Prova

Tesla Roadster Sport 2.5


Avatar Redazionale , il 27/04/11

10 anni fa - Su strada con la Tesla Roadster

2.5 non è la cilindrata del motore ma lo stadio evolutivo della Tesla Roadster, la prima (e finora unica) sportiva elettrica di serie. Nella versione Sport costa la bellezza di quasi 120.000 euro ma ha prestazioni sorprendenti. Ecco come va.

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ECCEZIONE ALLA REGOLA Citycar tascabili e berline con l’aria un po’ da secchione, da prime della classe. In attesa di un’evoluzione della specie, le auto elettriche appartengono oggi quasi esclusivamente a queste categorie. E a uscire da questo schema sono più che altro veicoli commerciali. Mezzi intelligentissimi, insomma, che meritano tutto il rispetto di questo mondo ma incapaci di far bollire il sangue agli appassionati. Come tutte le regole, anche questa ha però la sua eccezione, che ha un nome e un cognome: Tesla Roadster Sport 2.5. E’ lei la prima – e per ora unica – auto elettrica di serie a potersi definire una sportiva e a poter sfidare a viso aperto le supercar a motore termico.

LA SORELLINA La californiana Tesla Roadster Sport 2.5 mostra la sua indole già a prima vista, con una sagoma che tradisce in parte il fatto che nelle sue vene scorre un po’ di sangue inglese. Non è un caso che le forme ricordino vagamente quelle della Lotus Elise, visto che le due macchine sono costruite sulla medesima piattaforma, nello stesso stabilimento. D’altro canto quelli della Tesla hanno fatto per bene i loro conti: capito che il “problema” del confezionare una sportiva elettrica stava nel peso del pacco batterie, hanno messo gli occhi sulla struttura in alluminio dell’inglesina, quella più leggera del mercato, rivisitandola e rinforzandola con carbonio.

VESTITO IN CARBONIO E sempre in carbonio sono anche i pannelli della carrozzeria che disegnano una roadster minuta ma con le curve al posto giusto per far brillare gli occhi ai cultori del genere. Una menzione speciale la meritano in particolare le fiancate sciancrate nella parte bassa, le due pinne alle spalle del roll bar e il cofano anteriore, con ampi sfoghi per l’aria calda dei radiatori. Già, perché se anche non c’è un motore termico, qualcosa di cui bisogna tenere sotto controllo la temperatura c’è lo stesso: il pacco batterie.

BIRRA ALLA SPINA Alle spalle dell’abitacolo ci sono infatti 6.831 celle agli ioni di litio, simili a quelle dei telefonini, per un totale di circa 450 kg. Sono loro ad alimentare un motore elettrico trifase per il quale vengono dichiarati 215 kW di potenza, pari a 292 cv, e una coppia massima di 400 Nm disponibili sin dal primo tocco all’acceleratore. Sono valori di tutto rispetto, che rendono superflua la presenza del cambio (la Tesla Roadster è quindi in presa diretta con una marcia avanti e la retro) e che paiono addirittura ottimi se messi in relazione con una massa a vuoto di 1.260 kg. In moneta sonante si traducono in un tempo dichiarato di 3,7 secondi nello scatto da 0 a 60 miglia orarie, poco meno dei nostri 100 km/h, e in una velocità massima autolimitata che supera appena i 200 km/h.

GUSTOLUNGO Parlando di un’auto elettrica, il numero che però di solito interessa altrettanto se non di più è però quello dell’autonomia, che qui ammonta a 245 miglia, ovvero oltre 390 km, quando si è selezionata la modalità più risparmiosa “Max Range” del motore. In quella normale e in quella sportiva “Performance”, comunque, il valore non cambia di molto: quel che fa la differenza è sempre il piede di chi guida. Quando le batterie sono a terra, si possono ricaricare presso una colonnina di ricarica rapida (si fa per modo di dire, ci vuole comunque sempre qualche ora) o a una normale presa di corrente, impiegando in  questo caso un po’ più di mezza giornata. Se i tempi paiono lunghi, ci si può però consolare con una autonomia finalmente degna di una macchina a motore termico, che rende possibile l’impiego della Tesla Roadster Sport 2.5 non solo nei brevi tragitti quotidiani o per una gitarella fuoriporta domenicale.

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PUNTI DI VISTA E che la Tesla Roadster Sport 2.5 sia pronta a tutto lo confermano anche sospensioni molto raffinate, con uno schema a quadrilateri su ogni ruota. Di prestigio sono anche i cerchi forgiati, anteriori da 16 pollici e posteriori da 17, che calzano pneumatici rispettivamente da 175/55 e 225/45. Alle loro spalle si nota un impianto frenante con dischi ventilati e pinze AP Racing, che è integrato dall’ABS. Nella dotazione mancano invece l’ESP e il servosterzo ma qui a giustificare il prezzo di quasi 120.000 euro non è certo la dotazione di accessori quanto l’esclusività di un progetto davvero pionieristico.

