SPECCHIETTO SCHERZETTO Nel dopogara del Gran Premio del Messico il pilota della Mercedes, Lewis Hamilton, si era lamentato dell'avvio spregiudicato di Sebastian Vettel e Max Verstappen, il primo reo di averlo chiuso in rettilineo, il secondo di essergli quasi andato addosso in staccata, stando alle dichiarazioni del britannico. Non è tardata ad arrivare la risposta di Sebastian Vettel, che ha chiamato in causa gli specchietti delle moderne auto di Formula 1 per giustificare il quasi contatto in partenza.

CHARLES NEL MIRINO "Non l'ho proprio visto" - ha dichiarato il tedesco a Motorsport - "Dopo la gara è anche venuto dopo di me a chiedermi conto della mia manora, ma non avevo alcuna intenzione di spingerlo fuori. Ovviamente non appena scattato ho puntato subito a Charles (Leclerc n.d.r.) e controllato gli specchietti sulla destra e poi sulla sinistra, e solo allora ho visto Lewis. Da allora sono andato dritto, ma prima di quel punto non l'avevo visto."

PUNTO CIECO "Vediamo abbastanza bene con questi specchietti retrovisori ma c'è ancora un piccolo angolo che non puoi raggiungere" - ha aggiunto Vettel - "Penso che il punto cieco sia vecchio quanto l'invenzione dello specchio, quindi non sono sicuro che si possa fare qualcosa a riguardo. Ovviamente quando sei al primo giro più che altro immagini dove siano gli altri, soprattutto quando si tratta di impostare la curva. Il più delle volte funziona, ma a volte noi. Penso che tutti cerchiamo sempre di fare del nostro meglio, sappiamo che non possiamo vincere la gara alla prima curva, ma certo non vogliamo neanche perderlà lì. Ripeto, non penso ci sia molto da fare su questo punto cieco."


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