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COM’È Se c’è una moto attorno a cui c’è una attesa quasi spasmodica, questa moto è proprio la Breva 1100. L’attendono i Guzzisti come la manna, vogliosi di una Guzzi "grossa" che possa finalmente rinverdire i fasti delle vecchie Guzzi turistiche (SP e V7 in primis) e l’aspettano anche i non Guzzisti perché la Breva 1100 fin dal suo apparire ha suscitato apprezzamenti praticamente unanimi. RIVOLTA AL FUTURO Bene, vi dico subito che l’attesa non è stata vana, la Breva 1100 è davvero una gran moto, la prima Guzzi dopo decenni a portare qualcosa di realmente nuovo nel settore, la prima a non vivere solo di ricordi ma a guardare avanti, molto avanti. Non ce ne voglia la piccola Breva 750, ma senz’altro è la 1100 a rappresentare il vero passo avanti tanto atteso. Più che un passo, direi un balzo, i progettisti sparpagliati tra Noale e Mandello hanno indossato gli stivali delle 7 leghe e hanno finalmente fatto compiere alla Guzzi il salto generazionale. Non poteva essere che così, questo modello è assolutamente vitale per la Casa di Mandello, non si poteva sbagliare. ATTENZIONI MANIACALI Infatti, il progetto Breva ha ricevuto le attenzioni più morbose e i numeri lo dimostrano: 50.000 ore dedicate alla progettazione del solo motore, 72.000 ore per il progetto del veicolo, 60.000 km percorsi al banco a manetta sempre aperta (equivalenti a 200.000 km su strada), 35 persone impiegate a tempo pieno per 2 anni. Un impegno gravoso per un solo modello, ma che ha portato i risultati sperati. DEBUTTO IN APRILE Così in Guzzi sono riusciti anche a mantenere le promesse. Aprile 2005 avevano detto, e aprile 2005 sarà, la Brevona sarà, infatti, disponibile dai concessionari proprio alla fine del mese prossimo a 11.500 € chiavi in mano, guardacaso appena inferiore a quello della concorrente più diretta, quella BMW R 1150 R rispetto a cui la Breva non soffre di alcun complesso di inferiorità, anzi. TUTTO NUOVO Ma vediamola in dettaglio. Il colpo di spugna rispetto al passato è evidente perché la Breva non ha nulla in comune con i modelli Guzzi precedenti. Cambia tutto: telaio, motore e dotazioni. L’aspetto è quello della brava naked dal taglio sportiveggiante e allo stesso tempo comoda anche per le vacanze a pieno carico, la linea è moderna, affilata, molto piacevole da vedere da qualsiasi lato la si guardi; ottimo il lavoro dei designer che hanno integrato il V2 ad aria in un design piacevolissimo. MOTORE RIFATTO Ma è la sostanza quella che conta sulla Breva. Non fatevi trarre in inganno dall’aspetto del motore. I cilindroni alettati sono sempre quelli del V2 ad aria ormai diventato simbolo delle moto di Mandello, ma le ore di progettazione che gli sono state dedicate dovrebbero essere già abbastanza esplicative del lavoro che c’è stato. Il V2 offre 86 cv a 7500 giri con una coppia di 85 Nm a 6800 giri ed è stato stravolto, riprogettato dal basamento alle bielle (10% più leggere), ai pistoni. Sulle 170 parti che lo compongono 80 sono del tutto inedite e tra l’altro la Breva può vantarsi di essere la prima moto di grossa cilindrata ad aver ricevuto l’omologazione Euro 3, anticipata tra le due ruote solo dal piccolo Honda SH. DUE CANDELE L’alimentazione ad iniezione elettronica utilizza una centralina di ultima generazione e ha iniettori montati molto vicini alla valvola di aspirazione per ottimizzare la combustione e arriva anche la doppia accensione con una candela long life (durata 40.000 km) ad affiancare quella tradizionale. L’alternatore da ben 540 W non è più calettato sull’albero motore ma si è spostato in mezzo alla V dei cilindri (comandato da cinghia silenziosa) in questo modo il motore si è accorciato ed ha potuto essere montato in posizione più avanzata di 4 cm e rialzata a tutto vantaggio di una migliore distribuzione dei pesi. Cambia anche il materiale delle sedi valvole, della guarnizione della testata e cambia anche la conformazione della coppa dell’olio; finalmente adesso il filtro dell’olio è accessibile direttamente dall’esterno semplificando la manutenzione ordinaria.
TRASMISSIONE BREVETTATA Un motore più razionale, quindi, ma il vero fiore all’occhiello è nella trasmissione con un cambio completamente riprogettato (ora è a due alberi e non più a tre come in precedenza) e la chicca del CARC, il cardano reattivo compatto progettato da Piero Soatti e brevettato. In pratica questa trasmissione è l’evoluzione del classico cardano. Pignone e albero di trasmissione oscillanti sono racchiusi interamente all’interno del forcellone che non ha snodi e quindi è monolitico a tutto vantaggio della rigidità globale, l’asta di reazione annulla di fatto il sollevamento della moto in accelerazione e ha il vantaggio (rispetto al paralever di BMW) di non essere portante (togliendola, quindi, il forcellone non si smonta). PROGRESSIVA Questo sistema ha permesso ai tecnici Guzzi di utilizzare una sospensione posteriore con leveraggi progressivi con ammortizzatore regolabile in precarico ed estensione a fare il paio con la forcella tradizionale da 45 mm (anch’essa regolabile nel precarico) e un telaio in tubi d’acciaio a doppio trave superiore che funge da spina dorsale. BEN DOTATA E la dotazione non teme confronti La strumentazione (ispirata nel design a quella delle Porsche o dell’Harley V-Rod) è completa anche di un computer di bordo comandabile direttamente dal manubrio in grado di fornire a velocità massima e media, consumo medio e istantaneo, oltre a tutte le classiche informazioni. Non manca nemmeno il led del cambio marcia, a dare quel tocco di sportività in più. Presenti all’appello il comando dell’hazard e il blocchetto chiave con immobilizer. Il faro ovale racchiude due lampade ed ha un fascio molto compatto e potente, mentre dietro il gruppo ottico e del tipo a led. REALIZZATA CON CURA Insomma non manca proprio nulla e la cura nelle finiture è nettamente superiore a quella degli standard Guzzi, con belle superfici verniciate e assemblaggi piuttosto precisi (anche se in qualche particolare di potrebbe fare ancora meglio). Peccato che la piastra di sterzo e i semimanubri siano anodizzati e non verniciati (per una scelta precisa di Guzzi): il loro aspetto un po’ poroso e grezzo mal si sposa con il resto della moto che è fatta molto bene, ma quando sei in sella ce li hai proprio li sotto gli occhi. Fossero stati verniciati anche loro sarebbe stato perfetto. La Breva è poi accessoriabile a volontà fino a diventare una perfetta turistica grazie a parabrezza, borse laterali e top case dedicati e alle manopole riscaldate. Allo studio anche un sistema di antifurto satellitare.
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