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DIECI ANNI Nel 1998 toccò alla R1 nel 1998 l’onore di lanciare la famiglia delle "R" Yamaha, nel 2008 tocca alla piccola R6 festeggiare il 10 compleanno di una luminosa carriera (oltre 500.000 moto vendute nel mondo fino ad oggi). Una moto che per caratteristiche ed innovazioni introdotte, celebra degnamente l’anniversario. Altro che crisi del decimo anno, con la nuova R6 gli ingegneri Yamaha si sono davvero superati e, dopo averla provata, posso dire che i cambiamenti apportati sono stati molti, importanti e quasi tutti in meglio. FUORI E DENTRO Ma andiamo con ordine, e partiamo da quello che è stato fatto, che a dispetto di un estetica solo apparentemente invariata (in realtà cambiano carena, codino, fari e presa d’aria ma ci vuole proprio un occhio clinico per accorgersene) è davvero molto. Per capire meglio vi basti pensare che le modifiche introdotte sulla nuova 600 di Iwata sono talmente tante che in comune con la precedente versione ci sono solo ruote e impianti freni. Giustissimo invece non stravolgere l’estetica, la R6 deve anche a lei il suo successo (sportiva più venduta in Europa nel 2006 e 2007) e se una moto piace tanto cambiarla dopo solo due anni non ha molto senso. ATTENTI AL PUBBLICO Ma la tecnologia va avanti e in Yamaha volevano dare un impulso ulteriore all’efficacia della loro media sportiva, mostrandosi tra l’altro attenti ai feedback ricevuti sia dalla stampa specializzata sia dai tanti piloti che hanno usato la moto in pista a su strada. Non pensate a mutamenti radicali, nelle intenzioni dei progettisti la R6 era e resta una delle 600 più estreme con prestazioni meccaniche e ciclistiche ai vertici assoluti della categoria. E’ ancora un animale da pista, oggi però più facilmente sfruttabile. A TUTTA TECNOLOGIA Per raggiungere l’obbiettivo, in Yamaha hanno dato fondo a tutto il know how di cui dispongono aggiungendo al già noto acceleratore Ride by Wire l’YCC-I (Yamaha Chip Controlled Induction), il sistema che ha debuttato l’anno scorso sulla R1 e che consente di riempire la curva di coppia di un motore molto spinto grazie alla possibilità di gestire elettronicamente la lunghezza dei tromboncini di aspirazione. PIÙ CAVALLI E COPPIA Una tecnologia che dovrebbe essere un toccasana per il quattro in linea Yamaha, già potentissimo nella precedente versione ma certo non un portento in fatto di coppia. In ogni caso non è solo la coppia (dichiarati 65,8 Nm a 11.000 giri) a migliorare ma anche la potenza che sale a 129 cv a 14.500 giri portando la R6 sul gradino più alto del podio della categoria per potenza. Con l’airbox in pressione Yamaha dichiara addirittura 135 cv e 69 Nm. PIÙ COMPRESSA Gli interventi al motore non si sono limitati al nuovo sistema d’iniezione (che conferma i doppi iniettori), il quattro cilindri di Iwata ha anche ricevuto nuovi pistoni che aumentano la compressione da 12,8 a 13,1:1, lo scarico è stato rivisto ingrandendo del 30 % il compensatore tra i collettori del secondo e terzo cilindro sempre alla ricerca di maggior tiro ai bassi e medi regimi (che per questi motori ormai sono 8.000-1.0000 giri) mentre la presa d’aria dell’airbox sul cupolino ha un disegno ancora più efficiente. Cambiano anche molti dettagli tra i quali le bronzine, le molle valvole e il tendicatena. RIGIDEZZA OTTIMIZZATA Come spesso succede per le evoluzioni di questi
modelli, tanti cambiamenti, anche importanti non saltano affatto all’occhio.
Come quelli alla ciclistica ad esempio: telaio e forcellone della R6 2008
sono stati ridisegnati variandone gli spessori per avere un miglior
bilanciamento della rigidità ed offrire al pilota un miglior feeling con la
moto. La soluzione è arrivata tramite un irrigidimento della zona del
cannotto, l’utilizzo di travi laterali a pareti più sottili (e quindi più
flessibili) e l’eliminazione dei traversi tra le travi stesse. La strada
seguita è più o meno quella operata con la R1 e renderebbe la ciclistica più
"morbida" e quindi più controllabile. FORCELLA LUNGA Anche la forcella (sempre con doppia regolazione) ha nuovi foderi (più piccoli e sottili e allungati di 10 mm per consentire di avere più soluzioni per gli assetti alzando o abbassando la moto), inoltre è stato allungato il negativo (da 10 a 25 mm) il che consentirebbe, in accelerazione, di avere sempre la ruota a terra eliminando così gli sbacchettamenti. AMMORTIZZATORE DA 1000 L’ammortizzatore posteriore invece è nuovo, e arriva dritto dritto dall’R1, ha ancora la doppia regolazione ed è stata inserita una rondella di 3 mm che consente, se tolta, di abbassare il retrotreno (cosa prima impossibile). Se parliamo di possibilità di assetto la R6 si è fatta quindi ancor più vicina alle moto da competizione. DISCHI SPESSI Cambiano anche i dischi anteriori ora più spessi (da 4,5 a 5 mm) mentre per togliere qualche chilo il telaietto reggisella è realizzato in magnesio, materiale utilizzato per la prima volta su una Yamaha di grande serie. L’operazione compensa solo in parte l’aggravio di peso portato dall’YCC-I, la R6 2008 ha, infatti, messo su 4 kg arrivando a quota 166. PESO AVANTI Inoltre, e questa come vedremo è una delle modifiche più importanti, è cambiata anche la distribuzione dei pesi ancor più spostata sull’avantreno (dal 52,5% al 53,8%) grazie anche ad una seduta avanzata di 5 mm e a manubrio montati 5 mm più in basso. Nuove naturalmente anche le grafiche con più nero per la classica versione bianco rossa e un’inedita colorazione blu/bianco con cerchi oro. Il prezzo non è ancora stato annunciato ma non si dovrebbe discostare molto dall’attuale, se siete impazienti sappiate che la R6 sarà dai concessionari già a novembre.
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