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Renault Wind

Renault Wind

La Casa francese strizza l'occhio ai giovani di età e di spirito con questa piccola coupé-roadster dotata di due posti secchi e di un grande bagagliaio. Venduta con motori a benzina da 100 e 133 cv, ha prezzi che partono da 18.000 euro.
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Autore:
Paolo Sardi

RIVOLUZIONE FRANCESE Chi pensa che le macchine scoperte debbano essere per forza qualcosa di elitario e aristocratico da oggi ha un nemico in più: la Renault. La Casa francese, neanche avesse deciso di adottare come motto un rivoluzionario "liberté, égalité e… cabriolet", a settembre lancerà infatti sul mercato la Wind. E' una piccola coupé-roadster a due posti vista in anteprima al Salone di Ginevra e destinata ad allargare verso il basso l'offerta di auto apribili della Régie.

LA VIA DI MEZZO Con i suoi 383 cm di lunghezza, la Wind si pone a metà strada tra la tascabile Twingo (360 cm) e la Clio 3 (403 cm). Stilisticamente, invece, la nuova nata intona una voce abbastanza fuori dal coro della gamma Renault. Le sue forme sono compatte e muscolose, un po' come se fosse una molla compressa, pronta a scattare. In rapporto alle dimensioni, l'impressione è di avere davanti molta lamiera, una cosa che accentua la sensazione di forza e sportività trasmessa dalla carrozzeria.

GIRAVOLTA Neanche a dirlo, gli elementi distintivi della Wind sono il tetto e la zona subito alle spalle dell'abitacolo. Il primo non si ripiega come su tutte le altre concorrenti, ma si ribalta semplicemente all'indietro un po' come avveniva qualche anno fa sulla Ferrari Superamerica, per scomparire poi alle spalle dell'abitacolo. Questa soluzione offre diversi vantaggi. In primo luogo consente un notevole risparmio di peso: si pensi che il tetto e i suoi cinematismi pesano soltanto 21,8 kg. In secondo luogo, il pannello non ruba spazio ai bagagli, con il volume di carico che resta di 270 dmc tanto in configurazione coupé che roadster (davvero tanti ma non tutti bene sfruttabili però per la presenza di due travi d'irrigidimento). Ultimo aspetto, ma non meno importante, il tetto convive con una traversa a U che gira alta alle spalle dell'abitacolo, irrobustendo la Wind e dando sicurezza in caso di ribaltamento.

BELLA IN CARNE Per quanto furbo, questo tetto impone però forme piuttosto giunoniche alla coda, che deve pur sempre fagocitare il grosso pannello che si trova sopra la testa del pilota e del suo secondo. Gli stilisti della Renault hanno fatto l'impossibile per alleggerire la vista d'insieme, tracciando una fiancata a cuneo e creando uno spoiler sopra la zona posteriore. Tuttavia, per definire la Wind slanciata ci vuole un po' di fantasia. Il profilo migliore sembra dunque quello anteriore, dominato da fari che regalano al frontale un'espressione abbastanza simile a quella della Twingo ma con uno sguardo più truce.

SEGNI PARTICOLARI Anche l'impostazione della plancia è simile a quella della piccola di casa Renault ma è solo una questione di distribuzione dei comandi. La strumentazione è nuova di zecca, con tre indicatori circolari piazzati sotto una palpebra lucida. Altri segni particolari sono i sedili sportivi con poggiatesta integrato, la pedaliera in alluminio e il volante con la corona rivestita in pelle, proprio come il pomello del cambio.

IN BUONE MANI Qualche parentela con la Twingo emerge anche a livello del pianale, le cui origini risalgono però alla versione R.S. della Clio 2, quella cioè allestita a suo tempo dai ragazzacci della Renault Sport Technologies. La loro firma c'è anche sulla Wind, tanto a livello dell'assetto quanto in materia di motori. All'anteriore la sospensione è di tipo McPherson, con braccio inferiore in alluminio e barra stabilizzatrice da 22 mm di diametro. Al posteriore spazio invece a un braccio ad H, che lavora a braccetto con molle progressive e con una barra stabilizzatrice da 24 mm.

ERCOLINO I due propulsori che compongono la famiglia Wind, entrambi a benzina, arrivano direttamente dal vertice la gamma Twingo. Il più piccolo è il 1.200 TCe, sigla che sta per Turbo Control Efficiency, sovralimentato da una turbina a bassa inerzia che garantisce risposte molto pronte a ogni regime. La potenza massima è di 100 cv a 5.500 giri, mentre il picco di coppia è di 152 Nm a 3.500 giri. Quando però si viaggia in seconda, terza o quarta marcia, di sopra dei 4.500 giri, la centralina si fa generosa e offre part-time fino a 5 cv e 6 Nm in più. Su strada questo motore promette uno scatto da 0 a 100 in 10,5 secondi, una velocità di 190 km/h e una percorrenza media di 15,9 km/litro.

