Pubblicato il 14/07/20

NOVITA' SPIACEVOLE Durante lo scorso fine settimana, i team e il personale della F1 presenti al Red Bull hanno scoperto le rigide misure che l'Ungheria ha deciso di applicare a tutti i cittadini di passaporto britannico o di nazioni non appartenenti alla UE e alla SEE (Spazio Economico Europeo) che si recheranno in questi giorni a Budapest per il prossimo appuntamento del mondiale. L'intenzione del governo locale è quella di prevenire possibili focolai di Covid-19, nonostante tutto il personale viaggiante del Circus sia già costantemente controllato e faccia parte di una ''bolla di sicurezza'' che limita al massimo i contatti con l'esterno.

PUNIZIONI SEVERISSIME Le persone coinvolte da queste misure dovranno rimanere confinate all'interno dell'hotel dove pernotteranno e gli spostamenti saranno permessi solo da e per il circuito dell'Hungaroring, sede del GP Ungheria. In caso di violazione del protocollo si rischia di incappare in una severa multa, superiore ai 12mila euro, e nella possibilità di essere addirittura arrestati. Questo scenario ha fatto traballare l'ipotesi di trasferirsi dall'Austria a Budapest, ma poi i vertici della F1 hanno deciso di confermare la sede del terzo gran premio del 2020.

F1, GP Austria 2020: Toto Wolff (Mercedes) e Chris Horner (Red Bull) nella conferenza stampa del venerdì

MERCEDES NON FA DISTINZIONI I team stanno reagendo come possibile a questa situazione. La componente britannica è molto numerose, essendo ben sette le scuderie con sede nel Regno Unito, ma ogni squadra dispone di personale di svariate nazionalità. Per questo motivo, la Mercedes ha deciso di estendere a tutti i suoi dipendenti l'applicazione delle rigide misure, ritardando però l'arrivo in Ungheria. Toto Wolff ha spiegato: ''Queste restrizioni si applicano dal momento in cui entri in Ungheria. Quello che faremo come squadra è entrare tardi. Nessuno vuole rimanere bloccato in una stanza d'albergo dal lunedì al giovedì prima di scendere in pista e, a tale proposito, manterremo la nostra bolla di sicurezza in Austria. Non faremo alcuna distinzione per nazionalità. Saprete che siamo in prima linea in F1 nella lotta per l'uguaglianza, quindi l'ultima cosa che faremmo è dare privilegi ad alcuni''.

RED BULL MINIMIZZA IL DISAGIO In casa Red Bull, invece, il team principal Christian Horner ha minimizzato gli effetti di queste restrizioni: ''Sarà difficile, ma abbiamo trascorso tre mesi a stare fermi in casa. Era una delle condizioni che sapevamo essere potenzialmente applicabile una volta tornati alle competizioni. Penso che dovremmo tutti sottostare a quelle condizioni. Certo, non sono l'ideale, ma viviamo tempi senza precedenti e si tratta solo di una settimana della nostra vita. Siamo lì per andare a correre, siamo felici di andarci, quindi non è un grosso problema. Ci regoleremo di conseguenza e tutto sarà focalizzato sulla pista''.


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