ONE SIZE FITS ALL Sulla Tesla Roadster Sport 2.5 non si sale ma si scende, con il tetto in carbonio (o con l’alternativa capote in tela) posto a neanche 115 cm da terra. Come ben sa chi ha dimestichezza con la Lotus Elise, il posto di guida è rasoterra e tutt’altro che facile da raggiungere per chi non sia un po’ atletico, con la seduta a poco più di una spanna dal suolo e una soglia larga e altina. Una volta fatto un piccolo numero da contorsionista, comunque, anche chi come il sottoscritto ha una stazza da peso massimo si trova comodo su sedili a guscio che si regolano giusto in senso longitudinale ma che hanno un taglio furbo, che calza bene un po’ a tutti. Stesso discorso anche per il volante, che è piazzato in verticale là dove serve e assicura una buona presa.

SILENZIO, SI GIRA Come prassi con le auto elettriche, girando la chiave nel quadro si ottiene solo di fare la accendere strumentazione come l’albero di Natale: il motore è sua volta acceso ma sembra non voglia farlo sapere ai timpani. Per muoversi si deve usare la pulsantiera sul mobiletto centrale, con i tasti D, N, R e P corrispondenti alle classiche posizioni di un cambio automatico. Questo è sicuramente uno tra i dettagli meglio riusciti dell’abitacolo, in cui si alternano alti e bassi nelle finiture. Non ha invece una grafica spettacolare il display che si trova a pochi centimetri di distanza e che è quello che permette di dialogare in punta di dita con l’evoluto software di gestione dell’elettronica di bordo.

SENZA SERVO Muovere i primi passi con la Tesla Roadster Sport 2.5 non è proprio semplicissimo, dato che la visibilità è ridotta, specie nella vista di tre quarti posteriore. Per fortuna gli ingombri esterni sono ridotti, con una lunghezza di 395 cm e una larghezza di 173. Un altro elemento che può mettere un po’ a disagio è l’assenza del servosterzo, che rende il volante piuttosto duro in manovra. Tuttavia, la maggior fatica che si deve fare è ripagata da una precisione sopra la media.

UNA SCHIOPPETTATA Il motore impiega poche decine di metri per reclamare il centro della scena. E’ lui il protagonista assoluto quando si guida la Tesla Roadster Sport 2.5. Le sue prestazioni sono mozzafiato e non c’è sportiva che nello scatto al semaforo possa permettersi di prendere sottogamba la due posti californiana. Al di là degli aridi numeri, quella che impressiona è la rapidità con cui la macchina scatta in avanti, neanche fosse caricata a molla. E le riprese lasciano di stucco ancor più dello spunto da fermo: basta entrare in scivolata sull’acceleratore per venire letteralmente fiondati in avanti. L’allungo non è esattamente all’altezza della spinta in basso ma per lamentarsi ci vuole davvero una bella faccia tosta, con la macchina che inizia a perdere smalto solo a velocità da ritiro immediato della patente.

VECCHIA MANIERA Quando si è al volante, tra l’altro, l’impressione è sempre quella di andar più forte di quanto non si faccia realmente, a pochi centimetri da terra e con un assetto molto rigido. Gli ammortizzatori sono regolabili ma la Tesla Roadster Sport 2.5 resta in generale una sportiva vecchia maniera, rigida e dura da guidare, alla faccia della modernità della sua tecnologia. Il peso grava soprattutto sul retrotreno e si sente chiaramente infilandosi con decisione in curva. Ciò non toglie però che la coda sia praticamente incollata all’asfalto in traiettoria e che solo il muso tenda ad allargare un po’ la linea impostata. Nel corso del breve test su strada che ho fatto è stato impossibile portare la macchina al limite ma la sensazione è che la tenuta sia molto elevata e che, in assenza dell’ESP e con questa distribuzione dei pesi, sia poi un lavoro per mani esperte gestire la macchina in caso di perdita d’aderenza.

LE PIACE IL LISCIO In città la macchina si dimostra molto maneggevole ma digerisce male i fondi sconnessi. Meglio quindi girare alla larga dal pavé e scegliere percorsi ben pavimentati. Nel traffico, con il programma di guida Max Range, si può contare sull’azione decisa della frenata rigenerativa che va a ricaricare le batterie per rallentare senza neanche usare i freni, che sono comunque potenti, anche se un po’ duretti da azionare. Per il resto il comfort è comunque buono, con una scontata silenziosità del motore che si trasforma in un sibilo acuto solo a velocità elevata, e fruscii aerodinamici che si fanno fastidiosi solo una volta superati i limiti del Codice. Con un bagagliaio piccolo ma capace comunque di accogliere un borsone sportivo morbido, la Tesla Roadster Sport 2.5 può quindi affrontare senza patemi d’animo anche piccole trasferte da weekend.

FACCIAMO I CONTI Nel complesso la Tesla Roadster Sport 2.5 è un’alternativa sui generis alle “solite” sportive, con prestazioni di prim’ordine, un’autonomia finalmente dignitosa. Certo, 118.800 euro non sono bruscolini ma per questa cifra si può portare a casa un mezzo che è una bandiera tecnologica e che sa regalare emozioni uniche. Argomenti, questi, forse effimeri e discutibili, ma che hanno già convinto oltre 1.600 clienti nel mondo.


Pubblicato da Paolo Sardi, 27/04/2011
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