TRAPIANTO DI CUORE La punta di diamante della gamma è invece il 1.600 16v aspirato già apprezzato sulla Twingo R.S.. La sua scheda tecnica parla di una potenza di 133 cv a 6.750 giri e di una coppia 160 Nm a 4.400 giri. In moneta sonante questi valori si traducono in un crono di 9,2 secondi nella prova d'accelerazione e in una punta di 201 km/h, con la promessa di 14,3 km/litro. Entrambe le unità sono abbinate a un cambio manuale a cinque marce.

OFFERTA LANCIO La Wind è attesa nelle concessionarie a settembre in un'unica versione chiamata Blizzard e già ben equipaggiata. Della sua dotazione di serie fanno infatti già parte, tra le altre cose, i cerchi in lega da 16", il climatizzatore manuale, il cruise control, lo stereo e il controllo elettronico della stabilità. Con il motore 1.200 la macchina così confezionata costa 18.000 euro mentre con il 1.600 si sale a 19.000 euro. Al lancio sono previste due iniziative speciali: la realizzazione di 50 esemplari Collection super equipaggiati su base 1.200 e venduti a 20.000 euro e l'offerta del passaggio al clima automatico e ai cerchi da 17" per tutti i clienti.

PECCATI VENIALI A bordo della Wind si siede abbastanza in basso: il piano di seduta, a 51 cm dal suolo, è infatti il più rasoterra di tutta la gamma Renault. Il sedile si fa anche apprezzare per l'imbottitura soffice e la buona profilatura laterale. Il volante, per quanto dichiarato più in verticale rispetto agli standard della Casa, piacerebbe fosse ancora un pelo più dritto sull'attenti ma si tratta tutto sommato di un peccato veniale. Qualche appunto si potrebbe inoltre muovere al pannello portiera per l'aria un po' economica ma le scelte sono fatte dai francesi per contenere peso e costi. Di spazio ce n'è a sufficienza in ogni direzione e anche con il tetto chiuso non si rischiano attacchi di claustrofobia.

ALLA CIECA La critica più sentita va senza dubbio alla visibilità. Il lunotto sembra la finestrella di un bunker per quanto è piccolo e alle sue spalle si staglia una coda massiccia. Il panorama che si ha posteriormente di tre quarti non è certo meglio, con il bagagliaio che, ai lati, vede la lamiera sollevarsi e oscurare la vista del pilota. Chi deve usare la macchina spesso in città farà bene a ordinare i sensori di parcheggio, mentre non c'è accessorio che possa mettere a dieta i montanti anteriori. Sono a loro volta un po' paffutelli e tolgono un po' di visuale, tanto nel traffico, quanto nel misto.

UN COMPASSO Quest'ultimo, specie se fatto di curve lente e in sequenza, rappresenta un terreno su cui la Wind si muove a meraviglia. Lo sterzo assicura un discreto feeling e pennellare le traiettorie è un vero piacere. La macchina segue senza esitazioni la linea impostata e risulta molto scorrevole, oltre che insensibile alle manovre di rilascio e alle correzioni, se proprio non sono brusche e plateali. Anche quando il passo si fa sostenuto, la Wind non si tira indietro e sembra affondare gli artigli nell'asfalto per restare là dove vuole il pilota.

DI NOME E DI FATTO L'assetto cerca un compromesso tra sportività e comfort ma alla fine privilegia leggermente la guidabilità rispetto alla capacità di filtrare le buche. Il comfort è comunque accettabilissimo, complice anche una certa silenziosità. Quanto al discorso aria, la Wind tiene fede al suo nome e non fa mancare un po' di vento tra i capelli. Per chi non vuole arricchire il parrucchiere a furia di messe in piega, il consiglio è di mettere ancora una volta mano al menù degli accessori per acquistare il frangivento a rete, dalla forma tanto curiosa quanto efficace.

AMA GLI ACUTI Venendo ai motori, c'è da avere l'imbarazzo della scelta. Per chi ama la guida sportiva può valere la pena di spendere un migliaio di euro in più e di portarsi a casa il 1.600 aspirato, che assicura una maggior vivacità in ogni frangente e una colonna sonora più suggestiva. La fasatura variabile lo rende disponibile a riprendere anche dai bassi regimi ma la sua specialità sono gli acuti agli alti. Il suo umore e la sua voce cambiano una volta raggiunti i 4.500 giri e da qui si produce in un bell'allungo che lo porta a sfiorare quota 7.000. Arrivare così in alto non è però indispensabile e per viaggiare allegri basta lasciare andare le bielle al trotto.

QUANTO BASTA Chi non soffre di particolari pruriti al piede destro può invece tranquillamente optare per il piccolo 1.200 sovralimentato, che non rappresenta certo un "vorrei ma non posso". La turbina inizia a spingere presto, assicurando una notevole elasticità. La progressione è poi regolare, senza impennate. Certo lo smalto non è quello del fratello ma per un impiego quotidiano e per godersi la vita en plein air ce n'è più che a sufficienza.


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