Le due ruote sono sempre più protagoniste negli spostamenti urbani italiani, specialmente dopo il COVID, ma le città faticano ancora ad accompagnare questo cambiamento con politiche coerenti. È quanto emerge dal rapporto Focus2R 2025, presentato a Milano da Confindustria ANCMA e Legambiente, con il supporto tecnico di Ambiente Italia. L’indagine, giunta alla sua decima edizione, offre una fotografia aggiornata - e tristemente poco mutata in meglio - della mobilità urbana su due ruote nei capoluoghi di provincia, mettendo in evidenza progressi non omogenei, forti differenze territoriali e una cronica debolezza delle politiche sulla sicurezza.
Un’indagine ampia, ma strategie ancora disallineate
Il report si basa sulle risposte di 94 amministrazioni comunali su 107, con dati aggiornati al 2024, e analizza sette ambiti chiave della mobilità urbana, dalle infrastrutture alla sicurezza, passando per intermodalità, parcheggi e sharing.
Il quadro che ne emerge è chiaro: biciclette, scooter e moto sono ormai una componente strutturale della mobilità cittadina, ma le decisioni locali non riflettono ancora questo ruolo in modo sistematico. Gli interventi crescono, ma restano spesso frammentati e poco coordinati, soprattutto nel medio-lungo periodo.
Moto, scooter e sicurezza: i numeri salgono, la protezione no
Il 2024 conferma il buon momento delle due ruote a motore, seppur come sappiamo il 2025 è stato leggermente meno positivo: le immatricolazioni hanno superato le 373.000 unità, con una crescita a doppia cifra rispetto all’anno precedente. Nei capoluoghi italiani circolano in media 14,5 motocicli ogni 100 abitanti, un valore in costante aumento.
Le amministrazioni locali mostrano una maggiore apertura all’uso urbano di moto e scooter:
il 54,1% dei Comuni consente l’accesso alle ZTL
aumentano però anche le limitazioni per i veicoli più datati
Restano invece irrisolti nodi strutturali come la scarsità di parcheggi dedicati, spesso inferiori a 5 stalli ogni 1.000 abitanti, e soprattutto la sicurezza stradale.
Nonostante un aumento del 10% della mortalità tra gli utenti delle due ruote a motore, il 58,6% dei Comuni non considera la sicurezza dei motociclisti una priorità nelle proprie politiche. Un dato che si riflette anche sulla pianificazione urbana: solo una parte delle amministrazioni integra misure specifiche nei PUM e nei PGTU.
Segnali più incoraggianti arrivano dalle Zone 30, adottate da 76 capoluoghi, dove le prime evidenze mostrano una riduzione degli incidenti e una maggiore tutela degli utenti vulnerabili. Cresce anche la diffusione delle colonnine di ricarica elettrica, presenti nel 61% delle città, sebbene il mercato delle due ruote elettriche resti ancora limitato.
Biciclette e sharing: cresce l’uso, ma le città rallentano
Nel 2024 in Italia sono state vendute circa 1,35 milioni di biciclette, di cui 274.000 e-bike, pari al 20% del totale. Il mercato prosegue la fase di assestamento iniziata nel 2022, ma il contesto generale resta positivo: la mobilità alternativa all’auto ha raggiunto il 38,9% degli spostamenti urbani, il miglior dato dal periodo pre-pandemia.
Sul piano delle infrastrutture ciclabili, la dotazione media nei capoluoghi è pari a 10,39 metri equivalenti ogni 100 abitanti, un valore in lieve calo rispetto al 2023, ma in crescita di quasi il 45% rispetto al 2015. A guidare la classifica sono Reggio Emilia, Cosenza e Cremona, mentre persistono forti ritardi in diverse città del Mezzogiorno.
Più incoraggianti i dati su intermodalità e servizi condivisi:
il 63,7% dei Comuni consente il trasporto delle bici sui mezzi pubblici
oltre l’80% delle città dispone di parcheggi bici presso almeno una stazione ferroviaria
i servizi di sharing mobility superano i 50 milioni di noleggi, con una flotta nazionale di oltre 95.600 veicoli
Il bike sharing resta però fortemente concentrato nei grandi centri urbani: Milano, Roma, Firenze, Bologna e Padova rappresentano da sole oltre la metà delle biciclette condivise disponibili. Cresce l’utilizzo dei servizi free floating, mentre la diffusione nelle città medio-piccole rimane limitata.
Le posizioni di ANCMA e Legambiente
Per Mariano Roman, presidente di ANCMA, il rapporto conferma il valore strategico delle due ruote per la mobilità urbana, ma evidenzia la necessità di un cambio di passo: senza investimenti più decisi su infrastrutture, intermodalità e sicurezza, la mobilità alternativa all’auto non potrà essere davvero inclusiva.
Secondo Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, il percorso è avviato ma troppo lento rispetto alle sfide climatiche e sociali. Servono politiche urbane più coraggiose, città a 30 km/h, meno auto private e un rafforzamento strutturale di trasporto pubblico e mobilità condivisa.





