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Triumph Classics MY 2014


Avatar Redazionale , il 25/09/13

8 anni fa - Bonneville, Scrambler e Thruxton si rifanno il trucco

Si aggiorna la gamma delle Triumph Classics MY 2014, con Bonneville, Scrambler e Thruxton che si rifanno il trucco. I nuovi colori, in particolare, rendono i vari modelli più seducenti

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IN CRESCENDO Dopo gli avvii un po’ stentati dei primi anni Duemila, le Triumph Classiche sono venute fuori alla distanza. Pur senza fare numeri da capogiro, si sono comunque ritagliate la loro bella fetta di mercato, arrivando a coprire il 35% delle vendite Triumph in Italia, e ora navigano senza eccessivi patemi d’animo nel mare agitato dalla crisi. Sarà per la loro aria rassicurante, sarà perché non seguono tendenze passeggere, restando fedeli a uno schema estetico e meccanico collaudato, fatto sta che vengono apprezzate da un pubblico maturo (più di testa che anagraficamente) e trasversale, compreso anche – udite! udite! – qualche ex aficionado dei semimanubri.

AGGIORNAMENTO Questa gamma di quattro modelliTriumph Bonneville e Bonneville T100, Scrambler e Thruxton – si può quindi definire più che mai di moda, in un momento in cui molti sembrano voler recuperare i valori e le cose buone del passato. E come tutte le cose di moda, è impensabile che con l’arrivo di un nuovo model year 2014, non ci sia qualche aggiustamento al look, anche se nel rigoroso rispetto della tradizione british. Nessuno stravolgimento, sia chiaro, ma una tavolozza di nuovi colori e accostamenti inediti capaci di fare girare la testa all’appassionato come anche a un pedone distratto. Passiamo dunque in rassegna il manipolo di inglesi.

BONNEVILLE Partiamo dall’entry level di famiglia, ovvero la Triumph Bonneville “base”, termiche che, a onor del vero, le calza un po’ stretto, dato che non è certo un vorrei-ma-non-posso. Questa versione si riconosce per le ruote in lega da 17” e per la sella a soli 740 mm da terra, che la rende adatta anche a chi non ha zampe da fenicottero. Proprio la sella si rinnova nel look, con nuovi rivestimenti vinilici, e nell’imbottitura, ora più confortevole. A livello cromatico, nella collezione 2014 è possibile scegliere tra tre colorazioni per il serbatoio (Phantom Black e Lunar Silver a 8.040 euro, e bicolore Crystal White/Sapphire Blue a 8.240 euro), che propone ora un logo in rilievo al posto della vecchia decal. Anche il motore si sistema il trucco, dando una mano di nero alle tubazioni del radiatore dell’olio e adottando una diversa alettatura per i cilindri. E nera è anche la maniglia del passeggero, offerta di serie. Last but not least, i silenziatori sono riprogettati, per offrire una colonna sonora più vivace e gradevole.

BONNEVILLE T100 Anche se di foggia diversa, a bottiglia invece che a megafono, anche gli scarichi della Triumph Bonnevelle T100 (9.550 euro) offrono un sound leggermente più rotondo e pure questa versione beneficia del restyling delle alette del motore. Riconoscibile a prima vista per i cerchi a raggi e per la ruota anteriore da 19”, la T100 ripropone con il model year 2014 una colorazione in voga mezzo secolo fa: Fusion White e Aurum Gold, con la suddivisione dei colori che si ritrova anche sui parafanghi. Lo stesso schema si può avere anche con il confermato abbinamento Jet Black/Cranberry Red e in entrambi i casi a fare da denominatore comune ci sono il copricatena e la maniglia passeggero cromati. Le cromature sono invece messe al bando sull’ultima variante, la Triumph Bonneville T100 Black (9.250 euro), che , come lascia intuire il nome, veste di scuro, tra le altre cose, cerchi, mozzi, manubrio, forcella, specchi e maniglione.

THRUXTON Anche Triumph Thruxton 2014 (9.550 euro) beneficia di alcuni degli aggiornamenti già citati, con le nuove alette e le tubazioni nere che rispondono “Presente!” all’appello, assieme a scarichi a megafono più rombanti (ma pur sempre civilissimi). Le tinte a catalogo per la la café racer di Hinckley sono due, Phantom Black e Brooklands Green, entrambe con una striscia centrale in contrasto che attraversa non solo il serbatoio ma anche il coprisella e il cupolino, entrambi di serie, come pure il paracatena cromato

SCRAMBLER Quanto infine alla Triumph Scrambler 2014 (che costa a sua volta 9.550 euro), anche lei punta sul nero, verniciando di questo colore i cerchi, il manubrio, i mozzi, la pompa del freno posteriore e le ormai scontate tubazioni del radiatore dell’olio. Ce n’è quanto basta per rendere la vista d’insieme più grintosa, complici anche la nuova sella rétro con logo in rilievo e la protezione paramotore in metallo. Due i nuovi colori ordinabili: Matt Pacific Blue e la combinazione di Lunar Silver e Diablo Red. Tutto chiaro? Direi che si può girare pagina e andare al come va, non prima però di aver fatto una considerazione generale di tipo economico: l'una per l'altra, queste Triumph non sono regalate ma hanno il pregio di invecchiare bene e di mantenere un buon valore sul mercato dell'usato.

