Autore:
Paolo Sardi

LA SOPRAVVISSUTA Fino a una decina d’anni la nicchia di mercato delle coupé di fascia medio-bassa era popolata da numerosi modelli. Oggi invece quelle macchine sembrano una razza in  via d’estinzione e la Hyundai Genesis Coupé sembra una sorta di sopravvissuta, soppiantata da due volumi ipertrofiche e coupé cabriolet in ogni salsa. Se non la si può definire l’highlander, l’unica rimasta, ci manca proprio poco: sulla scena resta infatti presente anche l’Audi TT. La sportivetta di Ingolstadt è però di tutt’altra pasta rispetto alla coreana, che ha trovato la sua patria adottiva negli Stati Uniti, che è più grande, che mantiene un classico schema a trazione posteriore e che costa un bel po’ meno della tedesca, con un prezzo per la versione 2.0 Turbo Sport appena inferiore ai 30.000 euro.

A ME GLI OCCHI Chiaramente alla Hyundai Genesis Coupé 2.0 Turbo Sport difetta un po’ l’immagine da status symbol che spesso viaggia a braccetto del concetto di sportività ma ciò non toglie che la sua linea abbia un notevole potere ipnotico. Basti pensare, per fare un esempio, che, mentre venivano scattate le foto della gallery, un ciclista ha rischiato di farsi investire per guardarla meglio, mentre il suo compagno di pedalata si sbracciava per dimostrare il suo gradimento.

L’HANNO FATTA GROSSA Questioni di gusti, sia chiaro, ma che la Hyundai Genesis Coupé faccia scena è un dato quasi oggettivo. Già le dimensioni oversize catturano l’attenzione (la lunghezza è di 463 cm, mentre la larghezza è di 187) e il resto lo fanno i fari bislunghi, i parafanghi ben spallati e dettagli come i terminali di scarico annegati in quello che vuole sembrare un diffusore posteriore.

A TESTA BASSA Un’altra cosa che colpisce della Hyundai Genesis Coupé 2.0 Turbo Sport è il passo, lungo ben 282 cm, ereditato dalla Genesis berlina. Questa misura va a tutto vantaggio della disponibilità di spazio per le gambe di chi viaggia dietro e la coupettona coreana potrebbe trasportare senza fatica anche quattro adulti se non fosse per il taglio spiovente del tetto che, alla fine, permette invece solo a due bambini di occupare i posti posteriori senza soffrire di claustrofobia. Lo stretching delle lamiere assicura una discreta capacità di carico del bagagliaio (284 dmc) che ha giusto due difetti: ha l’imboccatura piccola (non c’è il portellone) ed è poco sviluppato in altezza. Il vano è invece molto profondo e apprezzabile è il fatto che tirando una semplice leva si possano ribaltare gli schienali posteriori arrivando ad avere una lunghezza utile nell’ordine del metro e ottanta.

IN GUANTI BIANCHI Chi è invece trattato con i guanti bianchi è il pilota, assieme al suo secondo, comodamente sistemato su grandi sedili sportivi, rivestiti in pelle e riscaldabili. La regolazione elettrica permette di trovare in fretta la posizione ideale nonostante il volante multifunzione sia regolabile solo in altezza e non in profondità. L’ambiente non è sfarzoso ma se si pensa che stiamo parlando di un’auto asiatica fatta per il mercato nordamericano, dove – è risaputo – non vanno troppo per il sottile in fatto di finiture, si può chiudere un occhio su alcune plastichine economiche e un orecchio su qualche scricchiolio che emerge sullo sconnesso.

ALLE STRETTE Muovere i primi passi con la Hyundai Genesis Coupé 2.0 Turbo Sport crea un certo imbarazzo se ci trova a manovrare in spazi stretti. Il diametro di sterzata è ampio e spesso ci trova a fare qualche manovra più del dovuto, anche perché il taglio delle lamiere non aiuta a capire al volo quali siano gli esatti ingombri. Per fortuna in coda ci sono i sensori di parcheggio che danno una mano a far sì che le retro finiscano con un accosto e non con una bocciata.

RECITA BENE Una volta in marcia, la Hyundai Genesis Coupé 2.0 Turbo fa di tutto per tener fede al nome dell’allestimento, Sport, apparendo più scorbutica e cattiva di quanto poi realmente non sia. Il cambio, per esempio, ha innesti leggermente contrastati mentre il motore ha un’erogazione non proprio lineare, due particolari che fanno molto racing senza comunque disturbare nell’impiego quotidiano, quando magari c’è da portare la figlia a scuola o si rientra alla sera con la spesa. Fluidità di marcia a parte, il quattro cilindri coreano si fa apprezzare soprattutto per le sue doti di tiro, con la coppia massima di 300 Nm circa raggiunta a soli 2.000 giri. La spinta è corposa in ogni condizione e, complice una buona spaziatura delle marce, permette rilanci vivaci senza che sia sempre necessario scalare. Le doti di allungo sono buone e ci si può togliere anche qualche prurito al piede destro, sfruttando tutti 213 cv promessi.

GIROTONDO L’assetto si dimostra all’altezza della meccanica. Ben piantata su carreggiate larghe e sui cerchi da 19” gommati 245/40, la Hyundai Genesis Coupé 2.0 Turbo Sport curva precisa, difendendo le traiettorie con le unghie e con i denti. Alla faccia delle dimensioni e del passo lungo, si comporta bene anche quando c’è da esibirsi in uno slalom speciale, come nei rapidi cambi di direzione  che s’incontrano nel misto stretto o anche semplicemente affrontando una rotonda. Il tutto ai comandi di uno sterzo che non trasmette grande feeling ma che è comunque pronto e veloce.

ALL INCLUSIVE In buona sostanza la Hyundai Genesis Coupé 2.0 Turbo Sport si dimostra una valida alternativa alle solite compatte tuttopepe per chi non ha grandi problemi di spazio e cerca, a una cifra ancora ragionevole, un’auto che faccia scena e con un buon rapporto tra dotazione e prezzo. Non bisogna infatti dimenticare che la Casa coreana vende questa coupé senza alcun optional, oltre che con cinque anni di garanzia: tutto è incluso nel prezzo, compreso il tetto apribile elettrico. Le uniche lacune dell’allestimento sono l’assenza del navigatore satellitare e dei fari allo xeno. Ci vuole un bel coraggio per lamentarsi...


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