Autore:
Salvo Sardina

IL COPIONE SBAGLIATOLa Ferrari esulta, quasi a scrollarsi di dosso il filotto di episodi sfortunati (e di errori) inaugurati proprio un anno fa sulla pista, oggi amica, di Hockenheim. Sebastian Vettel, splendido poleman, proprio in Q3 ha ribaltato i pronostici che invece vedevano in Charles Leclerc – comunque secondo in griglia – il favorito per la pole position”. Se dietro la Formula 1 ci fosse un copione già scritto, in grado di strizzare furbescamente l’occhiolino alle emozioni degli appassionati, probabilmente avremmo aperto così il nostro commento alle qualifiche del Gp di Germania. E invece – i tifosi della Ferrari sembrano averlo imparato molto bene – lo sport sa essere decisamente molto crudele.

ILLUSIONE ROSSA Così accade che, nella ricorrenza più significativa della stagione della Ferrari – quella della tragica scomparsa del presidente Marchionne, ma dell’incidente dal quale Seb sembra non essersi più ripreso – le due SF90 tornino improvvisamente a volare, dominando in lungo e in largo tutte le sessioni di prove libere. Quasi un mondo alla rovescia rispetto alle attese, con la Mercedes frastornata dal gran caldo del venerdì, ma poco brillante anche con le temperature sensibilmente più basse del sabato. Il cerchio, apertosi 12 mesi fa, sembra in procinto di chiudersi con una prestazione monstre del Cavallino. Tutto perfetto, insomma, per il nostro occulto sceneggiatore. Almeno fino al semaforo verde delle qualifiche…

ANCORA PROBLEMI Già al via della Q1, la prima doccia fredda. Vettel procede lentamente, poi avverte “un problema di potenza”. Momenti drammatici, il tedesco rientra ai box ma resta all’interno dell’abitacolo nella speranza di essere rimandato in pista. Dopo qualche minuto, però, i suoi tecnici gettano la spugna: game over, il guasto all’intercooler non può essere riparato in così poco tempo. La scena si ripete praticamente in fotocopia poco più di mezz’ora dopo, stavolta con Leclerc. Il ventunenne è costretto a lasciare la sua SF90 per un problema al sistema di controllo della pompa di benzina. Una beffa per il giovane del Cavallino, installatosi in prima posizione già nelle libere 2 di ieri senza lasciare mai più la vetta della classifica. Neppure in Q1 e Q2.

QUALE SFORTUNA? Insomma, la tavola era apparecchiata per il banchetto ferrarista, ma qualcosa non ha funzionato. Il team principal Mattia Binotto, al quale tutto si potrà dire tranne di non metterci la faccia, spiegherà come si sia trattato di problemi totalmente nuovi e mai sperimentati in precedenza, neppure al banco. Sorte avversa o meno – superfluo ripescare le celebri parole del fondatore Enzo sul concetto di fortuna – è curioso che le cose vadano storte soprattutto nei weekend in cui c’è il potenziale per battere i rivali. Un peccato perché, anche a giudicare dalle simulazioni in assetto gara di ieri, con Leclerc finalmente soddisfatto dei passi avanti nella gestione degli pneumatici, sarebbe stato interessante vedere Ferrari, Mercedes e Red Bull combattere ad armi pari.

IL CERCHIO (NON) SI CHIUDE Dovremo invece prepararci a una gara ben diversa, con Lewis Hamilton e Valtteri Bottas, rispettivamente primo e terzo in griglia, potenzialmente impensieriti dal solo Max Verstappen, secondo ma al via con le più performanti (almeno nei primi giri) gomme Soft. Quanto al Cavallino, Leclerc dovrà ricostruire dal decimo posto, forzando (ma non troppo) sulle sue Pirelli “gialle” per giungere quanto più in fretta possibile alle spalle dei big. Vettel, invece, sarà costretto a partire dall’ultima casella dello schieramento, o magari dalla pit-lane qualora gli ingegneri di Maranello decidano di sostituire qualche componente sulla sua SF90. Una domenica tutta in salita, con la possibile variabile pioggia a scompaginare ancora di più le carte o, se preferite, a rendere la corsa caotica come quella della passata stagione. Allora fu Hamilton a trionfare dopo essere partito quattordicesimo. Chissà che il dispettoso sceneggiatore non stia già pensando a nuovi colpi di scena…

 


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