Autore:
Salvo Sardina

A PROVA DI LECLERC È proprio vero che tre indizi fanno una prova. E se la prima posizione di Charles Leclerc ieri pomeriggio nelle prove libere 2 del Gp d’Austria era stata accolta con una certa freddezza, già stamattina il miglior tempo nelle PL3 aveva lasciato intravedere quello che poi sarebbe successo in qualifica. Il terzo indizio, appunto, quello che ha confermato senza alcuna ombra di dubbio che, qui al Red Bull Ring, la Ferrari c’è, il talento monegasco lo ha piazzato proprio in Q3 con due giri monstre che hanno sbaragliato la concorrenza. Il giovane Charles è così poleman per la seconda volta in carriera, forte di un distacco di oltre due decimi e mezzo sul primo degli inseguitori: grandezze non certo banali su un tracciato corto e velocissimo, dove un giro si completa in poco più di 60 secondi.

50 SFUMATURE DI ROSSO In realtà, se è vero che tre indizi fanno una prova, allora è impossibile nascondere come la Ferrari continui a fare di tutto per complicarsi la vita anche quando la strada sembra mettersi in discesa. Senza voler per forza ricordare – ma di fatto lo stiamo facendo – il problema tecnico che ha strappato a Leclerc la prima vittoria in Bahrain, né la caotica Q2 di Baku o l’epilogo del Gp del Canada, anche stavolta il Cavallino non riesce a sorridere a bocca spalancata. Il lato oscuro del box di Maranello è quello di Sebastian Vettel, fermato da un problema all’alimentazione della power unit: un inconveniente quasi banale, ma occorso in un momento in cui era ormai impossibile mettere a posto le cose. Risultato? Niente prima fila tutta rossa – sarebbe pure stata nelle corde della SF90 in versione austriaca – con Seb costretto a partire a centro gruppo.

LOTTA SERRATA E poi ci sono Lewis Hamilton e la Mercedes. Il britannico lo ha detto più volte nelle ultime settimane: “Vorrei una lotta serrata con la Ferrari”, spesso anche chiamando in causa l’astro nascente Leclerc. Chissà se la lotta risulterà sufficientemente serrata dalla quarta casella in griglia (e non quinta, per effetto della contemporanea penalizzazione di Magnussen): anche oggi, infatti, il campione del mondo è stato bravissimo a tirare fuori il massimo da una Mercedes un po’ in affanno tra i rettilinei del Red Bull Ring centrando la seconda posizione con gli ormai soliti tre decimi scarsi di gap inflitti al compagno di squadra. Prima, però, di essere sanzionato dai commissari per aver ostacolato Kimi Raikkonen (il finlandese ha anche eloquentemente manifestato il proprio disappunto con un bel dito medio in mondovisione) in Q1. Giusto così, ricordando che anche Seb in Austria, nel 2018, aveva subito una penalità analoga.

OCCHIO A MAX A scattare dalla seconda casella in griglia domani ci sarà dunque Max Verstappen. Non uno qualunque, ma un pilota che già l’anno scorso tirò uno scherzetto mica da ridere ai “potenti” della Formula 1. Sorpassando Kimi Raikkonen in pista e approfittando del clamoroso doppio ritiro delle due Mercedes prima di salire sul gradino più alto del podio per la prima volta da quando la Red Bull ha acquistato e riammodernato le strutture del tracciato di Spielberg. Insomma, occhio a non sottovalutare il ventunenne, per nulla demoralizzato dall’incidente di ieri e, anzi, spinto in alto dalla marea oranje arrivata qui in Austria dall’Olanda.

REBUS GOMME Tanto per aggiungere ulteriore carne al fuoco, ci sarà anche da risolvere il rebus strategia: Verstappen, Bottas e Hamilton (in rigoroso ordine di partenza) scatteranno con gomme medie, mentre le due Ferrari inizieranno la gara con le morbide, ritenute le più idonee per le concitate fasi di avvio e comunque non bocciate in termini di durata. Evidente come i top team abbiano raccolto ed elaborato dati diversi: in Red Bull e Mercedes sono andati sicurissimi sulle gialle, mentre Sebastian Vettel nel ring delle interviste si è detto certo che le Soft siano il miglior compound per la gara. Dall’altro lato, anche Toto Wolff è stato piuttosto chiaro: “Quella della Ferrari è una scelta rischiosa, dovranno fare due soste o sacrificare l’ultima parte del primo stint”. Uno dei due si sbaglia, ma dovremo attendere la bandiera a scacchi per capire chi è in errore…


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