Test Drive

Citroën DS5 2.0 HDI


Avatar di Mario Cornicchia , il 05/01/13

8 anni fa - Ha linee audaci ma sa essere anche pratica

Stile alla Giulio Verne, pratica più di quanto sembri e visibilità da addestramento

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MISSILE Per rendere onore alla Dea, la Déesse, la prima DS, tutte le Citroën della famiglia DS si distinguono per lo stile ricercato, o che ricerca l'originalità. La Citroën DS5 non fa difetto alla regola e fa di tutto per distinguersi. Con una silhouette da missile innanzitutto, puntuta nel profilo e tondeggiante nella sezione, e con la coda dal lunotto che scende veloce come la rampa dei box. Oltre che con uno stile elaborato quanto una macchina di Giulio Verne, sottolineato da fregi e decori, come quella sciabola cromata che tiene insieme parafango e parabrezza.

GLOVE BOX Anche all'interno la volontà di riprodurre la sensazione del missile è evidente. L'abitacolo sembra calzare come un guanto, sembra anche più stretto di quanto sia ed è più stretto di quanto potrebbe essere date le dimensioni esterne di tutto rispetto (453x187 cm). COCKPIT L'idea aeronautica è sottolineata dalle batterie di pulsanti a levetta presenti sul tunnel centrale, piuttosto alto per sottolineare l'effetto fasciante, e sul soffitto. Così all'avvio viene voglia di effettuare il check come un pilota di aereo e di selezionare un po' di pulsanti prima di premere il pulsante Start.

QUALITA’/PREZZO La qualità fa davvero dimenticare le francesi di qualche lustro fa, è curata nei materiali e nei dettagli, ma va detto che la Citroën DS5 non è proprio un’auto economica, con un prezzo di attacco inferiore ai 30.000 euro per pochi spiccioli. Superare i 35.000, poi, è un attimo.

NO VANI NO PARTI Peccato che all’abitacolo aeronautico della DS5 manchino le tasche e i vani in cui i piloti ripongono i piani di volo e i manuali e mi riduco ad appoggiare il telefono nel portacenere: sul tunnel centrale troppo attento allo stile, non c'è spazio per una vaschetta o un vanetto. Le batterie di pulsanti, poi, sono d'impatto ma, con i pulsanti tutti troppo uguali, non agevolano il compito di ricordare la funzione di ognuno.

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STRANA IDEA Ogni volta che salgo sulla Citroën DS5, la posizione di guida non manca di risultarmi strana, differente dall'usuale e, dopo qualche migliaio di chilometri vissuti insieme, non ho ancora capito perché. Ho capito però che la sua posizione allungata, da missile, è comoda anche dopo più ore al volante. La zona lombare è ben imbottita, dà quasi fastidio se si guida con un giaccone pesante, ci si abitua piacevolmente se si guida senza imbottiture.

COMODA SI’ Comoda e confortevole è la DS5 nel suo complesso. Silenziosa, innanzitutto, nel far sentire sempre il motore quel tanto che basta e nell'isolare dal resto del mondo anche da fermi. E poi è comoda, con la stabilità del suo passo lungo e con sospensioni ben tarate, tanto da consentirmi il passaggio di alcuni noti punti autostradali critici per il sonno del pupo senza la minima reazione da parte del piccolo dal sonno delicato.

SPAZIO AI BAGAGLI Parlando di pupo e di quanto si porta dietro nei suoi trasferimenti, ho sperimentato sul campo anche l'insospettata voracità del bagagliaio della Citroën DS5: quando ero pronto a stivare qualche borsa all'interno dell'abitacolo, il bagagliaio, più profondo e più alto di quanto possa sembrare data la forma missilistica, si è dimostrato ben disposto a digerire borse e passeggino con souplesse da Déesse.

MISSILE CAPACE Non manca anche lo spazio a disposizione per i posti posteriori, per le gambe come può sembrare piuttosto ovvio data la lunghezza della DS5, ma anche per la testa dei normotipi e dei normotipi abbondanti, meno ovvio considerando la sua coda a missile. Perché in realtà non è tanto la coda che scende ma è a linea di cintura che sale a decidere l'effetto ottico della coda sfilata, lasciando così spazio, oltre che a un bagagliaio alto, anche ad aria per la testa.

TETTI SCORREVOLI A rendere ancora meno claustrofobico il tetto basso oltre che coraggiosamente ed elegantemente rivestito in nero, pensa poi il sistema di tre tettucci in cristallo, due anteriori e uno posteriore, che si scoprono facendo scorrere tendine che più che le solite tendine oscuranti, sono vere e proprie porzioni del soffitto.

VISIBILITA’ La visibilità in coda non è proprio panoramica, non soltanto in manovra, dove sopperisce la telecamera (se montata), quanto in marcia, specie in autostrada dove la traversa che divide il lunotto in due parti (in realtà il lunotto non è soltanto sotto lo spoiler, come sembra guardando la DS5 da fuori, ma continua sul tetto, anche sopra lo spoiler) è proprio sulla linea dell'orizzonte, coprendo la vista sulle auto che seguono a distanza di sicurezza autostradale. La visibilità è il prezzo che si paga per lo stile originale a missile. Anche in avanti, dove non manca certo l’orizzonte, ma dove non è proprio immediato percepire gli ingombri. Mi è capitato di smanovrare per entrare in box pensando di essermi infilato al millimetro per poi scoprire, una volta sceso, che avevo un sacco di spazio.

SOUPLESSE OBLIGE Motore davvero silenzioso, dicevo, che a volte sembra tenuto a bada dal cambio automatico per non turbare l'atmosfera ovattata. Il motore messo alla prova nel day-by-day è il duemila turbodiesel HDI da 163 cavalli, abbinato appunto al cambio automatico a sei marce che, spesso, punta sulla ormai rinomata coppia ai bassi regimi dei motori HDI piuttosto che su una scalata di marcia per riprendere rapidamente, facendo sembrare in alcune occasioni il duemila meno potente di quanto sia realmente. Souplesse oblige, del resto, e con 163 cavalli per più di sedici quintali di peso, il cronometro si ferma a 10 secondi e 9 decimi nello 0-100 km/h. I consumi medi dichiarati, 4,9 litri ogni 100 chilometri, si traducono nella realtà, in un misto tra città e autostrada, in circa 7 litri ogni 100 chilometri.


Pubblicato da M.A. Corniche, 05/01/2013
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