Prova:

Volkswagen Maggiolino


Avatar Redazionale , il 26/07/11

10 anni fa - La Beetle cambia sesso e ritorna Maggiolino

Più sportiva e unisex, la nuova generazione della Beetle cambia nome e diventa Maggiolino. Crescono le dimensioni e la versatilità, con un abitacolo più ampio e un bagagliaio più spazioso. I prezzi partono da 19.700 euro.

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SI VOLTA PAGINA Chiudere con il passato prossimo per legarsi a doppio filo a quello remoto. E’ questa la strategia scelta dai vertici Volkswagen per la nuova generazione della Beetle, che, per dare un taglio ancor più netto con la sua progenitrice, cambia addirittura nome. In Italia ripesca dunque il leggendario “Maggiolino”, con cui fu battezzata a furor di popolo, mentre all’estero potrebbe essere la volta dei vari Coccinelle, Käfer, Fusca e via discorrendo, che hanno portato la tedesca tutta curve a vendere nella storia oltre 21,5 milioni di pezzi.

UNISEX E non è solo una questione di marketing o di etichetta. La macchina s’ispira davvero all’antenata, ben più di quanto facesse il modello lanciato nella seconda metà degli anni Novanta. La Volkswagen Maggiolino (che brutto chiamarla così: l’auto sarà anche femmina ma “il Maggiolino” sta molto meglio…) dice così addio alle curve giocattolose della New Beetle e rispolvera linee più serie e tese. La forma attuale è meno femminile e più unisex, con un tocco di sportività che, a seconda degli allestimenti e degli accessori, può essere esaltato a piacere. Anche le misure danno un’idea di questa metamorfosi; lunga 4.278 mm, larga 1.808 e alta 1.486, la macchina si allunga (+152 mm), si allarga (+84 mm) e si abbassa (-12 mm) e appare più piantata sulla strada.

SEGNI PARTICOLARI Nel Maggiolino i segni particolari sono molti, a partire dalla sagoma del padiglione, che parte con il parabrezza in piedi, resta piatto sopra l’abitacolo e scende poi in modo graduale sulla coda. Il montante posteriore non disegna una bolla come sulla Beetle uscente ma si allunga un po’ sopra i passeggeri posteriori, per regalare più spazio alla loro testa con un taglio comunque da coupé. Un altro elemento  di continuità con il passato sono i parafanghi in carne, collegati nella parte centrale da un paracolpi che fa il verso al predellino sottoporta di antica memoria.

FRONTE E RETRO Sulla Volkswagen Maggiolino il muso mantiene un’espressione inconfondibile, anche se il cofano si dà allo stretching e lo sguardo si fa più accigliato e truce rispetto alla stralunata e un po’ svampita progenitrice. A rompere un po’ con la tradizione è invece il lato B, con luci di foggia decisamente moderna e soprattutto con uno spoiler alla base del lunotto a ribadire, se non si fosse ancora capito, che, oltre alle formiche, anche i Maggiolini, nel loro piccolo, a volte s’inc….

NOSTALGIA CANAGLIA L’”operazione nostalgiacontinua anche all’interno, dove il Maggiolino ripropone una plancia rifinita da una fascia orizzontale che può essere in tinta con l’esterno o in simil-carbonio. Davanti al passeggero trova spazio un piccolo cassetto old style (più sotto, in posizione classica, ce n’è un secondo), mentre dinnanzi al pilota tiene banco una strumentazione con tre indicatori. Altre informazioni possono venire dal trittico di piccoli strumenti supplementari da piazzare eventualmente sopra la console, così come dal display del navigatore, optional su tutte le versioni. L’insieme appaga la vista, mentre al tatto la nuova Volkswagen non entusiasma: tutto è montato con la solita cura certosina, i comandi sono di qualità eccellente ma le plastiche sono rigidine, come a ricordare l’origine proletaria della macchina.

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CINQUINA Se l’estetica si pone a cavallo tra passato, presente e futuro, i motori ospitati sulla piattaforma cugina di quella della Golf e della Jetta sono tutti di ultima generazione, sovralimentati e a iniezione diretta di carburante. Al lancio, che è fissato per il mese di novembre, con un classico weekend porte aperte il 19 e il 20, apriranno le danze due unità a benzina: il piccolo 1.2 TSI da 105 cv e il prestante 2.0 TSI da 200 cv, abbinato al cambio a doppia frizione DSG. L’offerta si completerà nei mesi successivi con l’entrata in listino del 1.4 TSI da 160 cv e di due turbodiesel, il 1.6 TDI da 105 cv (anche in variante risparmiosa BlueMotion Technology) e il due litri TDI da 140 cv. Per tutti questi motori, BlueMotion a parte, è prevista la possibilità di montare a richiesta il cambio robotizzato a doppia frizione DSG.

