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IN EUROPE Il progetto della YZF-R 125 è nato
e ha proseguito il suo iter, dai primi bozzetti fino alla linea di
produzione, totalmente nel vecchio continente. E che questa moto
sia stata pensata prevalentemente per i giovanotti occidentali lo si
capisce bene guardandone le dimensioni complessive e la sostanza
che trasmette una volta in sella. Un dato su tutti sottolinea
l’attenzione Yamaha in questo senso: l’interasse della YZF-R
misura 1.355 mm, allineato quindi a quello della concorrenza a due
tempi più sportiva, e capace di offrire tanto spazio
abitabile anche ai ragazzi più longilinei. CAVALLI ALLA BRIGLIA Dovendo proporre una 125 al passo coi tempi, cioè dotata di potenza massima limitata a 11 kW e gas di scarico ad impatto zero o quasi, in Yamaha non hanno avuto dubbi, puntando decisamente in direzione dei 4 tempi. La nuova YZF-R 125 monta, perciò, un nuovo monocilindrico, il primo per il costruttore giapponese dotato di singolo albero a camme in testa e testata a quattro valvole, nonché iniezione elettronica. Un motore raffinato e che non ha legami con quelli già presenti su altre moto di pari cilindrata Yamaha - le serie XT e YBR – ma imparentato invece con la moderna unità montata sullo scooter X-City, della quale riprende la parte termica. DUE TEMPI ADDIO D’altro canto, a livello europeo il limite di potenza per questa categoria di moto è ormai un fatto assodato e, messi in soffitta i (bei) tempi in cui una 125 poteva arrivare a superare i 30 cavalli all’albero, ostinarsi sulla tecnica del due tempi non avrebbe più avuto molto senso. Perso lo stimolo della ricerca della frazione di cavallo in più, quindi, l’impegno progettuale si è rivolto a rendere questo propulsore godibile nell’uso quotidiano, grazie a curve di coppia e potenza il più possibile piene. Il risultato, nel caso del nuovo motore Yamaha, è un valore di coppia massima dichiarato al vertice della sua categoria e pari a 1,25 kgm a 8.000 giri. SCARICO BASSO Nulla è stato lasciato al caso e la piccola sportiva di Iwata può sfoggiare un corredo tecnico di tutto rispetto: dalla citata testata SOHC a quattro valvole con iniezione elettronica, fino al sistema di immissione dell’aria nei condotti di scarico, al doppio catalizzatore e al contralbero di equilibratura. È nuovo anche il cambio a 6 rapporti e, sull’onda di quanto fatto con la cattivissima R6, il terminale di scarico corto e tozzo spunta da dietro la pedana destra. Particolare cura è stata posta nella scelta delle misure di alesaggio e corsa (rispettivamente di 52x58,6) per offrire un motore che girasse forte (il limitatore stacca a 10.500 giri indicati) ma che avesse anche coppia ai medi regimi. TELAIO VERO A dare importanza alla moto ci pensa anche il ben dimensionato telaio in acciaio, disegnato secondo lo schema Deltabox e abbinato ad un forcellone in alluminio dalle forme succulente, messe in evidenza dalla posizione del silenziatore, il quale a sua volta contribuisce ad ottimizzare la distribuzione dei pesi sulla moto, che a secco pesa 126 kg. Meno raffinate le sospensioni, che utilizzano elementi semplificati – la forcella è tradizionale con steli da 33 mm – e privi di regolazioni. La taratura di base è stata fatta ipotizzando un pilota di 75 kg di peso, non pochissimi in effetti per un sedicenne… Non male, comunque, la corsa utile, rispettivamente di 130 e 125 mm davanti e dietro. GOMME SLIM… All’immagine curata e “adulta” della moto, perciò, non corrispondono sospensioni altrettanto allo stato dell’arte. E lo stesso discorso vale per le gomme, dato che la Yamaha con le sue 100/80 anteriori e 130/70 posteriori si pone un gradino più in basso rispetto ad Aprilia RS, Cagiva Mito e la “sovradimensionata” Hyosung Comet GT/R, ma lasciandosi perlomeno dietro la sottilissima Honda CBR 125. Michelin Pilot Sport o Pirelli Sport Demon, le gomme scelte come primo equipaggiamento. …FRENI LARGE Va meglio la dotazione a livello di freni, dato che per frenare eventuali bollenti spiriti si può contare su una pinza anteriore Brembo a doppio pistoncino, una pompa anch’essa bergamasca e un disco da ben 292 mm. Sull’asse posteriore, invece, troviamo un disco da 230 mm e una classica pinza a singolo pistoncino. Sono poche le concorrenti che riescono ad offrire una dotazione di questo tipo. IN MINIATURA Tralasciando alcune semplificazioni tecniche - giustificate peraltro dal livello di potenza limitato in assoluto - bisogna rendere atto agli uomini Yamaha di essere riusciti a riprodurre sulla loro YZF-R 125 lo stile e l’appeal delle moto sportive di Iwata. Il merito non è solo di forme molto vicine a quelle di una R6 o ad una R1, ma anche e soprattutto per l’equilibrio stilistico che è stato trovato e la cura con cui viene realizzata la moto. Sostanza ce n’è, quindi, oltretutto proposta ad un prezzo che la rende competitiva nei confronti delle più lussuose due tempi: 3.971 euro chiavi in mano.
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