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Anteprima
USA IN FERMENTO In un momento in cui i Giapponesi sembrano aver tirato un
po’ i remi in barca dall’altra parte dell’oceano c’è invece un certo fermento
creativo e soprattutto c’è chi vuole sfatare definitivamente il mito che
negli USA siano capaci di costruire solo pacifiche cruiser. Esempi come la
Roehr, la Moto Czysz, sono già delle piccole realtà, entrambe più che altro
dedicate al mondo degli smanettoni. Ancor più interessante invece potrebbe
essere questa Motus MTS-01, prevista per il 2011 e che si preannuncia come la
prima sport touring americana della storia.
MADE IN ALABAMA La Motus è una azienda con base a Birmingham, in Alabama, sede tra l’altro del circuito Barber Motorsport Park e di uno dei musei motociclistici più completi del mondo. L’azienda americana non ha una storia motociclistica alle spalle, ma di punto in bianco si è messa in mente di puntare al bersaglio grosso realizzando una sport touring a suo modo rivoluzionaria che come obbiettivo ha nientemeno che i colossi del settore, leggasi Honda VFR 1200 F, BMW K1300 GT, Yamaha FJR 1300 e Kawasaki GTR 1400. LA PRIMA IN DIRETTA Perché rivoluzionaria? Non tanto per l’architettura V4 trasversale che ne fa una specie di Pan European all’americana, quanto perché il suo motore da 1650 cc è, al momento, l’unico a offrire quella che, probabilmente, al momento è l’ultima tecnologia in fatto di alimentazione per i motori a benzina. Stiamo parlando dell’iniezione diretta, una soluzione tecnica non nuova tra le auto (ma nemmeno così diffusa visto che l’adottano solo i migliori motoristi Alfa Romeo JTS, BMW, Audi e VW con i motori Tsi, Mitsubishi) ma che non ha ancora trovato applicazione reale sui motori motociclistici. TECNOLOGIA VERDE Una tecnologia quasi inevitabile per ridurre consumi e soprattutto le emissioni, perché consente una gestione molto più "elastica" e precisa l’iniezione del carburante, di avere in certe situazioni (tipo a bassi carichi e a gas costante) carburazioni magrissime. In effetti, c’era da chiedersi come mai nessuno tra le moto ci avesse ancora pensato o meglio non ci fosse ancora arrivato (chissà cosa sta girando nei reparti R&D giapponesi!), come ci ha chiesto anche un lettore qualche tempo fa. La risposta una volta tanto non arriva dal Giappone ma dagli USA, paese notoriamente "sprecone" e poco amico delle politiche ambientali, ma che evidentemente ha conoscenze e tecnologie per poter essere il primo a lanciare una novità del genere. UN V8 A METÀ Il V4 Motus è stato sviluppato prima dalla Pratt & Miller (il nome Corvette vi dice niente?) e poi dalla Katech una engineering specializzata nella realizzazione di motori, soprattutto automobilistici e dai disegni degli esplosi ha tutto l’aspetto di un mezzo V8, frazionamento tipico dei motori americani. Dall’esploso si vede anche come la filosofia motoristica americana sia perfettamente rispettata. Albero a camme nel basamento, aste e bilancieri e due sole valvole per cilindro sono quasi irrinunciabili quando si parla di motori made in USA. Una tecnica motoristica fin troppo bistrattata qui dalle nostre parti, ma che per certi motori che non devono raggiungere regimi di rotazione da Moulinex, ha anche i suoi vantaggi (compattezza delle teste, semplicità di manutenzione, ad esempio). COI NUMERI CI SIAMO Cilindrata a parte (1650 cc) e alimentazione a iniezione diretta di questo motore, battezzato KMV4) si conoscono anche i dati relativi all’angolo incluso tra i cilindri (90°), al tipo di raffreddamento (a liquido), al cambio (sei marce) e alla frizione multidisco in bagno d'olio. Il target prestazionale, secondo quanto dichiarato da Lee Conn presidente della Motus, è stato raggiunto con i 140 cv a 7.800 giri e i 161 Nm a soli 4.500 giri dichiarati. Il motore sarà parte stressata della ciclistica, infatti, il telaio è piuttosto esile, e la trasmissione finale a catena, soluzione mantenuta per dare un impressione di maggiore sportività ma che, probabilmente, scontenterà i turisti più incalliti. PENSATE SE… Sopensioni tradizionali e
componentistica Made in Italy (forcella rovesciata da 43 mm, ammortizzatore regolabile, doppio disco da 320 mm) dovrebbero chiudere il quadro. Sono note anche le misure: 1.460 mm di interasse, 26° di inclinazione cannotto sella a 787 mm da terra e un peso di "soli" 238 kg a secco. Diciamo soli perchè le ultime release giapponesi ed europee del segmento sono tutte over 270 e 30 kg in meno non sono noccioline... SOTTO LA LENTE: il motore KMV4 in formato gigante Commenti
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