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Chevrolet Captiva 2011

Chevrolet Captiva 2011

La Chevrolet Captiva 2011 tira fuori gli artigli e sfodera due inediti turbodiesel 2.2 alle spalle di un nuovo frontale, massiccio e aggressivo. Il restyling arriva accompagnato da svariate migliorie all'abitacolo a sette posti e alle sospensioni, per una versatilitá ai vertici della categoria.
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Autore:
Paolo Sardi

UN SOL BOCCONE Ora finalmente l’aspetto è all’altezza del nome. La Chevrolet Captiva 2011 mostra i denti e fa la faccia da cattivona. In occasione del restyling di metà carriera, i designer sono intervenuti infatti per dare al muso un’aria più grintosa e personale, come si richiede a una yankee (anche se d’adozione). L’elemento distintivo del nuovo model year è la coppia di grandi prese d’aria frontali, che si spalancano a mo’ di bocca, come se volessero fare un sol boccone della strada.

SOLO DIESEL Anche i fari guardano avanti con uno sguardo più truce, con nuovi elementi cilindrici sotto il trasparente. Lungo le fiancate a cuneo si mettono in evidenza piccole feritoie e passaruota più grandi. Nella parte bassa, invece, tiene banco un fascione levigato e a fare da coperchio al tutto c’è un cofano dalle forme più scolpite e muscolose. Lì sotto si nascondono i due inediti motori turbodiesel che rappresentano l’altra grande primizia della Chevrolet Captiva 2011, monopolizzandone il listino. Nella nuova collezione non c’è dunque spazio per un’alternativa a benzina, di cui comunque pochi sentiranno la mancanza, visto che finora ha rappresentato il fanalino di coda nelle vendite.

GEMELLE DIVERSE Le due unità sono gemelle e non sono altro che diverse versioni di un unico quattro cilindri common rail da 2,2 litri, sovralimentato da una turbina a geometria variabile. La variante più tranquilla eroga 163 cv a 3.800 giri, con una coppia di 350 Nm a 2.000 giri. Abbinata esclusivamente al cambio manuale e alla trazione anteriore, permette di scattare da 0 a 100 in 9,9 secondi e di raggiungere i 189 km/h, con una percorrenza media dichiarata di 15,6 km/litro.

ANCHE AUTOMATICA L’unità full power fa invece coppia fissa con la trazione integrale permanente ITCC di tipo torque on demand e vanta 184 cv e 400 Nm. Le differenze si sentono anche passando dal banco alla strada, con un tempo in accelerazione di 9,6 secondi e una punta di 200 km/h tondi, ottenuti al prezzo di un lievissimo peggioramento dei consumi, per una media di 15,2 km/litro. Questo motore si può ordinare anche con cambio automatico Hydra Matic a sei marce e in questo caso la scheda tecnica parla di un crono di 10,1 secondi, di una velocità massima di 191 km/h e di una media di 13 km/litro.

QUESTIONE DI DETTAGLI Se queste sono le novità principali della Chevrolet Captiva 2011, anche quel che fa da contorno merita due parole. Il restyling porta infatti con sé anche un aggiornamento dell’abitacolo. Qui si notano in primis il nuovo design del cockpit ispirato alla Corvette e un mobiletto centrale ridisegnato, con un furbo pozzetto portaoggetti. A cambiare sono anche i rivestimenti dei sedili, mentre, per quanto riguarda le plastiche, la qualità è nel complesso buona, con assemblaggi piuttosto curati.

SETTEBELLO Dettagli a parte, la Chevrolet Captiva 2011 cala l’asso di briscola offrendo la possibilità di viaggiare in sette, grazie a una terza fila di sedili a scomparsa nel piano di carico, una soluzione più unica che rara in questa categoria. Viaggiando normalmente in cinque si può invece contare su un gran bagagliaio, con una capacità di 477 litri, che diventano 1.577 sacrificando anche la fila centrale. Lontano dalla vista, i tecnici hanno lavorato di fino anche sulle sospensioni, modificando la loro taratura per adeguarla alle maggiori prestazioni dei motori. Il risultato che viene promesso è una maggior capacità di contrastare il rollio in curva a tutto vantaggio del piacere di guida.