BLACK & WHITE In Italia sono previste due versioni già ben allestite, mentre resterà fuori dai nostri confini il Maggiolino base, quello minimalista venduto invece per esempio in Germania. La nostra entry level sarà dunque la Design, con già di serie bracciolo anteriore, cerchi in lega da 16”, climatizzatore, cruise control, fendinebbia, stereo con lettore CD/mp3 e volante rivestito in pelle. Al top ci sarà invece la Sport, con standard, tra le altre cose, cerchi da 18”, clima automatico, sensori di parcheggio anteriori e posteriori, sedili sportivi e volante multifunzione. Nella fase di lancio ed esclusivamente sulla 2.0 TSI DSG sono poi previsti due pacchetti chiamati Black Turbo e White Turbo. Come si può intuire, giocano sui colori nero e bianco (con specchi in contrasto) e montano cerchi da 19”, dettagli interni in tinta con la carrozzeria ed elementi esterni cromati, oltre al logo turbo.

DA 19.700 EURO Neanche a dirlo, il Maggiolino si può personalizzare a piacere. Dodici colori esterni, eventuali rivestimenti in pelle in alternativa ai tessuti, un assortimento di cerchi che va dai 16" ai 19” e gadget vari permettono di cucirsi la macchina addosso, un po’ come accade per le altre neoclassiche, la Fiat 500 e la Mini. Se ci si lascia prendere la mano il conto può salire anche di molto mentre il listino Volkswagen Maggiolino in questo momento parte dai 19.700 euro della 1.2 TSI Design e arriva ai 28.050 euro della 2.0 TSI Sport DSG. Rispetto a certa concorrenza non siamo nemmeno su livelli esorbitanti ma a me sarebbe piaciuto vedere anche una variante economica, nuda e cruda, capace di ridare un senso all’equazione Volkswagen = auto del popolo.

A TESTA ALTA Se a livello di look l’abitacolo emoziona con uno stile molto personale, dal punto di vista dell’ergonomia la Volkswagen Maggiolino è più conformista e non impone di stravolgere le abitudini, mettendo ciascuno a proprio agio. Il sedile si regola bene, in senso longitudinale come in altezza, lasciando un sacco di centimetri sopra la testa. Anche nella zona posteriore non c’è rischio d’interferenza con il tetto, mentre meno rosea è la situazione delle ginocchia, che restano a ridosso degli schienali. In ogni caso il passo avanti rispetto alla generazione precedente è evidente e quattro adulti possono affrontare senza troppi sacrifici viaggi a medio raggio. Buono è anche il bagagliaio, con un volume base di 310 litri, che possono diventare 905 sacrificando i posti posteriori.

SERVE PRATICA Muovendo i primi passi al volante, bisogna prendere un po’ la mano con gli ingombri, perché la forma bombata delle lamiere e il taglio dei finestrini non aiutano a capire quanto margine ci sia per manovrare in parcheggio. In ogni caso è solo questione di pratica, dato che con le sue dimensioni ancora ragionevoli il Maggiolino si muove bene anche in città.

FACTOTUM In generale, non si può dire che questa Volkswagen abbia un habitat naturale ristretto e limitato, capace com’è di adattarsi a ogni impiego. Grazie anche all’allargamento delle carreggiate (+63 mm per quella anteriore, +49 per quella posteriore) e all’aumento del passo (+22 mm), il Maggiolino poggia su una base più solida e si lascia guidare con disinvoltura. Nelle curve strette è piuttosto svelta e precisa in fase di inserimento, mentre nei curvoni veloci si appoggia saldamente sulle ruote esterne, pronta comunque a reagire nei cambi di direzione presi d’infilata.

SULLA FIDUCIA A onor del vero, a strappare un giudizio così positivo è stata la versione 2.0 TSI, l’unica della gamma ad avere sospensioni posteriori multilink al posto di un più semplice schema a ruote semi-indipendenti. L’esperienza tuttavia insegna che in casa Volkswagen anche questa soluzione solitamente non delude.

DIAMO I  NUMERI Quanto al motore, il due litri sovralimentato non è certo una sorpresa. Pluripremiato dalla giuria dell’Engine of the Year, si conferma ancora una volta corposo lungo tutta la curva d’erogazione e con le sue doti di tiro si sposa a meraviglia con il cambio DSG, rapido e dolce al tempo stesso. Queste sue qualità, che gli valgono un crono di 7,5 secondi nello 0-100, una velocità massima di 223 km/h e una media di 13 km/litro non saranno però sufficienti a farne un best-seller, almeno in Italia. Questo ruolo spetterà ai due turbodiesel, che dovrebbero coprire circa il 65% degli ordini. A tenere alto il loro indice di gradimento sarà come tradizione l’ottimo equilibrio tra prestazioni e consumi: per il Maggiolino 1.6 TDI si parla infatti di soli 4,3 litri ogni 100 km, pari a 23,3 km/litro nel ciclo d’omologazione. Quanto al 1.200 TSI, la scheda tecnica indica un tempo di 10,9 secondi nella prova di accelerazione, di una punta di 180 km/h e di una media di 16,9 km/litro.


Pubblicato da Paolo Sardi, 26/07/2011
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