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AND THE WINNER IS… Allora, da quale iniziamo? Sembra una questione da poco ma non è così: anche se appartengono tutte alla stessa stripe e hanno in comune molto a livello telaistico e ancor più a livello meccanico (il bicilindrico da 865 cc fa da fil rouge nella gamma), le Triumph Classics hanno ciascuna una precisa identità e un comportamento molto diverso. E tanto vale, allora, che sveli subito quale è quella che mi è piacuta di più, ovvero la Triumph Bonneville con le ruote in lega da 17 pollici.

CONFIDENZA TOTALE Poco importa che con il mio metro e ottanta abbondante e con il mio peso in ordine di marcia vicino al quintale la moto mi calzi stretta e mi imponga di tenere le gambe un po’ rannicchiate. Bastano pochi metri per entrare in confidenza totale con la Triumph Bonneville 2014 (ma anche le edizioni passate non erano da meno…) e trovarsi a guidare come se la moto fosse un’estensione del proprio corpo, non qualcosa che si comanda ragionando ma grazie ad automatismi. Si torna ragazzini, con la voglia di danzare tra le curve e di giocare, pennellando le traiettorie. Certo, con nemmeno settanta cavalli (67, per l'esattezza) non si può pensare di tenere il ritmo di una naked da sparo (anche se, volendo, non si va certo piano) ma il bello è proprio questo: ci si muove ad andatura di sicurezza e ci si diverte alla grande. Serve altro?

NOBLESSE OBLIGE Con le ruote a raggi e con le colorazioni vintage, la Triumph Bonneville T100 ha senza dubbio un’aria più aristocratica e anche su strada si muove con un’altra flemma. Il cerchio anteriore da 19” la rende meno svelta nella discesa in piega, anche se poi, a ben vedere, in percorrenza di curva l’azione resta comunque rotonda e graduale. Peraltro, anche il manubrio ha una conformazione diversa e invita a tenere un passo più tranquillo: con un look così ricercato, che senso ha sfrecciare via in fretta, senza farsi vedere da nessuno?

PENSAVO FOSSE AMORE… Quanto a potere iponotico scherza niente anche la Triumph Scrambler 2014, specie dopo l’ultima spruzzata qua e là di nero. Ancora più alta delle sorelle, sulla carta dovrebbe essere quella giusta per me, quella della mia taglia. Invece il colpo di fulmine scocca solo a metà: da fermo mi fa battere il cuore a manetta ma quando la guido scopro di avere un’affinità di coppia maggiore con le due sorelle di cui sopra. Agile e maneggevole, nei tratti guidati paga un po’ il fatto che i pneumatici tassellati non diano un gran feeling. Ottimo è invece il motore, che, pur rinunciando a circa una decina di cavalli (ne ha 58) rispetto alla configurazione Bonneville, assicura, grazie anche alla fasatura a 270°, una fluidità di marcia ai bassi davvero invidiabile. L’ultima, scontata noticina negativa va allo scarico che costringe a tenere la gamba destra più larga, per la sua conformazione e per la quantità di calore che emana.

LA SPORTIVA Il caldo è un problemino che si fa sentire anche con la Triumph Thruxton 2014. La triangolazione che si crea tra sella, pedane arretrate e manubrietto sportivo porta infatti le gambe più a ridosso del motore, una cosa che si apprezza magari in inverno ma meno quando è ancora estate e ci si trova in mezzo al traffico. A parte questo, la posizione che si assume, più caricata sui polsi, non è particolarmente scomoda, garantisce un buon controllo e si fa pure apprezzare in autostrada. Qui si gode infatti del piccolo riparo offerto dal cupolino e, con il busto inclinato in avanti, si contrasta meglio l’aria, pronti a chiudere un occhio sull’angolo più stretto imposto alle ginocchia e sulle maggiori vibrazioni che si avvertono sotto le suole. Per il resto la Thruxton si difende alla grande: complice un assetto più sportivo, mette in mostra un insospettabile rigore nel misto, sfoggia un’erogazione leggermente più vivace delle altre Classiche (a dispetto di un solo cavallo in più rispetto alla Bonneville) e si rivela anche più efficace in frenata, grazie a un impianto potenziato.

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Pubblicato da Paolo Sardi, 25/09/2013
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