è andato egli stesso a recuperare la maglietta da mostrare durante la premiazione assieme a Bottas e Norris.

STORIA SBAGLIATA Ma la voce più autorevole in tal senso è quella di Lewis Hamilton, che nelle ultime settimane è diventato un attivista per la causa. Il sei volte campione del mondo ha smentito di aver chiesto a qualcuno di inginocchiarsi un'idea peraltro partita da altri due piloti, tra cui Sebastian Vettel, che come Lewis ha corso domenica con la scritta Black Lives Matter sul suo casco: ''Onestamente non conosco le diverse ragioni e le diverse opinioni di tutti'' - ha spiegato Hamilton - ''Sono a conoscenza solo di alcune opinioni, ma sono private e non voglio condividerle, ma penso che nessuno debba essere costretto a inginocchiarsi. C'è una storia che circola che è davvero sbagliata, secondo cui avrei chiesto a tutti di inginocchiarsi, non è così. La causa è partita dalla GPDA, e durante il briefing sono stati altri due piloti, Seb e Romain (Grosjean) a chiedere agli altri se l'avrebbero fatto o meno''.

MESSAGGIO POTENTE ''Ovviamente diversi hanno risposto che non l'avrebbero fatto, ma io l'unica cosa che ho detto è che l'avrei fatto, solo per farlo sapere a tutti, e di fare ciò che ritenessero giusto'' - ha proseguito Lewis - ''Sono davvero grato a chi l'ha fatto con me, penso sia un messaggio davvero potente, ma alla fine se ti inginocchi o meno non cambia il mondo, il problema è molto più grande rispetto a una cosa così piccola. Per me, personalmente, credo che ognuno avesse il diritto di fare la propria scelta, io stesso la mia decisione l'ho presa solo la notte scorsa (Sabato notte n.d.r.)''. 

Lewis Hamilton nella manifestazione di Hyde Park, Londra | Foto Instagram @LewisHamilton

NO POLITICA, SÌ UGUAGLIANZA Chi non si è inginocchiato, può averlo fatto anche semplicemente perché il movimento Black Lives Matter sta prendendo in America una chiara connotazione politica, sulla quale si è espresso lo stesso Lewis: ''Ci sono alcune persone che rendono il movimento più politico di quello che è, ma penso che chi marcia là fuori lo fa solo per l'uguaglianza, non per la politica. Per questo motivo sono andato alla manifestazione di Londra. Quando indosso la maglietta, quando ne parlo, è quello che sto sostenendo, non necessariamente implica che sostenga i movimenti politici (che sono d'accordo con il messaggio), è una cosa diversa, ed è importante che la si tenga separata''.


TAGS: formula 1 lewis hamilton f1 2020 Black Lives Matter AustrianGP 2020 End Racism