Prova
BMW R NineT

BMW R NineT

Piccola, cocciuta e semi-artigianale. Potrebbe essere qualunque cosa ma non una BMW... e invece è proprio una BMW: si chiama BMW R NineT e, più che dai numeri, nasce da un sogno in garage
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Autore:
Alessandro Codognesi

BORN IN THE GARAGE Nata in un garage per finire in un garage. Una moto ispirata alle cafè racer, concepita nella testa di un designer sognante, che già si vedeva la sua special realizzata in grande serie. Che questa moto sia marchiata BMW fa un certo effetto: la BMW R NineT è la voce fuori dal coro, il jolly che non t’aspetti da una Casa tedesca come BMW. Curata e con una bella verniciata di vintage, la NineT è la moto che celebra i novant’anni di BMW Motorrad e, per alcune soluzioni, sia di stile, sia di tecnica, è un vero richiamo alle prime BMW. Ma andiamo con ordine.

NO COMPETITORS Di fatto, la BMW R NineT se ne frega abbastanza di numeri e schede tecniche. E pure degli eventuali competitors. Perché, Moto Guzzi Griso a parte (ditemi se non c’assomiglia un pochino…), non c’è una reale concorrente all’ altro angolo del ring. Ecco perché per la NineT si è messa da parte la tabella exel per far spazio alla chiave inglese, per creare un oggetto prezioso, quasi di culto, senza un target preciso ma capace di affascinare un po’ chiunque con linee fuori dal tempo.

PLUG&PLAY Ma la vera chicca della BMW R NineT è quanto sia personalizzabile direttamente dall’utente finale. Tutto si basa sul telaio, realizzato ad hoc e che non ha un bullone in comune con nessun’altra moto. È un traliccio in acciaio realizzato in quattro parti e, anche se a vista non si direbbe, utilizza il motore come elemeno portante. Il fatto strano è che il telaietto ausiliario del passeggero è smontabile (8 semplici viti), consentendo di trasformarla a piacimento in moto biposto o mono. Senza il telaietto, infatti, il resto può reggere solo 8 chili, giusto quanto basta per un codino monoposto in alluminio spazzolato. Non solo, volendo si può togliere anche il telaietto principale facendo diventare la NineT una vera monoposto. Qui però, BMW si tira indietro: in versione “supermono” non è omologata, perché le legislazioni sul posizionamento della targa sono diverse a seconda dei Paesi. Della serie: puoi farlo, ma sta a te preoccuparti di come andarci in giro.

L’ALTRA CICLISTICA Anche il resto della ciclistica è originale. Davanti infatti c’è una forcella classica (niente Telelever), che all’esterno è identica a quella della sportiva S1000RR ma l’idrualica e le molle sono ad hoc. Non è regolabile ed è collegata al cannotto con due spettacolari piastre in alluminio lavorato. Dietro invece lavora un braccio oscillante molto simile a quello che monta la R1200R (più lungo della GS) e che sostiene il cerchio a raggi con canale da 5,5 pollici (volendo c’è quello da 6 con gomma da 200) mediante il noto sistema Paralever. Le quote del telaio e il peso, invece, sono tutto sommato ragionevoli: 25,5°/102,5 mm il rapporto inclinazione cannotto/avancorsa, 1.476 mm di passo, 222 chili in ordine di marcia. Pazzeschi i freni: pinze monoblocco Brembo a 4 pistonicini con ABS Bosch 9MP che agisce sulla ruota anteriore (niente frenata combinata). Roba da superbike di qualche anno fa.

MOTORAZZO Il motore è il cuore di ogni moto e sulla NineT non poteva che essere il boxer ad aria/olio del "vecchio" GS. Il più evoluto aria/liquio è più potente ma meno in linea con lo spirito della moto. Detto fatto, ecco il vecchio bicilindrico dentro il nuovo traliccio, senza nessuna particolare modifica meccanica. Tanto che i numeri sono gli stessi: 1.170 cc, 110 cv a 7.750 giri e 119 Nm a 6.000. A cambiare però è la mappatura, studiata ad hoc e adattata al nuovo scarico sdoppiato laterale e realizzato da Akrapovic (optional il singolo, alto o basso). Niente elettronica però: si voleva una moto vecchia maniera, che andasse dritta al cuore della passione e della guida. Quindi, niente filtri tra il vostro polso e la ruota posteriore.

ALTRE COSUCCE Il resto sono dettagli ma su un oggetto così sfizioso i dettagli sono tutto. Come il serbatoio, realizzato in maniera quasi artigianale, di alluminio lavorato e verniciato in più fasi. O i supporti pedane, sempre in alluminio. O la nuova centralina, che permette di cambiare componenti come le frecce senza mandare tutto in errore. O il logo R NineT ricamato sulla sella. O la strumentazione tutta nuova e semplice. Tante, piccole cosine che il cliente più feticista può divertirsi a scovare una per una.

QUANDO E QUANTO La BMW R NineT sarà disponibile nelle concessionarie ufficiali BMW da questo week end a un prezzo di 15.500 euro (pimo tagliando incluso). La sfilza di optional è pressochè infinita (c’è anche una borsa da attaccare al sellino!) e contiene una lunga serie di parti speciali con cui divertirsi a personalizzarla. 

