Autore:
Emanuele Colombo

LA RICERCA Emissioni: tutto quello che sai è falso. Sembrerebbe questa la morale dell'ultima conferenza sulle nanoparticelle tenutasi a Zurigo. Basta infatti scavare tra le ricerche disponibili al pubblico nell'archivio di Nanoparticles 2017 per leggere che in alcuni casi i risultati di laboratorio sovvertono opinioni condivise dal grande pubblico. Per esempio si è scoperto che qualunque motore privo di filtro può essere più inquinante di un diesel. Uno degli studi presentati ha infatti esaminato un motore per mezzi pesanti a metano – o più precisamente gas naturale (CNG) – che privo di filtri ha prodotto da 2 a 10 volte più particolato che un diesel Euro 6. Con buona pace di chi, noi compresi, ritenevamo il metano pulitissimo in ogni condizione (fonte Southwest Research Institute - SwRI).

QUALE FA PIÙ MALE Non solo: pure i motori a benzina a iniezione diretta, quando privi di filtri, hanno emissioni di particolato superiori ai diesel e in alcuni casi anche quelli a iniezione indiretta. Questa non è una novità assoluta e infatti Mercedes e Volkswagen stanno attrezzando i loro modelli con filtri appositi. Quello che però è emerso dalle ricerche presentate a Nanoparticles 2017 è che il particolato dei motori a benzina sarebbe più cancerogeno per via della composizione chimica più ricca di sostanze aromatiche (in questo il metano è vincente). Il diesel risulterebbe peggiore solo nelle emissioni di ossidi di azoto (NOx), in misura tuttavia non preoccupante a patto che faccia uso corretto di tutti i suoi filtri: senza i defeat device del dieselgate, tanto per capirci. Il diesel sarebbe invece migliore sui benzina quando si tratta di gas serra, con un margine tra il 10 e il 20 per cento, come peraltro sottolineato anche da Audi e Bosch negli ultimi tech day.

CURARE È MEGLIO CHE BANDIRE Insomma la politica di messa al bando delle auto diesel, che molti governi stanno cominciando a perseguire, sembra possa risolversi in un clamoroso autogol in termini di salute e ambiente, se non verranno attuate altre strategie per impedire che la cura sia peggiore del male. Come se non bastasse è ormai chiaro che il particolato, che come abbiamo visto è un problema di tutti i motori a combustione interna ed è riconosciuto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) tra le sostanze cancerogene, non attacca solo i polmoni.

IL RISCHIO OLTRE I POLMONI Una ricerca presentata dal Swiss Tropical and Public Health Institute di Basilea (SwissTPH) evidenzia correlazione tra le polveri ultrafini e le forme di cancro alla prostata (in misura meno netta anche con il cancro al seno). Colpa del fatto che il particolato ultra-fine non rimane intrappolato negli alveoli polmonari, ma passa nel sangue ed è dunque in grado di raggiungere altri organi, compreso il cervello e i feti dei mammiferi in gestazione. Ora la misurazione rileva particelle fini fino a 23 nanometri di diametro, ma non è in grado di rilevare polveri più fini, che invece alcuni progetti in corso mirano a individuare, pesare ed eliminare. La situazione, come si vede, non è rosea: l'unica consolazione è che la ricerca non si ferma nemmeno davanti a ciò sembra assodato, identifica i problemi man mano che si presentano ed elabora strategie per risolverli. Al di là degli scandali e delle ipotesi di complotto.


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