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Il Mondiale Endurance 2026 ha vissuto a Barcellona il penultimo round della stagione, un weekend che ha emesso verdetti importanti con la conquista matematica del titolo Costruttori Hypercar da parte della Toyota e la contemporenea certezza per la casa giapponese che anche il titolo Piloti finirà a uno dei suoi due equipaggi. La tappa al Circuit de Catalunya è stata annunciata in estate in sostituzione di quella del Qatar, posticipata e poi cancellata a causa delle tensioni in Medio Oriente, e ha confermato la crescita di popolarità del WEC, con oltre 55mila spettatori accorsi nell'arco del fine settimana. Tra questi anche il sottoscritto, in una posizione privilegiata in quanto invitato dallo stesso WEC ad assistere alla competizione da dietro le quinte, in una versione da infiltrato speciale che ho decisamente apprezzato. Ecco cosa ho visto nei due giorni trascorsi in Spagna.
L'EMOZIONE DEL PODIO E I MILLE OCCHI DELLA DIREZIONE GARA
Il mio viaggio dietro le quinte del WEC inizia il sabato pomeriggio, con l'occasione decisamente inusuale di poter provare l'emozione di salire sul podio e sollevare il trofeo riservato al vincitore. L'esperienza di affacciarmi da quella posizione verso l'immensa tribuna centrale del Circuit de Catalunya è unica e posso solo immaginare cosa provano i piloti quando lo fanno al termine di un'adrenalinica gara e con tutta la folla - e i membri del team - che li acclamano.

Subito dopo facciamo tappa presso la Direzione Gara, il grande fratello che osserva tutto ciò che accade in pista. I commissari hanno davanti a sé un muro di schermi che riprende ogni angolo della pista: riuscire a controllare tutto non è certo semplice, ma gioca un ruolo fondamentale soprattutto quando bisogna prendere rapidamente una decisione tempestiva in situazioni potenzialmente pericolose. La vetrata che ci separa dalla loro stanza si oscura: è tempo di prepararsi per la sessione di qualifiche della classe regina del Mondiale Endurance, quella delle Hypercar.
IL ROMBO DEI MOTORI CHE FA BENE AL CUORE
Le qualifiche sono frenetiche: la prima sessione dura 12 minuti, durante la quale le 17 vetture girano continuamente in pista utilizzando i primi giri per portare nella giusta finestra di temperatura le gomme. Assisto alle qualifiche dalla balconata sopra alla pit lane: la velocità delle Hypercar è notevole, con top speed superiori ai 300 km/h, ma per me che negli ultimi anni ho frequentato soprattutto i circuiti nei weekend di Formula 1 ciò che colpisce ed emoziona maggiormente è il canto dei motori. Anche questi sono ibridi, con una potenza massima combinata limitata a 500 kW (circa 680 cavalli), ma il regolamento lascia più libertà sulla parte termica, permettendo così di avere soluzioni molto differenti tra loro.

Ecco così che troviamo anche un V12, coraggiosamente adottato dall'Aston Martin, che urla in un modo che riporta la memoria alla vecchia F1 dei motori esclusivamente termici. E poi c'è il V8 aspirato da 5.500 cc della Cadillac, personalmente il mio preferito per il suo rombo quasi cupo che incute al tempo stesso timore e ammirazione. Ogni motore ha il suo suono riconoscibile e con il passare dei minuti riesci a capire in anticipo chi sta per transitare da questo particolare.
Al termine della sessione, i migliori dieci classificati passano alla Hyperpole: 10 minuti che definiranno le posizioni di vertice della griglia di partenza. A Barcellona ho la fortuna di assistere a un risultato a suo modo storico: la pole position viene infatti realizzata dalla GMR-001 di Genesis Magma Racing. Per la casa coreana, esordiente nel WEC, si tratta della prima volta. Non solo: a realizzare il miglior tempo è il francese Mathys Jeubert che, all'età di 21 anni, diventa il più giovane poleman nella storia del campionato.
L'ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO AI BOX
Al termine delle qualifiche, ho l'occasione di vivere un'altra esperienza esclusiva, avendo accesso al box della Toyota. L'organizzazione non ha nulla da invidiare a quella dei team di F1: nel retro-box le strutture mobili creano un ampio spazio dove troviamo la zona riservata alle parti di ricambio e una riservata alle gomme. Il fornitore unico Michelin offre ai team tre tipologie di gomme slick - morbida, media e dura - più quelle da bagnato. Tutti set che a Barcellona, complice la pioggia della domenica mattina, sono stati utilizzati nell'arco del weekend.

In questa zona troviamo anche i camion con gli uffici mobili degli ingegneri: sono ben 7 quelli presenti qui per ogni vettura, a cui si aggiungono i due ingegneri di pista e il responsabile delle strategie che siedono al muretto assieme al team principal. Mentre giriamo all'interno del box, tra set di gomme, cuffie per le comunicazioni, sedili e caschi, alcuni ingegneri stanno analizzando le telemetrie delle qualifiche. Un lavoro certosino che non possiamo ovviamente riprendere, per cui proseguiamo oltre verso il garage, dove si trova parcheggiata la TR010 #7 di Mike Conway, Kamui Kobayashi e Nyck De Vries.
Noto un curioso adesivo sopra ai nomi dei piloti e chiedo spiegazioni, scoprendo che i due equipaggi hanno adottato due soprannomi ''canini'': Chihuahua per l'equipaggio della #7, in riferimento alla piccola statura di Kobayashi e soprattutto di De Vries (1,67 m), e Dobermann per i tre piloti della #8, i più alti Sébastien Buemi, Brendon Hartley e Ryo Hirakawa.

