Autore:
Salvo Sardina

MOMENTO CLOU La penalità subita da Sebastian Vettel costituisce il momento decisivo del Gran Premio del Canada. Il tedesco stava controllando la gara dopo una buona partenza dalla pole position, nonostante la necessità di dover fare “fuel saving” (alzare cioè il piede in rettilineo prima delle staccate per risparmiare benzina) per arrivare alla bandiera a scacchi. Nel corso del quarantottesimo giro di gara, l’episodio clou per il destino di quella che avrebbe potuto essere la prima vittoria della Ferrari nel 2019: Seb arriva lungo in curva-3, perde leggermente il posteriore ed è costretto a tagliare sull’erba, rientrando di traverso fino a stringere Hamilton contro il muro. Manovra illecita secondo la Direzione gara, con il pilota di Maranello penalizzato di cinque secondi a fine gara per aver ostacolato Lewis costringendolo a una “manovra evasiva per evitare la collisione”. Decisione corretta? A venirci in aiuto c’è un episodio del recente passato che vede protagonista proprio il campione di casa Mercedes…

NEL DUBBIO LASCIA CORRERE Secondo gli uomini di Maranello la scelta del collegio degli steward, capitanato da Emanuele Pirro, è decisamente discutibile. Riassumendo la tesi della difesa: Vettel non poteva andare da nessun’altra parte, aveva le gomme sporche dall’escursione sull’erba e non poteva conoscere la posizione del rivale alle sue spalle. Certo, a voler fare il processo all’intenzione, potremmo forse ipotizzare un pizzico di malizia nel rientro in pista di Seb, veloce e di traverso, quasi a voler occupare quanta più porzione di carreggiata possibile. Ma è sufficiente l’ipotetica (e non provata) malizia per far scattare la penalità? Assolutamente no. Tanto per usare un paragone calcistico, l’arbitro dovrebbe fischiare il rigore soltanto se sicuro al 100% del fallo e, al contrario, lasciar correre in caso di dubbio. Una scelta che sarebbe stata coerente con le immagini che immortalano un Vettel che si sposta sì verso Hamilton, ma che muove il volante a destra nell’intento di controllare un sovrasterzo. Una scelta coerente, soprattutto, con il trend degli ultimi anni, spesso molto permissivo nei casi di corpo a corpo tra piloti.

IL PRECEDENTE Come dicevamo, poi c’è anche un precedente che dà pericolosamente ragione alla tesi sostenuta dallo stesso Sebastian Vettel nel giro di rientro. Nel corso del Gran Premio di Monaco 2016, infatti, in una situazione analoga che ha visto protagonista proprio Lewis Hamilton, i commissari hanno chiuso un occhio non penalizzando l’inglese. Nello specifico, il pilota Mercedes, sotto attacco da parte di Ricciardo, era arrivato lungo alla Chicane del Porto, rientrando in pista di traverso fino a stringere l’australiano della Red Bull contro il muro. Riguardando le immagini, le analogie con quanto accaduto oggi a Montreal sono notevoli, come notevole è la differenza nella valutazione dei due episodi. Certo, i commissari potrebbero sostenere che Ricciardo avrebbe avuto comunque un minimo spazio per infilarsi tra la Mercedes e le barriere mentre, nel caso della penalità inflitta a Vettel, Hamilton è costretto a frenare per evitare il contatto. Questa l’unica differenza tra i due episodi, ma è innegabile anche come il ferrarista, al contrario dell’inglese a Monte Carlo, avesse minore controllo della propria monoposto dopo l’escursione sull’erba. Insomma, un pasticciaccio – contro il quale la Ferrari ha mostrato intenzione di presentare ricorso – destinato a far discutere ancora a lungo…

IL PARERE DEL PILOTA Abbiamo analizzato l'episodio della penalizzazione a Sebastian Vettel in maniera approfondita con Federico Leo, pilota professionista già campione europeo Fia GT3 e campione italiano GT, oltre che noto Youtuber. Federico, quest'anno impegnato con Lamborghini nel GT Open, ci ha dato la sua versione da addetto ai lavori giustificando le azioni di Seb ma anche immedesimandosi in Lewis Hamilton. Qui il video della nostra chiacchierata per le strade di Milano.


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