UPDATE A tre ore dalla bandiera a scacchi del Gran Premio del Canada, la Ferrari ha manifestato l'intenzione di presentare ricorso per contestare la penalità inflitta a Vettel dai commissari di gara e costata la vittoria al tedesco. Normalmente non è possibile appellarsi a una decisione del genere, che prevede una penalità sul tempo di gara. In questo caso però il comunicato della FIA lascia uno spiraglio. Il testo recita: "Gli steward hanno visionato prove video e determinato che l'auto numero 5 (Vettel) è uscita di pista alla curva 3 ed è ritornata in pista alla 4 in modo non sicuro, spingendo fuori pista l'auto numero 44 (Hamilton). L'auto numero 44 è stata costretta a un'azione evasiva per evitare la collisione. Si ricorda ai concorrenti che hanno diritto di appellarsi ad alcune decisioni degli Steward, in accordo con l'Articolo 15 del Codice Sportivo Internazionale della FIA e con l'articolo 9.1.1 della regole disciplinari e giuridiche della FIA, nei limiti di tempo consentiti." Il tempo consentito è di 96 ore, la Ferrari ha dunque 4 giorni per presentare ufficialmente appello.


PASSIVITÀ Digerire questa gara sarà molto dura, più per Sebastian Vettel e per i tifosi della Ferrari che per il team stesso, almeno a quanto è sembrato dalle reazioni che hanno seguito l'epilogo del Gran Premio del Canada. La quantomeno discutibile decisione di penalizzare il tedesco dopo l'errore, e che gli è costata 5" di penalità per impedimento, è stata accettata con passività da tutto il team tranne che da Sebastian, ininzialmente restio persino ad andare sul podio, poi costretto a ragionare (chissà se direttamente dalla FIA o dal suo team).

ADDIO TITOLO Il plateale gesto poi fatto da Seb, quello di togliere il totem con il numero 1 davanti alla vettura di Hamilton per metterci quello con il numero 2, è stato piccolo ma molto significativo, anche se alla fine solamente coreografico e totalmente inutile ai fini pratici. Sarebbe servita forse una protesta più esemplare e compatta di tutto il team, se avessero voluto (il comunicato della FIA parla di decisione appellabile) ma così non è stato. Restano perciò i 62 punti di svantaggio in classifica per Seb (che sarebbe potuto essere a -48) e con questi rapporti di forza tra Ferrari e Mercedes, servirà più che un miracolo al ferrarista nei prossimi GP per poter aspirare al titolo.

LA GARA DI SEB Scattato bene al via, Sebastian Vettel ha mantenuto agevolmente il comando per tutta la prima parte di gara, tenendo Hamilton a distanza di circa 2" per 27 giri. Una volta rientrato ai box per cambiare la gomma Medium con la Hard, la sosta anticipata di due giri rispetto al rivale ha fatto salire il suo vantaggio a 5", presto recuperati però dal pilota della Mercedes, che si è fatto minaccioso negli scarichi di Seb a una trentina di giri dal termine sui 70 previsti.

IL FATTACCIO Al giro 48 Vettel fa un errore alla curva 3, va lungo sull'erba e in uscita della 4 tentando di riprendere il controllo della sua auto chiude la strada a Hamilton, che è costretto ad alzare il piede dal gas. Manovra al limite, in un'occasione analoga a Monaco nel 2016, Hamilton era stato graziato su Ricciardo, ma stavolta dopo altri 10 giri arriva la comunicazione dei commissari diretti da Emanuele Pirro: 5 secondi di penalità. Vettel ne ha in quel momento 2"5 ma pur spingendo fino alla fine non ha né l'auto né le gomme per staccare Hamilton, che arriverà a 1"3 dal campione tedesco, prendendosi la vittoria.

REAZIONE A CALDO Al termine della gara Vettel non festeggia, lascia la sua auto a inizio pitlane e se ne va nel Motorhome di Maranello. Dopo qualche minuto riappare, forse convinto dal suo team per non incombere in ulteriori sanzioni, e prima di salire sul podio sposta il cartello con il numero 1 dall'auto di Hamilton, mettendoci il numero 2 come già accennato. Sul podio Lewis prova a farlo salire sul primo gradino, ma lui rifiuta e intervistato da Brundle dopo la dimessa cerimonia, ha commentato: "Lewis era più veloce di me ma sono riuscito a stargli davanti, per il resto chiedete alla gente cosa ne pensa. Hanno fatto tantissimo tifo per me, è stato davvero intenso. Ma il pubblico non deve fischiare Lewis, non è colpa sua, deve contestare questa decisione assurda."

L'ANALISI Qualche minuto dopo, nel ring delle interviste, Vettel è apparso più tranquillo e ha commentato l'episodio: "Non credo che potessi fare nulla di diverso. Stavo cercando di tenere la macchina in pista, ovviametne uscivo dall'erba e le gomme erano sporche, e io stavo lottando per cercacre di riprendere la tratiettoria e il controllo della macchina, dunque non so cosa avrei potuto fare di diverso in quel momento. È stato un attimo. Ho perso il posteriore,1 ho dovuto correggere, sono finito in erba ho avuto la fortuna di non girarmi, ho recuperato e una volta che ho riguadagnato il controllo ho potuto guardare nello specchietto e Lewis era un po' più dietro. Ho avuto fortuna perché non ha deciso di prendere l'interno e superarmi, ma non sapevo dove fosse magari era troppo lontano. Chiaramente tutto quanto il vantaggio che avevo fino a quel momento era sparito, e in quel momento era già stato abbastanza difficile recuperare il controllo. Non ho molto altro da aggiungere."

LA RABBIA In ultima istanza Vettel non ha nascosto i suoi sentimenti: "Sono incazzato, è un grosso peccato perché oggi non eravamo i più veloci, credo che Lewis fosse più veloce e dobbiamo accettarlo, ma avevamo tagliato il traguardo per primi, facendo una pole incredibile ieri e riuscendo a tenerlo dietro oggi, lottando con il coltello tra i denti per tutta la gara. Il titolo? Non mi importa in questo momento, meritavamo di vincere, questo è il nostro parere e credo sia anche il parere del pubblico. È stata una grande gara, hanno fatto il tifo per me per tutti i giri, alla 10 vedevo gli spalti scatenati, ma è tutto molto strano per me, non saprei cosa dire. Sicuramente una decisione così non rende popolare il nostro sport, la gente vuole vederci combattere ma quella è stata una manovra di una lotta in pista. Spero che la gente abbia ancora voglia di vedere le gare..."


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