COM’E’ Chissà se in Giappone progettisti e designer Honda utilizzano i
centri commerciali – e la multiforme umanità che li frequenta - come campo di
test per la delibera dei loro nuovi veicoli. Se non lo facessero, dovrebbero
pensarci seriamente, perché è bastato parcheggiare la nuova DN-01 davanti ad
un Esselunga (non per altro, ma è il più vicino a casa) per creare una
sorta di forum motociclistico improvvisato.
PRIMI PASSI La cosa più interessante è stato però scoprire quanto i
miei intervistatori occasionali fossero già informati su una moto che solo ora
comincia a muovere i primi passi per strada. Tanto che, in pratica, invece
di essere io a far luce sulle caratteristiche di questo strano oggetto, è
stato il piccolo capannello di persone cariche di borse della spesa a
chiedermi solo conferma di cose che già conoscevano.
SHARK ATTACK Dal mio personale studio statistico, ottenuto mixando
i commenti delle vittime della grande distribuzione organizzata e tutti quelli
che mi hanno affiancato per strada, si deduce che la linea da squalo
della DN-01 ha colpito nel segno. E mentre la linea bassa e allungata
attira chi arriva dal mondo scooter, il frontale aggressivo e le
proporzioni da cruiser non lasciano indifferenti chi di solito si sposta su
una moto tradizionale, ma è valso anche il viceversa e tutte le gradazioni
intermedie.
SCELTA ORIGINALE Tutti, indistintamente, sanno però che le plastiche
gonfie e ricurve della DN-01 nascondono un cambio automatico. Honda in
questo caso ha voluto seguire una strada diversa da quanto già proposto da altri
e ha scelto una soluzione tecnica capace di riunire le qualità di un cambio a
variatore con la funzionalità sequenziale a sei marce. Essendo però un
cambio di tipo idraulico, a gestione elettronica, può vantare un
funzionamento più preciso, oltre che meno esigente in termini di potenza
assorbita - e quindi di consumi di carburante – rispetto a soluzioni
concorrenti.
DUE CILINDRI CONOSCIUTI Curiosamente, le caratteristiche del motore
sembrano interessare meno chi si avvicina alla DN-01. Forse anche perché,
una volta appurato che i cavalli a disposizione sono più o meno quelli della
rinnovata Transalp (61,2 a 7.500 giri, contro i 60 netti della enduro) poco
altro c’è da dire sull’affidabile bicilindrico a V di 52° e 680cc (è lo
stesso della Honda Deauville). Raffreddato a liquido e dotato di un
sofisticato sistema contro le emissioni, ha l’iniezione elettronica PGM-FI e
un catalizzatore con 300 celle, in cui i gas nocivi vengono trasformati in
aria di montagna, o quasi…
CICLISTICA TRADIZIONALE Il poco interesse suscitato dalla tecnica della
DN-01 è forse dovuto al fatto che di soluzioni innovative – cambio a parte,
anche se si tratta di una soluzione degli anni 50 – non ce n’è un granché.
Il telaio è infatti una iper-collaudata doppia culla, mentre le
sospensioni sfruttano elementi tradizionali e la trasmissione finale è di
tipo a cardano, privo di manutenzione periodica.
PANCIA A TERRA L’unica particolarità degna di nota è la disposizione
del serbatoio, suddiviso in due parti, di cui una sotto il filtro dell’aria e
un’altra sotto la sella del conducente, per una capienza totale di 15,1
litri e un baricentro praticamente rasoterra. Anche la porzione di sella
del conducente è a soli 690mm dal suolo, mentre l’interasse di 1.605mm
potrebbe far supporre che l’indole di questo pescione sia più vicina alla
variante “squalo balena”, piuttosto che al personaggio principale del film di
Steven Spielberg.
STILE IN MOTO La DN-01 aspira quindi con decisione al ruolo di moto
“stilosa” per eccellenza, mostrandolo in tanti particolari, come i fari
antropomorfi anteriori, quelli a LED posteriori e la completa strumentazione
digitale, elementi capaci di rendere ancora più fascinosa la vista della
moto al crepuscolo. Pochi tocchi di cromo richiamano invece la sua
appartenenza al settore delle Cruiser, sebbene in questo caso il riferimento
stilistico non sia certo l’America della Route 66, ma semmai le atmosfere
inquietanti di Alien vs Predator.
SA MORDERE Questo perché l’aggressività non manca alla DN-01, che
nonostante i 28° di inclinazione cannotto e i 270 kg dichiarati in ordine
di marcia, può contare su una gommatura da sportiva (rispettivamente
130/70 e 190/50 davanti e dietro) e su sospensioni forse poco raffinate, ma
non così basiche come quelle che spesso equipaggiano le cruiser più da
parata. L’escursione non è male - 106 mm davanti e 120 mm dietro – e
il mono posteriore può anche essere regolato su sette posizioni in precarico.
Insomma, non saranno i tre ordini di denti del più cattivo predatore marino, ma
c’è comunque di che divertirsi.
NON VA IN BIANCO La definizione ufficiale di “power cruiser” non
va quindi stretta alla Honda, che può essere la moto giusta sia per chi
arriva da uno scooterone e non ne vuole sapere del cambio anche passando ad
una moto vera, sia per chi è alla ricerca di un mezzo dal comfort vicino a
quello della pantofola preferita e dalla linea assolutamente originale.
Queste persone dovranno solo essere disposte a sborsare 10.900 euro
(prima dell’immatricolazione, ma l’ABS-CBS è di serie) e scegliere il colore
tra due molto simili: nero o un amaranto/violaceo, che fa un po’ rimpiangere
il bianco delle moto viste al salone di Tokyo della scorsa stagione...