Autore:
Salvo Sardina

APPUNTAMENTO CON LA STORIA Ci sono giorni in cui sembra chiaro di aver assistito a qualche evento di portata storica. E anche se l’appuntamento con la storia l’ha evidentemente mancato Charles Leclerc, al quale è sfuggita in zona Cesarini la prima di una lunga serie di vittorie in Formula 1, l’impressione è comunque quella di aver assistito dal vivo a una gara che racconteremo ancora a lungo. Non tanto perché la decisione degli steward Fia – che in ogni caso ci farà litigare per settimane – di confermare l’ordine d’arrivo dopo un’investigazione durata oltre tre ore ha praticamente paralizzato il nostro lavoro. Ma perché abbiamo avuto la possibilità di assistere per la prima volta a un duello che probabilmente ci accompagnerà per molti anni.

MAREA ORANJE A festeggiare sono state le migliaia di tifosi olandesi, arrivati qui al Red Bull Ring per sostenere un Max Verstappen sontuoso, che centra la seconda vittoria consecutiva nella pista di casa regalando alla Honda, a proposito di storia, la prima vittoria dal suo problematico ritorno in F1 (l’ultima era datata Gp Ungheria 2006). Il ventunenne ha stallato in partenza, è scivolato in settima posizione prima di costruire, con calma olimpica grazie a una strategia perfetta e a un passo gara inarrivabile per tutti, specie con gomme Hard, un successo pesantissimo. Non soltanto perché ottenuto con tutti i principali rivali ancora in gara, ma perché arrivato su una pista “di motore” sulla carta tutt’altro che favorevole alla sua Red Bull.

“CI VORRÀ MOLTA FORTUNA” Insomma, un successo perentorio, meritato sul campo dal pacchetto pilota-monoposto-muretto oggettivamente più forte. Altro che il “ci vorrà molta fortuna per ripetere la vittoria dello scorso anno” ribadito da Verstappen giovedì in conferenza stampa. Anzi, se nel 2018 era stato il doppio ritiro delle due Mercedes a spalancare le porte verso il gradino più alto del podio, stavolta di aiuti della sorte francamente non se ne sono visti, se escludiamo l’aver guadagnato la posizione ai box a danno di un Hamilton costretto a sostituire l’alettone anteriore. D’accordo, forse se avesse dovuto scavalcare in pista anche il britannico, unico dei top driver ad aver allungato così tanto il primo stint, Max avrebbe potuto perdere un po’ di slancio nella sua rimonta verso Leclerc. Ma non si può nascondere come l’olandese abbia legittimato il successo con tre sorpassi su rivali diretti come Vettel, Bottas e appunto Charles.

POLEMICA SORPASSO Ok, è arrivato il momento di parlare di quanto accaduto a tre giri dalla fine. E tutto sommato è anche un peccato, perché sarebbe stato bello potersi fermare al giro 68, il quart’ultimo, teatro del duello meraviglioso e correttissimo, di quelli che appunto scrivono la storia, tra Max e Charles. I due astri nascenti più brillanti della nuova generazione hanno emozionato percorrendo metà pista affiancati, a sfiorarsi senza mai toccarsi. Qualcosa è andato storto pochi istanti dopo, con l’olandese all’interno in curva-3 e probabilmente un po’ malizioso nello spingere il monegasco verso la via di fuga in asfalto. Una manovra giudicata regolare dai commissari, a cui proprio alla vigilia di questo weekend era stato esplicitamente chiesto di non applicare le regole così fiscalmente come a Montreal e Le Castellet.

RACING O CONSISTENCY Così capita anche che la moderna e ipertecnologica F1, che si affida ai computer pure per decidere se mandare un pilota in pista o meno in Q1 a Monte Carlo (ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale), si debba trovare dinanzi a un enorme dilemma filosofico: lasciare i piloti un po’ più liberi di duellare regalando ai fan uno show emozionante come quello visto in Austria o continuare con la strada delle continue sanzioni? Insomma, spettacolo o coerenza con le severità delle decisioni delle ultime settimane, criticate a gran voce da tutti i piloti? Alla fine ha prevalso lo show e chi, come noi, aveva criticato la penalità a Vettel e quelle a Ricciardo – pur legittime sul piano regolamentare – non potrà lamentarsi. Anche se in entrambi i casi è stata la Ferrari, e forse questo è un altro segnale inequivocabile di quanto questo 2019 non sia baciato dalla Dea bendata, a farne le spese. Anche questa, in fondo, è storia.


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