Autore:
Salvo Sardina

NO LIETO FINE Ci sono storie a lieto fine dove il protagonista di turno riesce a riscattarsi dopo un periodo difficile, magari grazie a qualcosa di eroicamente inumano. La tavola sembrava già imbastita per celebrare il grande ritorno del vecchio capitano della Ferrari, Sebastian Vettel, in pole position provvisoria nel primo tentativo in Q3. E sarebbe anche andata così, con Seb a mostrare il “ditino” appena sceso dalla monoposto e nelle foto di rito, se questa fosse stata una di quelle storie a lieto fine. Sarebbe anche andata così, se non fosse che, invece, parliamo della crudele Formula 1 e delle qualifiche del Gran Premio di Singapore, su una pista cioè dove il talento e la guida al limite fanno ancora la differenza. Dunque è finita diversamente. Con l’assurda pole position del compagno Charles Leclerc, capace di tirare fuori dal cilindro l’ennesimo coniglio di una stagione dirompente. Una magia che ha lasciato praticamente senza parole Lewis Hamilton spegnendo i sogni di riscatto del vecchio caposquadra.

F1 GP Singapore 2019, Marina Bay: Sebastian Vettel (Ferrari)

SEB, LA BEFFA E dire che Sebastian ci aveva messo tutto se stesso per poter finalmente celebrare l’uscita da un periodo nerissimo che prosegue ormai da più di un anno (secondo alcuni addirittura due, ricordando il clamoroso scontro al via con Raikkonen e Verstappen a Singapore 2017). Aveva guidato al limite, Seb, facendo la differenza proprio sul piano del pilotaggio, arrivando a sfruttare ogni millimetro della pista e forse anche di più, come testimoniato dal “bacetto” con la posteriore sinistra sul muro in uscita di curva-19. Su una pista tradizionalmente amica, Vettel ha dato tutto per riprendersi lo scettro all’interno del box Ferrari e invertire il trend negativo sul compagno di squadra. Alla fine dei conti, però, non è bastato: il tedesco ha sbagliato nell’ultimo tentativo nonostante il tracciato continuasse a migliorare. Ed è finito (di misura) alle spalle di Leclerc e Hamilton.

F1 GP Singapore 2019, Marina Bay: Charles Leclerc in pista con la sua Ferrari

CHARLES, LO STUDIO Finiamo per raccontarcelo ogni anno. La pista di Singapore forse non sarà spettacolare come altre. Non lo è di certo sul piano delle opportunità di sorpasso – storicamente non sono però mancate le gare pirotecniche – ma è ancora una di quelle che consente ai piloti di fare la differenza. Ci era riuscito Vettel fino al giro di boa della Q3, ci sono riusciti Leclerc e Hamilton sotto la bandiera a scacchi. Non è certo un caso che, al termine di un venerdì tutt’altro che semplice in cui la Ferrari sembrava essere letteralmente evaporata con l’afa di Marina Bay, che proprio Charles avesse spiegato di dover “lavorare ancora molto per migliorare soprattutto sul piano della guida”. Poi la promessa: “Domani sono sicuro che andrà meglio”. Aveva guardato gli avversari (specialmente Lewis) e aveva capito di non interpretare ancora in maniera ottimale le insidie della Monte Carlo d’Oriente. Ma Charles, da bravo scolaretto un po’ secchione, come al solito ha svolto bene i compiti per casa ed è tornato tra i banchi di scuola più che pronto per il compito in classe…

F1 GP Singapore 2019, Marina Bay: Charles Leclerc (Ferrari) festeggia la pole position

UNA POLE ASSURDA Già nella mattinata, il monegasco aveva infatti sorpreso tutti riportando la SF90 al comando della classifica. Si era però pensato a un fuoco di paglia e alla solita Mercedes – troppo dominante al venerdì – impegnata a giocare al gatto con il topo. Gli aggiornamenti aerodinamici hanno invece funzionato a dovere e, da una pista da alto carico (Budapest) all’altra, la Ferrari è passata in soli 90 giorni dal pagare mezzo secondo in qualifica al portare a casa una pole position assurda, totalmente imprevista su uno dei circuiti sulla carta meno favorevoli tra quelli ancora in calendario. Il resto ce lo hanno messo i tecnici ai box, capaci di trovare un buon bilanciamento con il setup dopo lo smarrimento di ieri, ma soprattutto i due piloti, autori (entrambi) di prestazioni da campione. Occhio però a non cadere nell’opposto eccesso di fiducia, perché sarebbe da sciocchi pensare che le simulazioni di passo gara viste nelle libere di ieri fossero solo frutto della pretattica: la gara di domani, invece, sarà una vera e propria battaglia in pista e al muretto.

F1 GP Singapore 2019, Marina Bay: da sinistra Hamilton (Mercedes), Leclerc e Vettel (Ferrari)

CHIAVI DEL SUCCESSO Le chiavi del successo saranno, come sempre, le Pirelli e la capacità di Ferrari, Mercedes e Red Bull di gestirle al meglio nell’arco dei 61 giri della gara più lunga dell’anno (è tradizione che qui si arriva spesso al limite massimo delle due ore). Hamilton ha dato prova di trovarsi alla perfezione soprattutto con le Soft a pieno carico di carburante, proprio il punto debole – almeno nella giornata di venerdì – della Ferrari di Vettel e Leclerc. Scegliendo di utilizzare in Q1 l’unico treno di “gialle” Medium a disposizione, la Mercedes ha poi praticamente dichiarato la propria strategia con 24 ore di anticipo: Lewis e Valtteri partiranno con le Soft per poi montare le Hard. Gomme che, però, la Ferrari non ha avuto la possibilità di provare nell’arco del weekend, avendo a disposizione soltanto un set, quello che bisogna obbligatoriamente portare da regolamento. Insomma, serviranno i migliori piloti e il miglior muretto anche domani in gara, nonostante Leclerc e Vettel partano sul lato pulito della griglia di un circuito dove il sorpasso non è mai banale. Attenzione infine anche alle alte temperature: non è da escludere che la sorprendente (in negativo) prestazione della Mercedes non sia da correlare ai ben noti problemi di surriscaldamento della power unit che già avevano creato difficoltà in Austria. Tante incognite che impongono di ribadire il concetto: sarà la gara più lunga dell’anno.


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