Il WEC è un po’ il baseball del motorismo con cui ne condivide alcune chiavi: prezzi popolari, volontà di parlare a famiglie e giovani, uno spettacolo lungo e leggibile anche da chi non è un purista, e soprattutto quella sensazione che, ogni tanto, Davide possa davvero battere Golia. È successo stanotte nel World Baseball Classic, con l’Italia capace di piegare gli Stati Uniti 8-6, e può succedere ogni weekend nell'Endurance. La Ferrari arriva da campionissima del 2025, con titolo Costruttori, prime tre posizioni della classifica Piloti, oltre ai successi di Le Mans (il terzo consecutivo) e Imola, ma il bello del WEC è che attorno al Cavallino si muove una concorrenza ampia, aggressiva e credibile.
Un mondiale che vuole essere davvero popolare
Nella presentazione milanese della 6 Ore di Imola - in scena dal 17 al 19 aprile all'Enzo e Dino Ferrari - l’amministratore delegato del WEC Frédéric Lequien ha insistito molto su un concetto: l’endurance vuole restare accessibile. Il dato più concreto è quello del prezzo medio dei biglietti (in vendita qui), 55 euro, rivendicato come scelta precisa per attirare non solo gli appassionati storici ma anche gruppi di ragazzi, famiglie e pubblico generalista. Imola, da questo punto di vista, diventa quasi il laboratorio perfetto: circuito vicino al centro, treno, fan zone diffusa, concerti, nella cittadina rmoagnola), street food, attività per bambini e un’atmosfera che prova a far uscire il motorsport dal recinto dei soli specialisti.
Panieri: la sfida è fare di Imola la gara più partecipata
Il sindaco Marco Panieri ha usato parole chiarissime: l’obiettivo non è semplicemente ospitare una tappa di prestigio, ma trasformarla nella gara più partecipata del campionato. Nella sua visione, Imola deve funzionare come una piccola Le Mans italiana: non solo sei ore in pista, ma una settimana intera di eventi tra autodromo, scuole, centro storico e città. Il punto centrale del suo intervento è proprio questo: l’autodromo non come corpo separato, ma come parte di un’esperienza urbana continua, dove il fan può scendere dal treno, attraversare il centro e arrivare al circuito quasi senza soluzione di continuità. È una lettura moderna dell’evento sportivo, che prova a trasformare il weekend WEC in una piattaforma di promozione territoriale e industriale.
Benvenuti: motorsport, musica e lifestyle
Sulla stessa linea si è mosso il direttore dell’Autodromo, Pietro Benvenuti, che ha insistito sul bisogno di far uscire Imola dall’idea di semplice pista per addetti ai lavori. La collaborazione con Rinascente va proprio in quella direzione: motori e fashion, motorsport e lifestyle, dentro una logica esperienziale più larga. Benvenuti ha ricordato che durante il weekend ci saranno aree bambini, simulatori, attività collaterali e perfino un nome musicale di richiamo come Martin Solveig annunciato come DJ guest. Il senso è chiaro: il WEC non deve essere percepito come una categoria “tecnica ma fredda”, bensì come un grande evento popolare che usa la gara come centro e tutto il resto come amplificatore.
La Russa e l’accoglienza italiana
Il presidente ACI Geronimo La Russa ha messo l’accento su due aspetti: da una parte il valore di Imola come infrastruttura certificata, moderna e sempre più credibile anche agli occhi FIA; dall’altra il peso economico e reputazionale di manifestazioni di questo tipo. È qui che entra bene il ragionamento sull’accoglienza italiana evocato anche dall’ad del WEC e dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha inviato un video-messaggio: l’Italia, quando mette insieme istituzioni, impianti, territorio e filiera industriale, sa organizzare eventi di profilo internazionale con una cifra molto riconoscibile. In questo senso, il riferimento ai Giochi di Milano-Cortina 2026 non è casuale: il grande sport come strumento per mostrare al mondo non solo un’arena, ma un sistema-Paese capace di funzionare.
Coletta e il bersaglio rosso sulla schiena
A chiudere il quadro c’è naturalmente Antonello Coletta, che arriva a Imola da dominatore ma senza illusioni. Il responsabile Ferrari Endurance ha definito il 2025 “la stagione più bella di sempre”, ricordando titoli e vittorie, ma ha anche sottolineato che il 2026 riparte con un regolamento ritoccato e valori ancora da decifrare. È il classico paradosso di chi vince tutto: la Ferrari si presenta con il fascino della squadra da battere, ma anche con il peso della responsabilità e di aspettative enormi, soprattutto in casa. Ed è proprio qui che il paragone con il baseball torna utile: il campione parte favorito, ma il formato, il traffico, le strategie, le safety car, i doppiaggi e la natura stessa dell’endurance rendono il WEC uno sport dove il copione resta sempre aperto. E dove, appunto, Davide può ancora provare a sorprendere Golia




