IL PIANO B Possiedi un diesel pre Euro 4, ed ogni santo giorno guidi fino a Milano per lavoro? Peggio ancora, vivi entro i confini della famigerata Area B? Non ti resta che gettare l'auto nella spazzatura, pena una multa dietro l'altra e il prosciugamento del tuo conto in banca a velocità ben superiori ai limiti del Codice. Stesso discorso, in prospettiva, per chi frequenta la Fascia Verde di Roma, o la ZTL di Torino, altri territori presto dichiarati no-fly-zone per tutti i diesel di vecchia generazione. Gettare la spugna, dunque. Oppure, percorrere l'alternativa. Il Piano B per l'Area B si chiama conversione. Quella di un motore diesel in impianto diesel/GPL o diesel/metano. Chiamasi sistema dual-fuel, e come per magia, la propria auto riacquisto il permesso di circolazione. La possibilità esiste, resta da valutare se l'opzione valga la candela. O se sia meglio arrendersi, e rottamare l'auto in favore di un modello nuovo, più ecologico, meglio tollerato dalla società.

BI-FUEL, ANZI DUAL-FUEL La commutazione di un propulsore alimentato unicamente a gasolio in unità diesel/metano o diesel/GPL è un'opzione assai meno frequentata della classica conversione di un motore a benzina in motore a gas, tuttavia la prassi è quasi identica. La principale differenza rispetto alla tecnologia per motori a benzina (bi-fuel) risiede nella necessità del propulsore diesel di utilizzare contemporaneamente ambedue i carburanti, e non uno solo alla volta: un sistema dual-fuel miscela perciò i due fattori (gasolio e metano o gasolio e GPL) grazie a una centralina elettronica che calcola in tempo reale la quantità di diesel da iniettare (la quota oscilla dal 90% al 40%) per ottenere una combustione equivalente a quella originale, ma più ecologica e parsimoniosa. A produrre il kit è la reggiana Landi Renzo, leader di settore che in materia di sistemi dual-fuel concentra in realtà il proprio business sui veicoli commerciali.

REQUISITI Sui mezzi pesanti, la tecnologia diesel dual-fuel viene infatti applicata già da alcuni anni, con una prevalenza della combinazione gasolio-metano. Lo sviluppo di questo sistema prende le mosse proprio dalle esigenze di autotrasportatori e aziende di trasporto pubblico di rinnovare il parco automezzi, rendendolo più ecologico, senza tuttavia doverlo sostituire di peso, risparmiando così fiori di quattrini. Dai mezzi professionali, l'opzione viene oggi estesa anche alle vetture per uso privato, a patto che possiedano determinate caratteristiche: una cilindrata maggiore di 1.600 cc, un chilometraggio annuo superiore ai 15.000-20.000 km (visto il maggiore costo della trasformazione), inoltre scarsa anzianità e uno stato di conservazione più che dignitoso. In particolare, la conversione è circoscritta ai diesel Euro 3 ed Euro 4, mentre ai diesel Euro 0, 1 e 2 la soluzione è preclusa. Che dite, vale la pena almeno di informarsi?


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