Autore:
Luca Cereda

TEMPI MODERNI Comprare un'auto diesel oggi è una scommessa. Può essere un affare (in termini di mera spesa: gli sconti non mancano) ma anche un rischio, soprattutto in Italia dove il blocco delle auto a gasolio si sta diffondendo per via di scelte amministrative non sempre razionali. Di qui la paura, e la domanda, dell'automobilista medio: le auto diesel spariranno?

IL MERCATO Di sicuro il futuro dei motori diesel non è roseo, ma il mercato – per ora – sembra dare risposte schizofreniche, invece che scenari definiti. Se parliamo dell'acquisto di auto nuove, il calo è costante, almeno fino ai dati di ottobre. Anche se si tratta pur sempre del 44% della torta. Di contro, chi cerca un'auto di seconda mano (dati Autoscout24) sembra ancora ben disposto verso il caro, vecchio gasolio (61% delle richieste). Ciò, nonostante – ancora secondo l'osservatorio di Autoscout24 – le quotazioni delle auto diesel usate non abbiano subito scossoni rispetto ai prezzi medi dello scorso anno (-2,1%).

FIAT CAMBIA ROTTA Guardiamo allora alle strategie delle Case, per capirne di più. Ma anche qui arrivano indicazioni contrastanti. La data spartiacque sembrava il 2021, quando anche FCA, per bocca di Marchionne, aveva annunciato lo stop ai diesel. Salvo poi, qualche mese dopo, rivedere i propri piani, con Mike Manley al timone e Pietro Gorlier a capo delle operazioni europee.

EURO 6 FINAL Risultato: FCA investirà ancora nel diesel. E l'occupazione, in Italia, tira un sospiro di sollievo. Nello stabilimento di Pratola di Serra (Avellino) verranno prodotti gli Euro 6 D Final, dei diesel a bassissime emissioni che dovrebbero poter circolare almeno fino al 2030. Dunque, nonostante gli investimenti sull'ibrido e l'allargamento progressivo di questa tecnologia sulla gamma di modelli del Gruppo, Fiat e gli altri marchi non rinunceranno (almeno non subito) alle versioni a gasolio. Strategia guardinga o scelta politica, per preservare l'occupazione interna?

HONDA Altri costruttori sull'argomento sono più tranchant. L'esempio più fresco è quello di Honda, e anche qui – stavolta per davvero – il crinale è il 2021, anno in cui verrà lanciata la nuova Civic. Da allora Honda non produrrà più modelli diesel in Europa, il cui posto – nei piani di Honda – dovrebbe essere preso dall'ibrido. Per intenderci, con un'auto come la Honda CR-V ibrida, in arrivo nel 2019, i vertici europei della casa giapponese puntano a coprire metà delle vendite totali del loro SUV. E questo è solo l'inizio: tutte le nuove Honda in uscita avranno almeno una variante elettrificata. Compresa la Civic 2021, che sarà certamente full hybrid e probabilmente (non ci sono ancora conferme a riguardo) plug-in.

DE PROFUNDIS Tornando alla domanda iniziale, certamente ci sarà (è già in corso) un corposo ridimensionamento, ma è difficile pronosticare una “morte” del diesel in tempi brevi. Perché non bisogna guardare soltanto alla mobilità privata, che certamente, progressivamente, potrà anche farne a meno; bisogna guardare a tutto il sistema del trasporto, compreso quello commerciale. Gestire la fase di transizione non sarà semplice, né immediato, e questo dovrebbe scoraggiare le scelte strategiche più radicali. E' anche vero, però, che i costi da sostenere da parte dei costruttori per rendere i diesel conformi alle attuali normative sulle emissioni è alto, e non tutti vorranno/potranno sostenerli. C'è poi da considerare che, in questa partita, il pallino ad oggi è nelle mani della politica, quanto mai decisiva nell'influenzare il mercato: al momento a senso unico, e cioè verso l'addio al diesel. Intanto l'automobilista se ne resta fermo lì, con i suoi – legittimi – dubbi. Senza sapere che pesce pigliare. Pardon, senza sapere che auto pigliare.


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