Autore:
Salvo Sardina
Pubblicato il 24/02/2020 ore 17:50

TRE GIORNI DOPO La prima tre giorni di test precampionato si è chiusa a Barcellona con il miglior tempo di un Valtteri Bottas arrivato a sfiorare – è stato di soli tre decimi più lento, ma in condizioni nettamente sfavorevoli – il record sul giro del Montmeló. Ma è stata anche e soprattutto la settimana delle polemiche sul (e, perché no, anche della compiaciuta ammirazione del) Das, il geniale sistema sperimentato dalla Mercedes che permette ai piloti di variare in corsa la convergenza delle ruote anteriori azionando un comando che agisce longitudinalmente sullo sterzo. E di una Ferrari troppo brutta per essere vera. Ecco, nel dettaglio, le cinque cose che abbiamo imparato dalla prima sessione di test sulla pista catalana.

F1 Test Barcellona 2020: la Red Bull-Honda RB16

  • LE AUTO SONO GIÀ (MOLTO) AFFIDABILI

Non era un aspetto da dare per scontato, anche se la stabilità dei regolamenti poteva essere un indizio piuttosto rilevante. Certo è che le monoposto del 2020 macinano chilometri senza problemi, e questo vale un po’ per tutti e quattro i motoristi coinvolti. Il più sorprendente? Honda, che pare non aver accusato alcuna difficoltà con Red Bull e Alpha Tauri. La power unit nipponica ha di sicuro girato depotenziata (d’altro canto, lo hanno fatto anche i rivali) ma gli 855 giri percorsi e la media di 1990 km per team, la più alta del lotto, lascia ben sperare in attesa del momento in cui ci si potrà spingere un po’ più in là con le mappature. Piccoli campanelli d’allarme, invece, per Ferrari e Mercedes (i due motori con chilometraggio medio più basso, rispettivamente 1697 e 1845 km a testa) che hanno mostrato qualche problema di gioventù: Bottas, giovedì pomeriggio, si è fermato con un’ora e mezza di anticipo per un inconveniente elettrico, mentre Vettel ha perso mezza mattinata del venerdì dopo aver parcheggiato la SF1000 in pista. In entrambi i casi le power unit sono state smontate e rispedite in fabbrica per tutte le analisi del caso. Comunque, normale amministrazione nei test invernali.

F1 Testing 2020: la Force India RP20

  • PACCHETTO DI MISCHIA? PIÙ AGGUERRITO CHE MAI

Se già nella passata stagione avevamo visto una guerra piuttosto intensa a centro gruppo, i test di Barcellona sembrano elevare a un nuovo livello la lotta per il quarto posto alle spalle di Ferrari, Mercedes e Red Bull (in rigoroso ordine alfabetico). “Gli anni scorsi le altre macchine sembravano poco rifinite, adesso basta farsi un giro in pit-lane per capire che il gruppo sarà molto più compatto”, ha spiegato Sebastian Vettel giovedì in conferenza stampa. E non c’è niente di più vero: se Renault e McLaren hanno seguito la filosofia del muso stretto di stampo Mercedes, Alfa Romeo ha evoluto la C38 capace di regalare non poche soddisfazioni nella prima parte del mondiale scorso. E poi… e poi ci sono Racing Point, Haas e Alpha Tauri, che sembrano quasi una diretta applicazione del concetto – vietatissimo dal regolamento – delle scuderie clienti. Il team anglo-canadese ha decisamente fatto scalpore nel giorno del debutto per le linee pressoché identiche a quelle della Mercedes W10 campione del mondo nel 2019, ma poi è bastato dare uno sguardo più attento anche alla VF-20 e alla AT01 per comprendere lo strettissimo grado di parentela con la Ferrari SF90 e la Red Bull RB15. Tutte spinte, tra l’altro, da power unit aggiornate al 2020. Sarà una lotta pazzesca.

