Test Drive

Citroën C8 2.0 HDi automatica


Avatar Redazionale , il 08/10/12

9 anni fa - 3.500 km circa in una settimana con la Citroën C8 2.0 HDi automatica

3.500 km circa in una settimana con la Citroën C8 2.0 HDi automatica mostrano come, a distanza di una decina d'anni dal lancio, la monovolume francese sia sempre una gran passista.

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TRANS EUROPE EXPRESS Milano-Parigi-Milano e a seguire Milano-Colonia-Milano. Il tutto in una settimana (compreso un weekend di meritato riposo) e per un totale di quasi 3.500 km, contando anche i giretti per raccogliere lungo la strada i vari membri delle spedizioni ai due primi saloni d’autunno delle quattro e delle due ruote. E’ a questo tour de force che è stata sottoposta la Citroën C8 2.0 HDi automatica nella sua breve permanenza in redazione e dal quale è uscita a testa altissima.

COME UNA VOLTA Recentemente passata dal chirurgo estetico un lifting al muso, con il model year 2013 la monovolume francese ha ora un look più attuale ma a tradire il fatto che il suo progetto abbia una decina di primavere è l’aria un po’ pacioccona e paffutella. A sfogliare il listino, pare che di macchine così oggi non se ne facciano quasi più. La moda attuale impone linee tese, asciutte e sportive (con una piccola licenza poetica diciamo pure un po’ incazzate…), anche per modelli che sembrerebbe invece fatti più che altro per macinare strada e portare la famiglia del Mulino Bianco in gita nel weekend.

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COME SI SUOL DIRE… Eppure, proprio dopo una prova on the road come quella in questione viene da chiedersi se l’evoluzione in questi anni sia andata in una direzione utile all’utente finale. Intendiamoci, lungi dal voler banalizzare il concetto rispolverando detti come “si stava meglio quando si stava peggio” o “gallina vecchia fa buon brodo”. Tuttavia è fuori di dubbio che in fatto di luminosità, visibilità e qualità della vita a bordo la Citroën C8 abbia ben poco da invidiare a molte proposte più fresche.

SALOTTO SU RUOTE A voler fare gli incontentabili, una cosa che le manca sono i sedili ripiegabili a scomparsa nel pavimento, che sarebbero comodi per cambiare faccia all’abitacolo in un amen anche quando si è lontani da casa. La C8 ha invece sedili (neanche leggerissimi) che bisogna rimuovere e sistemare da qualche parte quando ci si vuole dare ai trasporti eccezionali, facendo salire la capacità da 225 dmc fino a 2.948 dmc. Questa  Citroën C8 sa comunque come farsi perdonare: le sue sette poltrone sono ampie e comode, oltre che facilmente regolabili singolarmente, e chi siede davanti può fare ruotare i sedili all’indietro, per fare salotto con gli altri durante le soste.

VIAGGIO NELO SPAZIO Logistica dei sedili a parte, la Citroën C8 offre spazio in abbondanza, complice anche un passo di 282 cm. Il pilota e il suo secondo sono in posizione panoramica e hanno davanti una plancia piena zeppa vani portaoggetti. Solo la grossa consolle centrale crea qualche interferenza con il ginocchio se si tengono le gambe a mo’ di rana, mentre sul lato esterno si apprezza la forma scavata del pannello porta, che regala centimetri a iosa per le gambe. Nella fila centrale, invece, basta salire a bordo attraverso le ampie porte scorrevoli perché si stampi sulla faccia un sorriso a 32 denti, sorriso che non svanisce nemmeno una volta accomodati. I centimetri abbondano in ogni direzione e, se si occupano i posti esterni, si può trasformare quello centrale in un pratico tavolino o rimuoverlo per avere più libertà di movimento (vedi gallery). Un po’ più sacrificati sono gli eventuali occupanti dell’ultima fila, anche se la terza fila (rimasta nel nostro caso entrambe le volte a Milano) non è in ogni caso sinonimo di terza classe. In un quadro così nessuno ha da lamentarsi, nemmeno Gianluca, il cameraman grande come Obelix, e Alessandro, new entry della comitiva, con il suo metro e novanta abbondante e le sue zampe da trampoliere.

GLOBETROTTER Se la Citroën C8 2.0 HDi automatica è una passista con i fiocchi non è solo per una questione di centimetri interni.  L’assetto è piuttosto soffice e passa come un ferro da stiro sulle pieghe dell’asfalto, isolando per bene le terga dei passeggeri anche sui rattoppi dell’asfalto riusciti meno bene. Il cambio, dal canto suo, assicura passaggi di marcia dolci - anche se non fulminei - e permette al motore di girare a regimi ragionevoli anche alle medie più elevate. Già, il motore: abbinato a questo tipo di trasmissione, il due litri a gasolio HDi vede un po’ stemperarsi la sportività che ostenta sotto altri cofani e si fa apprezzare più per la regolarità dell’erogazione e per la spinta ai medi. Positivo è anche il quadro in materia di consumi: alla fine del nostro piccolo giro d’Europa, la Citroën C8 ha percorso in media circa 12 chilometri con un litro di gasolio, in un alternanza di tratti svizzeri fatti - ahinoi - a passo di parata e di autobahn senza limiti, nelle quali abbiamo più volte sfruttato le discese per portare la lancetta del tachimetro verso il fondoscala, con la macchina che è sempre filata via dritta come un fuso.


Pubblicato da Paolo Sardi, 08/10/2012
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