GARA DA (NON) RICORDARE Può un campionato essere considerato chiuso già ai primi di maggio, quando ancora la primavera non è "entrata sicura", per dirla alla De Andrè, e siamo solo al quinto GP su 21? A guardare il Gran Premio di Spagna andato in scena oggi al Circuit de Catalunya, verrebbe da rispondere sì, senza indugi; dopo una delle gare più soporifere degli ultimi cinque anni peraltro, che a parte un brivido alla prima curva e l'illusione che con la Safety Car potesse rianimarsi nel finale, finirà presto nel dimenticatoio. "Ricordi quella gara vinta da Hamilton in Spagna nel 2019?" È molto improbabile che qualcuno dirà cosi tra vent'anni, e anche se il più accanito dei fan di Lewis ponesse questa domanda, sentirebbe probabilmente rispondersi con un secco "no" (E non per colpa del fenomenale Lewis, ci torneremo tra un attimo).

DUE SUSSULTI La sala stampa dell'autodromo catalano si è scaldata in due sole occasioni: in primis quando, in aggiunta alla connessione internet precaria, per cinque minuti sono saltati pure i sistemi video e gli schermi - e allora tutti si sono fiondati alla vetrata a guardar passare le macchine sul rettilineo, con un salto indietro nel tempo a quando il sottoscritto non era probabilmente ancora nato, o lo era da poco; e poi quando si è innescata una lotta fratricida tra Magnussen e Grosjean, con il francese che per tre giri consecutivi ha ridisegnato la prima curva costretto a passare sulle vie di fuga da Magnussen prima e da Sainz poi.

MATADOR & VOLANTI Se in un'analisi sulla gara ci ritroviamo tra le prime cose a parlare della lotta interna al team Haas, capite bene che quanto ieri si sperava non capitasse (eccetto in Mercedes), si è invece verificato. I due matador della casa tedesca hanno ucciso la gara, e a vincere è stato Hamilton, che come previsto non si è scomposto per i sei decimi incassati in qualifica e ha infilzato con la picca e il volante il toro Bottas alla prima curva. Dopodiché è iniziato il noto show di forza e superiorità al quale siamo ben abituati quando Lewis comanda un GP... E proprio perché lo diamo per scontato è giusto ribadirlo. Lewis Hamilton allo stato attuale è di un altro livello, non ce ne voglia il buon Bottas che aveva illuso ieri e che oggi non ha mostrato un ritmo neanche lontanamente paragonabile a quello del compagno.

FENOMESTAPPEN Il solo che meriterebbe di far compagnia al britannico sul pianeta dei fenomeni è forse Max Verstappen, che si tiene dietro per tutta la gara Vettel e Leclerc approfittando dell'errore al via del tedesco e mantenendosi saldo in terza posizione, reale o virtuale, per tutta la gara. Vedere Lewis e Max a confronto sulla stessa auto sarebbe un sogno, chissà se mai avverrà negli anni più prossimi. (PS: e intanto dalla Spagna il paddock ha cominciato a mormorare su un possibile futuro di Hamilton in Ferrari, ma le derubrichiamo alla lettera S di speculazioni. Per ora).

REATTIVITÀ A proposito di Ferrari, le note amare sono tante. La macchina ha performato discretamente. Di un altro livello è stata la Mercedes, dello stesso la Red Bull, almeno su questa pista, con un Max che ha affondato al primo fianco scoperto trovato e che è stato mediamente più veloce di entrambi i rossi nel terzo settore (e spesso anche nel secondo). Alle vulnerabilità tecniche della Ferrari sembra però aggiungersene un'altra dal sapore più umano: la reattività. La sensazione è sempre che le decisioni arrivino con - non un secondo o un minuto - ma una manciata di minuti di ritardo, e in un mondo dove si gioca sul filo dei millesimi, non si può fare.

SPIEGONE Nelle prime fasi di gara ci sono voluti tre giri prima di decidere se far passare avanti Leclerc rispetto a Vettel, che stava faticando con la gomma anteriore destra spiattellata dopo 598 metri di gara, centimetro più, centimetro meno. Più tardi ce ne sono voluti il doppio, ben sei, per decidere la mossa inversa, quando Vettel con gomme Medium e strategia su due soste, performava meglio di Leclerc con gomme Hard e su una strategia a sosta singola. Questo è costato a Seb tempo prezioso che gli ha consentito di sfruttare la sua velocità in quel frangente solo per pochi giri, e quando dopo il sorpasso, è stato richiamato ai box è tornato in pista un pelo alle spalle di Gasly (poi superato brillantemente) nonstante i soli 2.2 secondi di pit-stop.

ULTIMA SPIAGGIA La questione strategica andava comunque sottolineata, perché nel calderone dei - purtroppo numerosi e più impellenti - problemi da risolvere della Ferrari in crema... perdono, in salsa catalana, il tutto rischierebbe di passare pericolosamente in secondo piano, soprattutto di fronte a due team sempre sul pezzo dal punto di vista strategico come Red Bull e Mercedes. Per la chiosa citiamo Leclerc: "Ci sono i test per capire". Due giorni, martedì e mercoledì, in cui la Ferrari dovrà comprendere come adattare la SF90 al terzo settore del circuito di Barcellona, rebus che - se risolto - avrebbe ricadute benefiche su tutto il resto della stagione e su altre piste. Triste dirlo, ma con la primavera "pronta a penetrare", per tornare a De Andrè, e l'estate ancora lontana, quella dei test di martedì e mercoledì potrebbe essere per la Ferrari l'ultima spiaggia.


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