Autore:
Salvo Sardina

“LASCIATEMI GUIDARE” Ve lo ricordate? Era il Gran Premio di Singapore 2015 e Sebastian Vettel chiudeva in trionfo una gara dominata sin dal sabato quando, in qualifica, aveva ottenuto la sua prima pole position in rosso. Sono già passati quattro anni e la canzoncina intonata via radio dopo aver tagliato il traguardo davanti a tutti è ormai diventata una specie di marchio di fabbrica, un po’ come quel “ditino” alzato che i tifosi della Ferrari tanto odiavano all’epoca dei successi marchiati Red Bull. L’ha fatto lì, sotto le luci artificiali di Marina Bay per la prima volta, storpiando giocoso le note de “L’Italiano” di Toto Cutugno: “Lasciatemi guidare perché non sono lento, lasciatemi guidare una gara bella”. Un siparietto reso ancora più comico dal caratteristico accento teutonico e che a quattro anni di distanza suona quasi come una profezia di quello che (non) sarebbe accaduto nel prosieguo del rapporto tra Seb, tifosi e media.

RISCOSSA ROSSA Sappiamo tutti come sono andate le stagioni seguenti: un crescendo di errori e rimpianti – il 2018 è quasi un manifesto in tal senso – legati dal comune denominatore di doversi battere contro il team più forte della storia (ormai i numeri parlano chiaro) oltre che contro Lewis Hamilton, uno dei migliori interpreti della F1 di quest’epoca. Nel 2019, dopo i test di Barcellona, sembrava quasi arrivato il momento per il definitivo riscatto, ma le delusioni hanno poi preso il sopravvento. Al punto che voci di corridoio hanno persino parlato di un Sebastian prossimo all’addio dalle corse al termine del mondiale, a soli 32 anni. Sciocchezze, ovviamente. Perché invece Vettel la missione di vincere con la Rossa l’ha presa sul serio e, pur consapevole di aver commesso errori, non sembra ancora pronto a chiamare la ritirata. L’ha dimostrato ieri nelle qualifiche del Gp del Canada, con un giro perfetto in Q3 che ha lasciato di sasso i tifosi di Hamilton, già pronti a festeggiare l’ennesima pole position del proprio beniamino.

SEB CANTA ANCORA Immancabile è arrivato il motivetto via radio. Senza scomodare Toto Cutugno né la Siae, Seb si è limitato a un decisamente meno elaborato “Badabadabà bappappì” preceduto da un bell’urlo liberatorio. Una pole position, la prima dopo il per molti aspetti tragico Gp di Germania 2018, comunque inaspettata e per questo motivo ancora più cara agli occhi degli uomini di Maranello. I quali, pur sapendo di essere in grado di lottare con la Mercedes, si aspettavano forse un’altra zampata di Hamilton. Che la SF90 sarebbe tornata competitiva a Montreal, insomma, lo ripetevamo ormai da settimane. Ma è anche vero che tra il dire e il fare c’è di mezzo una monoposto sempre molto veloce sul dritto ma spesso in difficoltà nel trovare la finestra di temperatura ideale per far lavorare al meglio le Pirelli. E poi c’è stato Vettel a metterci del suo, completando un giro – ovviamente da nuovo record della pista, 1:10.240 – strabiliante per il livello di precisione nell’utilizzo dei cordoli e di ogni millimetro di asfalto disponibile.

LECLERC SCURO IN VOLTO In quest’anno di rinnovate lotte interne al box, per un ferrarista che festeggia ce n’è uno dal muso molto lungo. Si tratta di Charles Leclerc, monegasco reduce dalla grossa delusione del Gp di casa e anche oggi imperfetto nel giro che avrebbe potuto regalargli la prima fila. Chi scrive, non è un mistero, è tra i grandi estimatori dell’ex pilota Alfa Romeo Sauber, ma è innegabile che, escludendo il solo weekend in Bahrain, fino a questo momento la partita con il tanto bistrattato Vettel sia stata praticamente a senso unico. Giusto così, sarebbe anche strano se il peso dell’esperienza del tedesco – nella guida e soprattutto nella gestione delle pressioni interne ed esterne al team – non finisse per venire fuori gara dopo gara. Ed è forse anche per questa ragione che Mattia Binotto ha sin da subito messo in chiaro che ci sarebbero state delle gerarchie, prendendosi poi anche la responsabilità di applicarle direttamente in pista.

OCCHIO ALLE MERCEDES Insomma, il sabato del Gp del Canada risulta quasi come una grossa rivincita. Della Ferrari sulla Mercedes, certo, ma anche di Binotto e Vettel sui critici che hanno legittimamente avanzato dubbi sulla gestione di questo primo scampolo di 2019. Attenzione però a non cadere nell’eccesso di fiducia opposto: abbiamo visto soltanto una (bella) sessione di qualifica, ma è in gara che si raccolgono i punti che potrebbero offrire al Cavallino il primo timido appiglio psicologico per provare la rimonta. E già stasera – diretta testuale su MotorBox a partire dalle 19.45, spegnimento dei semafori previsto per le 20.10 – c’è da scommettere che Hamilton e la Mercedes non si arrenderanno a veder interrotto il filotto stagionale di sei vittorie consecutive. Tutti i big partiranno con le gomme “gialle” provando a impostare la corsa su un solo pit-stop per montare le Hard, la stessa mescola che proprio i ferraristi non hanno mai avuto l’opportunità di testare nell’arco di questo weekend. Il tutto senza dimenticare che le alte temperature, ieri alleate degli uomini in rosso, saranno nuovamente nemiche di chiunque speri in una lunga e noiosa processione di vetture fino alla bandiera a scacchi. Le tante incognite che separano Seb dalla sua prossima esibizione canora.


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