F1 Test Barcellona 2020: la Williams-Mercedes FW43

  • LA WILLIAMS È (DI NUOVO) UN TEAM DI F1

Erano stati la sorpresa in negativo della scorsa stagione quando, a causa dei ritardi di progettazione e produzione delle componenti – diretta conseguenza di una crisi finanziaria di difficile soluzione – si erano presentati ai primi test di Barcellona senza… macchina. Fatto tesoro del disastro della passata stagione, in questa prima tre giorni di prove al Montmeló la Williams è apparsa quantomeno un team di Formula 1. Di per sé, si tratta già di una vittoria. I primi dati – e anche la logica – ci dicono che la FW43 rimarrà l’auto fanalino di coda del gruppo, ma i nuovi sponsor e l’arrivo di un pilota con la valigia piuttosto pesante come Nicholas Latifi sembrano promettere un minimo di serenità alla nobile decaduta del circus. Che, secondo i dati Gps, resta ancora alla ricerca di carico aerodinamico ma che, magari, in qualche situazione potrebbe provare a inserirsi nella lotta di centro gruppo. Di certo, la crisi nerissima di 12 mesi fa è un lontano ricordo. Ad maiora.

F1 Test Barcellona 2020: la Mercedes F1 W11

  • LA MERCEDES HA ANCORA FAME

Alzi la mano chi non aveva, anche solo per un attimo, pensato che la Mercedes potesse avvertire un po’ il senso di appagamento e concedere qualcosa alle rivali Ferrari e Red Bull. Macché! Gli uomini di Brackley e Brixworth sembrano ancora una volta non lasciare nulla al caso. E, pur promettendo di aver già dirottato alcune risorse sulla monoposto della rivoluzione 2021 – a questo punto, vale la pena credergli – si sono presentati in pista a Barcellona con il geniale sistema Das, capace di cambiare di giro in giro la convergenza delle ruote anteriori con un semplice ma complicatissimo spostamento longitudinale del volante. Lo sterzo magico, testato a partire dalla giornata di giovedì, ha letteralmente lasciato di sasso tutti, giornalisti, tifosi e addetti ai lavori, tanto nel paddock di Montmeló che sui divani di casa. Come se non bastasse una macchina già da sola in grado di scaldare e gestire alla perfezione gli pneumatici di girare su tempi molto vicini al record della pista pur senza spingere alla morte. E mentre gli avversari si appellano al giudizio della Fia sperando magari in una sentenza di irregolarità del sistema, dalle parti di Stoccarda sogghignano: la Federazione ne era a conoscenza da mesi e aveva già dato il semaforo verde, preparando a tavolino (!) le inquadrature e la conferenza stampa di giovedì con Hamilton e Allison. Potrebbe anche non essere un elemento decisivo per la vittoria – come sostenuto da Binotto – ma la W11 fa decisamente (sempre più) paura. Scacco matto.

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  • LA FERRARI È TROPPO BRUTTA PER ESSERE VERA

Le facce degli uomini di Maranello dopo la seconda giornata di test, quella in cui la Mercedes ha svelato il Das, erano tutte un programma: volti scuri, sorrisi tirati. Le dichiarazioni pessimistiche di Mattia Binotto di venerdì, però, sono troppo pessimistiche per essere vere: al “non abbiamo ottimizzato il setup ma lavorato con configurazioni estreme per conoscere il comportamento della macchina” ha fatto seguito un “non siamo veloci come volevamo essere in questa fase, ma il mondiale è lungo 22 gare e ci sarà eventualmente tempo per recuperare”. Il che sarebbe anche normale, qualora Vettel e Leclerc avessero davvero girato con settaggi non adatti alla pista. Dunque, delle due, l’una: o la Ferrari SF1000 è un tale disastro su ruote al punto da gettare nello sconforto più totale il box del Cavallino ancor prima di ottimizzare gli assetti, oppure – ed è quello che si augurano tutti i tifosi – la Rossa ha semplicemente lavorato sottotraccia. Una situazione alla rovescia rispetto al 2019 quando l’ottimismo regnava sovrano prima della mazzata di Melbourne, che ha dato il là a uno degli inizi di campionato peggiori delle ultime stagioni. Tra pretattica e scaramanzia, non si può certo negare che il Das dei rivali preoccupi perché impossibile da replicare in tempi brevi, oltre che antieconomico in quanto già vietato nel 2021. I dati Gps ci dicono però che, nelle curve lente tallone d’Achille della SF90, la nuova Rossa è stata la macchina più rapida. E persino i long run con le mescole più dure sono tutt'altro che da buttare via. Una piccola iniezione di fiducia in attesa di conferme che potrebbero arrivare già da mercoledì con la seconda tornata di test a Barcellona. Calma e sangue freddo.


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