BEN DOTATA Alla qualità della vita a bordo pensa invece un equipaggiamento ricco sin dall’allestimento base, che si chiama LT e che è proposto solo in abbinamento al motore da 163 cv a 28.100 euro. Della sua dotazione di serie fanno parte, tra le altre cose, i cerchi in lega da 17”, il clima automatico, i sensori pioggia e di parcheggio, il cruise control, il dispositivo di assistenza per le partenze in salita e il kit Bluetooth integrato. Il turbodiesel da 184 cv è legato invece alla versione LTZ, con cambio manuale a 33.600 euro e con l’automatico a 35.100. Qui diventano standard i cerchi da 19”, i sedili rivestiti in pelle e riscaldabili, il navigatore, la retrocamera, i poggiatesta attivi e le barre in alluminio satinato, così come le maniglie. Le prime consegne sono previste per aprile.

MEGLIO DAVANTI La Chevrolet Captiva 2011 offre di serie sette posti e tre file di sedili ed è un vantaggio non da poco per chi cerca una macchina pronta a tutto e molto versatile. Chiaramente non si può pretendere di far sedere in ultima fila la nonna o il cugino che gioca a basket, perché in coda abitabilità e accessibilità sono limitate. Tuttavia, due ragazzini posso affrontare viaggi a medio raggio senza dar precoci segni d’insofferenza. Nelle due prime file, invece, la situazione è tutta rose e fiori, con i centimetri che abbondano in ogni direzione.

PICCOLI NEI Il posto di guida è tutto sommato ben regolabile ma il sedile non fascia benissimo gambe e busto e non convince del tutto. Un altro piccolo appunto va alla plancia, che ha molti particolari con finitura superficiale a effetto metallo o cromati, che possono creare riflessi nel parabrezza o negli specchi retrovisori. Per il resto, però, tutti i comandi sono al posto giusto e ben dimensionati.

UN UTILE AIUTO Sulla Chevrolet Captiva 2011 si siede un po’ in alto, in posizione dominante, ed è una cosa buona e giusta perché il taglio della carrozzeria (lunga 467 cm, larga 185 e alta 173) non permette di cogliere gli esatti ingombri senza un po’ di apprendistato. Lo sterzo, tra l’altro, ha un diametro di sterzata piuttosto ampio e i sensori di parcheggio (meglio ancora la telecamera posteriore) sono una vera benedizione per evitare di trasformare le manovre in un corpo a corpo con le altre macchine.

PASSI AVANTI Con il salire della velocità colpisce la buona silenziosità. Su questo aspetto i tecnici dichiarano di aver lavorato molto e parlano di una riduzione della rumorosità che arriva a 3 dB rispetto alla prima Captiva. Altri progressi tangibili si hanno sul fronte della guidabilità. La Chevrolet Captiva 2011 è molto più composta in curva e ciondola meno nei cambi di direzione. Ciò non basta però a farne una sportiva Doc: il baricentro alto e la massa si fanno sentire comunque, facendo allargare un po’ la linea, e lo sterzo lascia un po’ a desiderare in fatto di precisione. Se si guida pulito e non ci si fa prendere dalla foga, c’è la possibilità di viaggiare comunque allegri con una certa disinvoltura.

INUTILE INSISTERE Per esaltare le doti di versatilità della Captiva 2011, il massimo è l’accoppiata trazione integrale-turbodiesel da 184 cv. Lo schema torque on demand fa il suo dovere nella stragrande maggioranza delle situazioni, garantendo una buona motricità su neve (con pneumatici invernali) e dando maggior sicurezza anche su asfalto bagnato. Il motore, dal canto suo, fa sentire la sua voce quasi esclusivamente a freddo, dimostrandosi poi piuttosto civile e discreto. Ai bassi gira regolare ma non brilla per vivacità, iniziando a tirare con forza poco prima dei 2.000 giri indicati. Il meglio viene fuori ai medi, fino a circa quota 4.000. Insistere con l’acceleratore però paga poco perché il turbodiesel pian piano perde smalto. Per filar via bene si può cambiare molto prima, con poco stress per la meccanica e un minimo impegno nella guida da parte del pilota.


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