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Notizie correlate UNA LUNGA STORIA É
dal 1996 che Yamaha sta lavorando attorno al progetto della nuova
Vmax, una gestazione elefantiaca che difficilmente vediamo nel mondo
della moto. Ma Yamaha voleva che questa moto diventasse un po' la sua
bandiera tecnologica, la summa di tutto quanto Yamaha attualmente è
capace di mettere in una moto. Per farcela vedere a farci capire il genere di moto Yamaha ha organizzato una presentazione in Spagna, dove tra dragster, auto razzo e aerei acrobatici finalmente è spuntata anche lei per farsi ammirare (ma non toccare) da vicino. La VMAX è un inno
al'esagerazione, in tutti i sensi. Ha un look mozzafiato (dal vero
anche meglio che in foto) un design curatissimo, particolari
cesellati ma soprattutto un motore da record, capace di annichilire la
concorrenza (che in questo momento possiamo riassumere nella sola Harley Night Rod) riguardo a potenza, cilindrata e accelerazione.
ATTESA RIPAGATA Insomma si è fatta aspettare parecchio, ma adesso gli estimatori di questa moto tutta muscoli e sprint (che nella precedente versione, arrivata nel 1985, è stata venduta in 100.000 esemplari di cui 40.000 in Europa) possono davvero dire che ne è valsa la pena. Della nuova VMAX se ne parla da parecchio, mostrata come Show bike al Salone di Tokio del 2005, ha mandato ben presto in ebollizione gli appassionati tanto da convincere Yamaha a creare un sito ( www.next-vmax.com tutt'ora attivo) da cui ricevere commenti e suggerimenti su come avrebbe dovuto essere. Da li in poi tante voci e tante foto più o meno inventate (si parlava addirittura di un motore da 2000 cc). Infine le prime fughe di notizie con foto del modello americano accompagnate dai soliti “si dice” “probabilmente” “dovrebbe essere”. DATI CERTI Bene se l'immagine circolata in rete era sostanzialmente esatta, i dati tecnici invece erano un po' sballati. Vi riassumiamo quelli ufficiali per comodità. Il suo motore è un quattro cilindri a V di 65° (sull'originale la V era di 70°) da 1679 cc (96x66 mm curiosamente è stata mantenuta la corsa del vecchio motore) alimentato ad iniezione elettronica con sistema YCC-T e YCC-I. In soldoni la VMAX utilizza sia il ride by wire sia i cornetti a lunghezza variabile, come la R1, in più respira attreverso un voluminoso air box “a canne mozze” che prende aria dalle quattro bocche piazzate ai lati del finto serbatoio (quello vero, da 15 litri è sotto la sella). CATENA E INGRANAGGI La distribuzione è a quattro valvole per cilindro con alberi a camme mossi da un sistema misto ingranaggi/catena (come sulla Buell 1125 l'albero a camme di aspirazione è mosso dalla catena e un ingranaggio rimanda il moto a quello di scarico, così si ottiene una testa più compatta) e c'è pure la frizione antisaltellamento. PIU' GROSSO DENTRO, PIU' PICCOLO FUORI Il lavoro dei tenici ha inoltre portato ad avere un motore più compatto di 27 mm rispetto al precedente V4, mentre, fedele alla filosofia della prima VMAX, la trasmisione finale è affidata ad un albero che tramite un giunto cardanico muove un ruotone da 18 pollici gommato con un pneumatico da 200/50. E ce n'è davvero bisogno per scaricare tutta la rabbia del quattro cilindri che quando dà i numeri li dà sul serio. CAVALLI TANTI, COPPIA DI PIU' Se i 140 cavalli della prima VMAX erano un dato eclatante per l'epoca, i 200 cavalli erogati a 9.000 giri della nuova non sono da meno. Ma il dato più impressionante è la coppia di 166,8 (17 kgm) Nm a soli 6.500 giri. Numeri che rendono bene l'idea di cosa possa essere capace questa moto nel semaforo-semaforo. CICLISTICA AD HOC Ma, gare di accelerazione a parte, Yamaha si è curata di produrre una moto che fosse anche guidabile, la ciclistica della VMAX è realizzata ad espressamente per lei: il telaio in alluminio con struttura a diamante è composto da travi realizzate con lavorazioni differenti (forgiatura estrusione ecc). Così ad occhio il baricentro appare piuttosto basso, la moto è lunga (interasse 1.700 mm) e con un forcellone decisamente più lungo che in precedenza per consentirle di scaricare meglio la potenza. SI REGOLA TUTTA La dotazione tecnica anche in questo caso è da prima della classe, con un monoammortizzatore regolabile (con leveraggio progressivo) e una forcella (inclinata di ben 31 gradi), completamente regolabile che curiosamente non è una upside-down, ma compensa con il diamtro degli steli di ben 52 mm trattati all'ossido di titanio. MARGHERITE E PISTONI A GO GO L'impianto frenante, dotato di serie di ABS lineare, vede debuttare su una Yamaha i dischi a margherita (da 320 mm) frenati dalle stesse pinze a sei pistoncini della R1, con un posteriore da 298 mm. Anche in questo caso ce n'è bisogno visto che con 310 kg in ordine di marcia (con il pieno di benzina) una volta lanciata la Vmax non deve proprio essere una libellula da fermare. BEL DESIGN Ma al di la della dotazione o dei dati tecnici va dato atto a Yamaha di aver fatto davvero un gran lavoro di design. La VMAX è davvero bella, curata all'estremo e con tutto quel nero addosso è cattiva da far paura. Inoltre; è dotata del meglio anche quando si parla di strumentazione (divisa in due con contagiri sul manubrio e un display sul serrbatoio) o di attenzione dettaglio e al materiale (magnesio per carter motore, titanio per gli scarichi). Una vera ammiraglia, un oggetto che ancor prima di essere gasante da guidare è bello da guardare e quindi da sfoggiare. SI COMPRA IN RETE Un oggetto di lusso, come è sottolineato dal prezzo fissato in 20.000 € tondi tondi. Elitario sicuramente, così come elitario è il metodo di acquisto che avverrà solo tramite ordinazione su internet (al sito www.new-vmax.com) a partire da luglio con successiva consegna al concessionario preferito. Perchè la VMAX sarà praticamente realizzata su ordinazione, non sarà quindi una moto qualunque nemmeno nel modo di comprarla. Commenti
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