Pubblicato il 18/07/20

UN SECONDO Sarà un campionato stra-dominato dalla Mercedes? ''Diciamocelo chiaramente, questo rischio c'è'' - per usare una citazione colta molto in voga di questi tempi. Ma potremmo andare anche oltre, azzardando come risposta un più secco ''sì'', almeno stando a quello che abbiamo visto in pista nei primi due weekend e mezzo della stagione. Lewis Hamilton e Valtteri Bottas hanno monopolizzato i due primi posti sui podi austriaci e oggi, per la prima volta quest'anno, sono anche entrambi in prima fila assieme. Ma non è tanto questione di cosa hanno fatto, ma di come: dominando con gomme usate, con mescole più dure, guidando con il braccio fuori dall'abitacolo, neanche fossimo nell'assolata Jerez, dove peraltro in MotoGP si è vista una griglia compatta, con una ventina di piloti racchiusi in un secondo. Invece in Ungheria, dove le temperature sono più autunnali che estive, la premiata ditta in nero quel secondo lo ha messo tra sé e i suoi rivali, ma anche con il vecchio record della pista, realizzato nel 2019 da Max Verstappen.

ASSO NELLA MANICA La 90° pole in carriera per Lewis Hamilton è una delle più impressionanti prove di superiorità viste in tutta l'era Mercedes, con il solo Bottas che è rimasto attaccato a meno di un decimo dal superlativo 1'13''447 del compagno. Le due altre Mercedes, quelle dipinte di rosa, sono finite - come si diceva - a quasi un secondo, nonostante anche Lance Stroll - bravissimo a spuntarla sul compagno - e Sergio Perez, abbiano abbassato di un'enormità i tempi del 2019, quando furono tagliati entrambi in Q1 girando sopra l'1'17 (Oggi hanno girato all'incirca sui tempi Mercedes dello scorso anno, 14''4-14''5...) . E a corolloario, sul dominio dell'azienda tedesca, c'è da aggiungere che per la prima volta dal 2018 entrambe le Williams hanno passato il taglio della Q3, con George Russell che partirà 12° e Nicholas Latifi 15°. Ma se per le Frecce nere sono tante le cose che concorrono a scavare il gap con la concorrenza - dal DAS alle tante soluzioni tecniche, aggressive e innovative, sparse un po' ovunque per la W11 - a livello corale non si può nascondere che il vero asso nella manica sia il motore Mercedes.

GP Ungheria 2020, Budapest: Lance Stroll (Racing Point)

PUNTO DEBOLE La risposta della Ferrari alle quattro power unit tedesche nei primi quattro posti della griglia di partenza, non arriva però solamente dai quattro motori Ferrari clienti giunti invece tra gli ultimi cinque posti in griglia. A Budapest, nelle libere in primis, ma soprattutto nelle qualifiche, si è palesato qualche segno di vita dalla Ferrari, che con Vettel e Leclerc ha prenotato tutta la terza fila per domani. Purtroppo però, specularmente rispetto alla casa di Stoccarda, a Maranello è proprio il motore che continua a essere il grosso punto debole del progetto 2020. Rispetto allo scorso anno sia Leclerc che Vettel hanno compiuto passi in avanti nelle prestazioni, di circa 2-3 decimi, questo sta a significare che con a disposizione una potenza simile a quella erogata dalla Power Unit bandita dalla FIA alla fine della scorsa stagione, oggi le Ferrari sarebbero i rivali numeri uno della Mercedes. Seconda forza in campo, probabilmente non di più.

GP Ungheria 2020, Budapest: Sebastian Vettel (Ferrari)

POST FRETTOLOSO Nella giornata di ieri, un post del profilo instagram ufficiale della Formula 1 metteva la Ferrari tra i team di metà di classifica, assieme a Racing Point, McLaren (A proposito, anche oggi Norris e Sainz entrambi in Q3) e Renault, concedendo alla Red Bull il lusso di far parte dei top team, l'unica al fianco della Mercedes. Ma forse sono stati un po' frettolosi i media manager della F1, non tanto a dare per spacciata la Ferrari nel duello con la casa tedesca, ma piuttosto nell'affiancargli la casa austriaca. Lo scorso anno Spielberg e Hungaroring furono due circuiti molto favorevoli a Max Verstappen & Co., quest'anno invece l'olandese scatterà solo ottavo (E non parliamo nemmeno di Albon, fuori in Q2 e 13° in griglia, che si è lamentato via radio con il team di averlo messo nel traffico per l'ultimo tentativo), con un tempo superiore di 3 decimi rispetto a quello che gli garantì la pole nella passata stagione, ma soprattutto con una monoposto che sembra una sbiadita parente della bella RB15 in grado nel 2019 di inserirsi più volte nella lotta tra le due blasonate rivali.

GP Ungheria 2020, Budapest: Max Verstappen (Red Bull)

UN FILM GIÀ VISTO È ancora troppo presto per giudicare, ma la sensazione è che questo possa essere uno di quei campionati lì... di quelli come il 1988, il 2004 o il 2014, in cui si lotta solo per il secondo posto, e il concetto di ''centro gruppo'' fagocita inevitabilmente quasi tutti i team escluso il primo. La Racing Point, con l'auto gemella rispetto a quella campione del mondo 2019, sembra partire avvantaggiata per la seconda piazza nei valori complessivi, ma è probabile che possa essere insidiata nel corso di questo breve e atipico campionato da - in rigoroso ordine alfabetico - Ferrari, McLaren, Red Bull e magari anche Renault (oggi un po' opaca e fuori di poco dalla top ten con Ricciardo), ovvero da tutte quelle case che hanno maggiori risorse per sviluppare (per quel poco che si potrà) il proprio progetto, rispetto a una monoposto rosa che appare già come una macchina completa, e più ostica da far progredire ulteriormente. 

GP Ungheria 2020, Budapest: Valtteri Bottas (Mercedes)

CORAZZATA TEDESCA E dunque? La prima divertentissima gara ci aveva un po' illusi, ma la superiorità mostrata dalla Mercedes è quasi scoraggiante per i rivali. Siamo soltanto a un sabato di qualifica, ed è appena la terza gara dell'anno, ma quanti nei box di Ferrari, Red Bull, McLaren e Renault staranno pensando di dirottare risorse ed energie sull'auto del 2022, quella della rivoluzione regolamentare, saltando a pie' pari un 2021 in cui lo sviluppo sarà limitato? Il prossimo anno - al massimo - il divario potrà ridursi a causa del divieto di utilizzare il DAS che la Mercedes ha ricevuto dalla FIA nel 2021, ma non crediamo che basti togliere il dispositivo magico inventato dagli ingegneri geniali di Breckley, a riequilibrare il campo, visto che le ultime disposizioni tecniche diramate sui motori sembrano aver messo in crisi un po' tutti, tranne i motorizzati dalla corazzata tedesca, già in marcia verso la conquista della sua settima doppietta iridata.


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