Autore:
Salvo Sardina

IL RE È VIVO Dopo l’assaggio del Red Bull Ring e di Silverstone, appassionati e addetti ai lavori attendono febbrilmente il duello tra Max Verstappen e Charles Leclerc, i due baby fenomeni che promettono di spartirsi tutti i trofei dei prossimi anni. E se vi dicessimo che, in fondo, anche il presente non è così male? Il Gran Premio d’Ungheria ci ha richiamati alla realtà, ricordandoci di un certo Lewis Hamilton: un sovrano potentissimo ed evidentemente non ancora pronto per abdicare… Li avevamo già visti duellare (e sportellarsi) a Monte Carlo. Hamilton e Verstappen si sono ripetuti anche ieri in un Gp emozionante nonostante la pista di Budapest sia una di quelle che non lasciano spazio a grandi sorprese. Uno scontro generazionale in cui all’esuberanza del giovane Max si è contrapposta la voglia del vecchio Lewis di riaffermare la propria supremazia: per il campionato, certo – i punti di vantaggio sul primo degli inseguitori sono adesso 62 – ma anche e soprattutto per l’onore, minato dall’errore di sette giorni fa in Germania e dalla qualifica sottotono di ieri.

IT’S HAMMER TIME Il campione del mondo in carica, sempre più involato verso il sesto titolo e il record di vittorie di Michael Schumacher, si è quasi sorpreso a 21 giri dalla fine, quando il fido ingegnere di pista Peter Bonnington lo ha richiamato ai box per un secondo cambio gomme proprio mentre si trovava negli scarichi della Red Bull di Verstappen. Un apparente segnale di resa che ha di fatto messo sotto scacco gli uomini di Milton Keynes, a quel punto obbligati a restare in pista con le Hard. Che non avrebbero resistito indenni fino alla bandiera a scacchi. Il resto lo ha fatto il piede destro di Lewis caricato a molla dall’Hammer Time – letteralmente il “tempo del martello” – ossia la parola d’ordine con cui il muretto Mercedes è solito incitarlo via radio a spingere come se non ci fosse un domani. Risultato? Rimonta completata a quattro giri dalla fine, con Hamilton a sferrare il sorpasso decisivo su Verstappen, ridotto a guidare ormai sulle tele delle sue Pirelli.

MAX SORRIDE Eppure Max è apparso disteso e sorridente dopo il traguardo, consapevole del gesto tecnico compiuto dal collega (e dai suoi ingegneri), ma anche della supremazia di una Mercedes W10 che in gara è tornata a volare. Proprio con le gomme Hard, Hamilton è stato il più efficace in pista, riuscendo a limare in pochissimi giri il gap accumulato dopo la sosta e a mettere il ventunenne Red Bull sotto scacco giro dopo giro. Insomma, sfatato il tabù della prima pole position in carriera, l’olandese si è battuto come un leone per far esultare la solita marea oranje sugli spalti. Ma alla fine si è dovuto arrendere al pacchetto uomo-macchina-team più forte. L’anziano re, appunto, che non è ancora pronto per cedere il trono al giovane ragazzino.

E LA FERRARI? Impossibile non parlare della Ferrari, grande delusa della trasferta magiara. La scuderia di Maranello ha chiuso al terzo e quarto posto con Vettel e Leclerc. Quasi un risultato positivo considerando le posizioni di partenza e le caratteristiche di un tracciato dove solitamente è impossibile sorpassare, se solo non fosse che Seb e Charles hanno tagliato il traguardo con rispettivamente 61 e 65 secondi di gap da Hamilton. E non serve essere degli ingegneri per capire quanto questo distacco sia abissale. Vero, ci si aspettava che la Rossa sarebbe andata in difficoltà tra le curve del tortuoso Hungaroring. Allo stesso tempo, però, si puntava sulle alte temperature e sui miglioramenti delle ultime gare per provare a inserirsi nella lotta per la vittoria.

TERZA FORZA Dopo una partenza arrembante con Leclerc a infilare subito Bottas approfittando del contatto con Hamilton, i due ferraristi sono via via spariti dai radar prendendosi a tratti anche un secondo al giro dal duo di testa. Un segnale abbastanza inequivocabile di come le difficoltà sul passo gara siano tutt’altro che risolte e di come la monoposto patisca i circuiti lenti un tempo alleati (Budapest e Monaco erano state roccaforti nel 2017 e 2018). Lodevole comunque il tentativo di inventarsi qualcosa a livello strategico per provare a sorprendere gli avversari – ai più attenti osservatori non sarà sfuggito il passaggio dal “piano A” al “piano B”, prima di portare Seb addirittura su un “piano C” – ma è chiaro che a Maranello servirà trovare inventiva a livello progettuale per questa seconda parte di campionato. Spa e soprattutto Monza saranno anche piste amiche (sul Belgio non c’è però da mettere la mano sul fuoco) ma, con Red Bull e Honda così in crescita, non sarebbe poi così sorprendente ritrovarsi a chiudere il mondiale da terza forza in campo.


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