Autore:
Emanuele Colombo

APPUNTAMENTO FISSO L'appuntamento si tiene ogni due anni presso il centro prove di Boxburg, a due ore di macchina da Francoforte: parliamo del Bosch Mobility Day, che è sempre l'occasione per fare il punto sullo stato dell'arte e sulle prospettive delle varie tecnologie legate ai trasporti. I temi di quest'anno possono suonare famigliari: si è parlato di auto connesse, auto a guida autonoma e auto elettriche, ma non sono mancate alcune sorprese e alcune contraddizioni che fanno riflettere. E riguardano i motori diesel. Ma andiamo con ordine.

IL PROBLEMA DEL TRAFFICO Lo scenario descritto descritto da Rolf Bulander, membro del consiglio di amministrazione, al Bosch Mobility Day ha un che di apocalittico: si prevede che da qui al 2050, cioè entro poco più di 30 anni, il traffico nelle grandi città sarà triplicato, per via della sovrappopolazione e per le consegne sempre più capillari e frequenti dei negozi online. Stiamo parlando della mobilità urbana nel suo insieme, calcolando non solo il traffico dei privati, ma anche quello commerciale.

I TRE OBIETTIVI DI BOSCH In questo contesto, Bosch sta investendo enormi risorse per raggiungere tre obiettivi: zero emissioni, zero incidenti e zero stress. A Boxburg abbiamo avuto modo di approfondire questi temi e provare alcune di queste tecnologie. Ecco che cosa è emerso. Parlare di zero incidenti, per Bosch e per gran parte dell'opinione pubblica, vuol dire parlare di auto a guida totalmente autonoma. Sul tema è intervenuto Dirk Hoheisel, anch'egli membro del board, che ha descritto un approccio molto ragionevole.

INTELLIGENZA PREDITTIVA “I veicoli autonomi, senza dubbio, possono reagire più velocemente di qualsiasi persona. Ma quanto sono in grado di prevedere gli eventi?”, si chiede Hoheisel. L'esempio che cita è l'automobilista che rallenta se vede un pallone rimbalzare, perché sa che di lì a poco potrebbe spuntare un ragazzino che lo rincorre. Il punto è riuscire a rendere le auto in grado di comprendere il contesto come e meglio degli esseri umani.

I COLLAUDI IN THE CLOUD A questo scopo, Bosch lavora con il colosso dei chip Nvidia per creare un computer tre volte più potente di un cervello umano, che dovrà ospitare una vera e propria intelligenza artificiale addestrata allo scopo. A Boxburg abbiamo assistito alla raccolta dei dati sul campo accelerata dall'uso di una piattaforma cloud. Il tutto servirà per addestrare la AI e trasmettere gli aggiornamenti alle auto “over the air”, come si fa coi cellulari. Ora si usa per calibrare l'intervento dei vari sistemi di assistenza alla guida (ADAS).

LAVORI IN CORSO A Boxburg siamo stati a bordo di un prototipo su base Volkswagen che individuava i ciclisti nella nebbia e frenava da sola per non investirli. Un'altra auto su base Tesla Model S guidava da sola in circuito (a bassa velocità, va detto) e un terzo prototipo, sempre su base Tesla, mostrava al lavoro il sistema per il riconoscimento delle immagini, che identificava i tipi di ostacoli sulla strada con colori dedicati per auto, pedoni, ciclisti ecc. Il lavoro, insomma, procede e sul tema della guida autonoma lavorano 3.000 ingegneri; sull'Intelligenza Artificiale Bosch ha investito 30 milioni di euro. La promessa è che potremo vederla all'opera all'inizio del prossimo decennio.

MOBILITÀ MULTIMODALE In merito allo stress, il tema è la mobilità multimodale: una cosa di cui abbiamo già parlato in occasione della Disruptive Week, ma che implica una rivoluzione copernicana nelle infrastrutture e nel nostro modo di gestire gli spostamenti. Lo scenario non prevede più un'auto personale che sappia portarci ovunque, ma l'utilizzo di vari mezzi ottimizzati secondo ciascuna tratta del percorso: treni per le lunghe distanze e veicoli elettrici in sharing (scooter e piccole auto taglia Smart), per gli spostamenti in città.

PAROLA D'ORDINE: CONNESSA Ci penseranno l'Internet delle Cose (IoT) e una piattaforma cloud ad agevolare la fruizione dei vari mezzi e il passaggio dall'uno all'altro senza complicarci la vita, almeno nelle intenzioni. A pensarci, però, sembra che per una rivoluzione così radicale servano investimenti enormi e la volontà politica di attuare una simile trasformazione: se dovessimo scommettere, punteremmo sui paesi dell'Oriente, dove certi mutamenti sono più facili.

IL BOOM ELETTRICO Sulla mobilità elettrica il discorso si fa controverso, perché Bosch si dichiara convinta che si svilupperà molto rapidamente, però ammette che i tassi di crescita sono calcolati su numeri di partenza molto bassi. Inoltre Bosch vede i veicoli elettrici confinati alle città, dichiarando che la messa al bando dei diesel è un grave errore dal punto di vista dell'ecologia.

IL DIESEL VIVRÀ? Il diesel, dice Bosch, è elemento chiave per la riduzione delle emissioni di CO2 e ci ha fatto provare un prototipo che dimostrerebbe la possibilità di superare le prove di omologazione Euro 6d nelle condizioni del nuovo ciclo di prova Real Driving Emissions (RDE). Il tutto senza ricorrere all'elettrificazione, senza peggiorare consumi e prestazioni e utilizzando materiale già disponibile oggi. Come è andata?

L'AUTO DEL TEST Il prototipo era allestito sulla base di una Volkswagen Golf 2.0 TDI, a cui sono state effettuate varie modifiche. La cilindrata del motore è stata ridotta a 1,7 litri; sono stati sostituiti scarico, turbina e iniezione ed è stato installato un catalizzatore SCR invecchiato in forno, per simulare un'auto che avesse già effettuato circa 160 mila chilometri (le 100 mila miglia necessarie per l'omologazione americana). Altri interventi hanno riguardato la calibrazione motore e la programmazione del sistema per il ricircolo dei gas di scarico (EGR), che ora viene mantenuto in funzione in ogni condizione.

EMISSIONI OK Il risultato? Non abbiamo avuto difficoltà a rientrare nelle limitazioni del ciclo RDE pur adottando stili di guida differenti e senza preoccuparci di tenere una condotta al volante particolarmente virtuosa. I consumi peggiorano di appena l'uno per cento rispetto alla Golf originale e secondo Bosch il consumo di AdBlue, l'additivo per far funzionare il catalizzatore SCR, è di appena 1 litro ogni 1.000 chilometri. E ulteriori miglioramenti si potranno ottenere con una più accurata gestione delle temperature di motore e scarico durante la marcia ai bassi carichi.

MANCA UN PO' DI SPRINT Il problema è che l'auto che abbiamo provato non aveva lo sprint di una normale Golf 2.0 TDI. Bosch ha sottolineato che si trattava di un prototipo, appesantito da 4 passeggeri e da una notevole zavorra, ma l'impressione che l'Euro 6d possa rendere i diesel meno generosi in ripresa, proprio come hanno fatto, del resto, le normative precedenti. Con buona pace dei valori di potenza e coppia che sulla carta continuano a crescere, ma non corrispondono poi alle sensazioni percepite al volante.


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