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I DETTAGLI CHE CONTANO Piccola, malinconica e tutta curata. Faro e cilindri a parte, a prima vista diresti che è una bella cafè racer, magari inglese. Eppure quel simbolo sul serbatoio racconta una storia diversa. Ecco perché mi piace subito la BMW R NineT: perché è un po’ un salto nel buio per la Casa dell’elica, qualcosa di ancora non visto e fuori dai soliti schemi. Ci sono l’ennesima, nuovissima GS, l’avveniristica, fiammante RT, eccetera, eccetera. Ma lei, lei è un po’ speciale e lo mette in chiaro anche a chi non è un motociclista. Perché ha dettagli curati che conquistano, come le piccole frecce attaccate al radiatore, il logo BMW incastonato nel faro, le piastre lavorate e il serbatoio glitterato. Si sente, si fiuta che, durante il suo concepimento, l’obiettivo fosse realizzare un oggetto quasi da collezione, prima che una moto. E a Monaco ci sono riusciti.

COLPA DELLE BIONDE Salendoci, afferrandola per il manubrio largo quanto un arco da tiro, la BMW R NineT non ha proprio nulla delle altre BMW. La posizione è strana: siedi in basso, molto, e tra le gambe è stretta, abbastanza leggera. Il serbatoio, per necessità di stile, ha un profilo lungo e piatto, a livello della seduta. Ecco, rimani sopra la moto con le braccia distese, non ci entri, anche perché il manubrio non è poi così alto. Il motore, dal canto suo, ti tranquillizza: è un classico boxer BMW, con il solito borbottare, quello del bicilindrico aria-olio, anche se qui è sporcato. Sembra un fumatore incallito, con la voce ovattata da decenni di tabagismo.

STORIELLA D’AMORE Guidare la BMW R NineT oggi, con in giro moto che pesano più di cablaggi che di blocco motore, è un po’ come corteggiare una ragazza alla vecchia maniera. Ti presenti, la conosci, ci parli, e poi forse ci esci, tutto in un rigoroso ordine. Non si saltano passaggi. Così è anche per la NineT. Perché non ha elettronica, perché ha una forcella vera davanti e un Paralever dietro, perché non è subito tua: l’avantreno non è immediato e il motore risponde vigoroso al gas. Ma se pensate a lei come a un ferraccio inguidabile, vi sbagliate di grosso.

GOOD VIBES L’appassionato motociclista ha impressi momenti vissuti in sella, ricordi difficili da dimenticare. E la BMW R NineT sembra essere una fabbrica di sogni. Il bicilindrico rombante, il telaio rigido e l’avantreno granitico rendono impossibile non lasciarsi trasportare dopo un paio di curvette. Certo, non è perfetta: telaio rigido (non le sospensioni) vuol dire che si balzella quando l’asfalto non è un biliardo e che molto del lavoro lo fa la gomma, costretta agli straodrinari quando ci si fa prendere dal carattere focoso. Ma vuole anche dire che bisogna stare concentrati, perché non c’è filtro tra voi e la moto. Non c’è elettronica a vigilare sull’aderenza della gomma, quindi se si spinge occorre tenere acceso il cervello.

EQUILIBRATA L’equilibrio e il baricentro rasoterra del boxer però sono rimasti. Quindi anche la NineT, come le sorelle GS e RT (forse cugine, di secondo grado), è svelta nei cambi di direzione. Colpetto alle pedane e zac, ha già cambiato piega. Quello che cambia è la fase di ingresso e percorrenza. Perché davanti ora c’è una forcella vera, che affonda. Peraltro, con quote ciclistiche più stabili che agili. In parole povere, non è una lince nel prendere la corda, non si getta dentro la curva ma chiede di stare parecchio piegati con il gas in mano. Una guida che vuole essere tonda, fluida, che si apprezza di più su un bello slalom gigante piuttosto che nello speciale. Una guida e un carattere unici, fatti su misura per la NineT. Se provate a darle ordini che non le vanno a genio, non ve lo manda certo a dire. È una di carattere, lei, mica una sottomessa.

I DUE LEOCORNI In questa guida fisica, concentrata e tutta sua, il motore è il centro dell’esperienza. Non ha particolari buone maniere, è piuttosto vivace al richiamo del gas e lo dimostra strattonando il cardano se siete poco delicati. Ma l’erogazione è esemplare: fluido, coproso e lineare, il bicilindrico spinge sempre con forza fino a poco prima della zona rossa. Rispetto al vecchio boxer aria-olio, la mappatura dedicata si sente soprattutto agli alti regimi: dove la vecchia unità iniziava a tirare i remi in barca, attorno ai 5/6.000 giri, il qui presente spinge ancora forte, anzi sembra quasi cambiare passo. Non ha la botta ai medi dell’ultimo motore a raffreddamento misto aria/liquido ma poco ci manca.

QUADRO D’AUTORE Sono colpito. Anzi, sono di sasso. A guardarla mi aspettavo una R 1200 R kittata, una sorta di Edizione Speciale. Ma questa moto non c’azzecca niente con la R. Anzi, non c’entra nulla con nessuna BMW provata finora. Guida fisica, zero elettronica, motorazzo ignorante e linee che inducono a sognare. Non giudicatela per quello che non può fare (no protezione aerodinamica, poco spazio passeggero, zero sottosella…), piuttosto per come fa quello che sa fare.

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TAGS: Prove moto 2014 Tutte le prove moto del 2014

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