In un successivo giro nel box della Peugeot, scopriamo un'altra informazione interessante osservando gli avantreni e i retrotreni di ricambio della 9X8 schierati in fila: l'anteriore pesa ben 50 kg, il posteriore 40 kg, decisamente di più di quanto avessimo provato a ipotizzare.
LA GARA: LE COMUNICAZIONI AI BOX E L'ATTESA DEI MECCANICI
Archiviato con soddisfazione il sabato, arriva il giorno clou della gara: come da previsioni, ci svegliamo sotto un cielo grigio e una leggera pioggia che andrà a diminuire nell'arco della giornata, regalando condizioni mutevoli nell'arco delle 6 ore di gara, previste a partire da mezzogiorno. La mattina scorre veloce, merito anche dell'adrenalina dell'hot lap che effettuo a bordo di una Porsche GT3 preparata dal team Manthey - impegnato nella classe LMGT3 - e guidata da un loro pilota. I curvoni e i saliscendi di Barcellona diventano ancora più emozionanti per l'asfalto umido che diminuisce l'aderenza.
Prima del via arriva il momento della Grid Walk che mi permette di passeggiare tra le vetture parcheggiate sul rettilineo d'arrivo prima del via. A differenza di altre gare, nel WEC le auto sono posizionate a lisca di pesce e non affiancate in una tradizionale griglia di partenza, tanto che le 17 Hypercar e le 18 LMGT3 occupano un tratto lunghissimo di pista. Arriviamo così al momento della partenza, che nel WEC avviene lanciata e non da fermi. La gara vive subito diversi momenti di neutralizzazione a causa di alcuni incidenti favoriti dal fondo bagnato.
Le 6 ore di competizione sono un impegno notevole per tutto il team. Uno spaccato sulla vita nei box in questo arco temporale lo osservo andando nel box della Ferrari poco dopo la seconda ora di gara: i meccanici sono seduti davanti a un monitor da cui seguono la gara e c'è chi ne approfitta per rifocillarsi. Spunta anche qualche italianissimo piatto di pasta. Una scena simile la rivivrò anche un'ora dopo, entrando nel box della Peugeot.

Tornando all'esperienza in Ferrari, durante la mia permanenza posso ascoltare le comunicazioni tra i piloti e il rispettivo ingegnere di pista, l'unico autorizzato a comunicare con l'abitacolo: interessante soprattutto è come vengono gestite le neutralizzazioni tramite Full Course Yellow, con un accurato countdown scandito dall'ingegnere per rispettare con estrema precisione i momenti di inizio e conclusione.
C'è il tempo per vedere anche un cambio di pilota: Antonio Giovinazzi si prepara osservando i problemi che purtroppo rallentano il suo compagno James Calado, poi prende il suo guscio da posizionare nella postazione di guida e assieme ai meccanici si dirige verso la piazzola. In meno di un minuto la vettura ha gomme nuove e un nuovo conducente a bordo. Sulle auto si accendono le prime luci; la gara si avvia alla conclusione e con essa la mia esperienza, di cui mi restano tanti bei ricordi e qualche simpatico gadget.
APPUNTAMENTO A MONZA: FERRARI CHIAMA A RACCOLTA I TIFOSI
Per il Mondiale Endurance la sosta prima dell'ultimo round sarà breve. Nel weekend dal 6 all'8 novembre è infatti in programma il gran finale a Monza, con l'Italia che ospiterà dunque anche la chiusura di stagione dopo il via di Imola nello scorso aprile. Dopo il trionfale 2025, culminato con la terza vittoria consecutiva alla 24 Ore di Le Mans e la conquista di entrambi i titoli iridati, la Ferrari tornerà davanti ai propri tifosi senza la possibilità di difendere le corone mondiali.
Le 499P punteranno però a conquistare la seconda vittoria stagionale dopo quella di Austin e a migliorare la propria posizione nella classifica Costruttori. Anche per questo motivo, i piloti e i vertici del team hanno già chiamato a raccolta i tifosi: per chi ama il motorsport, è un'occasione da non perdere. I biglietti sono già in vendita su Ticketone a prezzi decisamente interessanti.
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Appassionato di corse fin da quando organizzava il GP di Vigliano Biellese sulla moquette di casa, si laurea in Scienze della Comunicazione con l'idea di diventare giornalista sportivo. Dopo un inizio nelle radio locali seguendo basket e calcio, nel 2012 entra a far parte di FormulaPassion dove, tra un'intervista e una trasferta a un gran premio, crea “T&F – I Top & Flop della Formula 1”, un modo ironico di commentare le gare. Le cronache riportano la sua partecipazione a Reazione a Catena nel 2010: nel celebre programma di Rai 1 la sua squadra vince sei puntate e una buona somma di denaro, ma lui resta umile. A MotorBox arriva nell'autunno 2019.





