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ARRAMPICATRICE SOCIALE Forse è una semplice coincidenza, ma
alla Guzzi hanno deciso di battezzare con il nome di uno tra i passi alpini
più spettacolari, Stelvio, la moto con cui tentano la scalata al
segmento delle maxi-enduro da turismo. E’ dunque un’arrampicatrice anche
sociale la nuova nata di Mandello, chiamata a sfidare a viso aperto quella che
è una vera e proprio istituzione nel suo campo, la BMW GS 1200. Senza
dimenticare poi il "parterre de rois" che completa la categoria, con esponenti di
rango giapponesi ed europee.
NULLA AL CASO Per una missione tanto ambiziosa, quelli dell’Aquila hanno lasciato ben poco al caso, a partire da una linea personalissima, giusto un pelo sopra le righe in alcuni dettagli. L’elemento più originale è senza dubbio il cupolino, con due fanaloni sgranati come se avessero visto in giro per lo stabilimento il fantasma di Carlo Guzzi. Con le economie di scala da sfruttare, le parabole vengono dalla banca organi del Gruppo Piaggio ma sono dotate di trasparenti inediti, e inserite in un cupolino dal taglio molto geometrico. VANO NON VANO Anche il serbatoio è tirato a colpi di righello e non è troppo ingombrante. La sua capacità è di 18 litri, forse un po’ pochini per chi ha ambizioni da globetrotter, ma si fa perdonare nell’uso quotidiano con un furbo vano portaoggetti nella parte destra, che si apre con un pulsante sul blocchetto elettrico sinistro. La zona posteriore è un po’ più scontata, con il telaietto reggisella in bella vista. A intonare una voce fuori dal coro provvede il voluminoso terminale di scarico, con un taglio asimmetrico davvero sui generis. SANA E ROBUSTA Nell’esame statico delle Stelvio è impossibile non notare lo sforzo fatto dalla Moto Guzzi per migliorare la qualità. Nessun particolare ha un’aria gracile e provvisoria e nel complesso gli assemblaggi sembrano precisi. Anche il portapacchi che orna il codino appare di sana e robusta costituzione. I palati fini potrebbero forse storcere un po’ il naso per l’assenza di un comando elettrico anziché manuale per regolare il cupolino ma per lamentarsi occorre un bel coraggio. Anche perché il resto del ponte di comando ha un’aria curata, con un bel manubrio in alluminio a sezione variabile e una strumentazione mista, con contagiri analogico e display digitale con tachimetro, contachilometri, computer di bordo. PRIMA SCELTA La componentistica è a sua volta di prim’ordine. I freni sono griffati Brembo e l’impianto si compone di due dischi anteriori da 320 mm lavorati da pinze con attacco radiale a quattro pistoncini e da un disco singolo posteriore da 282 mm. Molto belli anche i cerchi neri Behr in alluminio con raggi Alpina, che ospitano pneumatici tubeless Pirelli Scorpion da 110/80-19 davanti e da ben 180/55-17 dietro. La parte ciclistica prevede una forcella upside-down con steli da 50 mm completamente regolabile e un mono posteriore regolabile nel precarico e in estensione, che regola tramite un leveraggio progressivo i movimenti del monobraccio del CARC, Cardano Reattivo Compatto per i meno introdotti nelle cose di Mandello. L’interasse ammonta a 1.535 mm mentre l’avancorsa è di 125 mm, complice un cannotto di sterzo inclinato di 27°. Il peso è invece di 214 kg a secco. TRAPIANTO DI CUORE Lo scheletro della Stelvio è un traliccio a doppia culla in tubi d’acciaio dal disegno convenzionale ma irrigidito grazie a tubi con pareti di spessore maggiorato, pari a 2,5 mm. Rispetto alla prassi crescono anche i punti di attacco del motore al telaio, che passano da quattro a sei. Dulcis in fundo, riflettori puntati proprio sulla meccanica. A spingere la Stelvio c’è il recentissimo Quattro Valvole già provato anche sulla Griso 8V, rivisto per l’occasione con un nuovo impianto di scarico e con l’alimentazione regolata di conseguenza, nel tentativo di rendere l’erogazione più rotonda e corposa ai regimi intermedi. I numeri parlano di una potenza massima di 105 cavalli a 7.500 giri con un picco di coppia di 108 Nm a 6.400 giri. OFFERTA LANCIO La Stelvio entra in listino in tre colori, bianco perlato, rosso e nero, a 12.990 euro, cifra destinata però a lievitare a partire dal mese di giugno. Dopo i primi tre mesi di "offerta lancio", l’assegno da staccare diventerà infatti di 13.450 euro. Il tutto senza contare il rischio di cedere alla tentazione rappresentata dalla lunga lista di accessori, per buona parte dedicati al turismo. Si va dalle borse laterali a quella per il serbatoio passando per i tubi paramotore, il supporto per il navigatore satellitare e i fari di profondità. Non mancano neppure le manopole riscaldabili e l’ABS, per cui bisogna però pazientare ancora qualche mese.
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